Stendhal e Leopardi sull’amore

la cristallizzazione in Stendhal

Circa l’amore, Stendhal ha dato il nome di cristallizzazione a quel processo di idealizzazione dell’altro che in Dell’amore spiega con un aneddoto: “Comincia la prima cristallizzazione. Ci si compiace di ornare di mille perfezioni la donna del cui amore siamo sicuri (qualche volta anche quella di cui non siamo sicuri, ndr), ci si rappresenta la propria felicità in tutti i suoi particolari con infinita compiacenza. Tutto ciò si riduce a esagerare un magnifico possesso, che ci è caduto dal cielo, che ci è sconosciuto, ma siamo certi che è nostro. Lasciate lavorare la testa di un innamorato per ventiquattr’ore, ecco cosa troverete. Nelle miniere di sale di Salisburgo si usa gettare nelle profondità abbandonate della miniera un ramo sfogliato dal gelo; due o tre mesi dopo lo si ritrova coperto di fulgide cristallizzazioni; i più minuti ramoscelli, quelli che non sono più grossi dello zampino di una cincia, sono fioriti di una miriade di diamanti mobili e scintillanti, è impossibile riconoscere il ramo primitivo. Quello che io chiamo cristallizzazione, è l’opera della mente, che da qualunque occasione trae la scoperta di nuove perfezioni dell’oggetto amato”.  Ecco all’opera, in termini poetici, quel processo di idealizzazione connesso alla nascita dell’amore che, come Freud ha dimostrato, conferisce all’oggetto amato tutte le qualità sognate e determina in lui l’illusione di essere amato per le sue qualità spirituali, mentre al contrario “solo la gratificazione sensuale ha potuto procurargli tali meriti”. (Gabriele Lodari)

Il desiderio culla dell’amore

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l’idea della follia in Leopardi

È degno di nota il fatto che proprio in Aspasia, sorta di poesia-trattato, troviamo esposta una teoria dell’amore (di come l’uomo si innamora e prova amore per la donna) che ha parecchio in comune con la teoria stendhaliana della cristallizzazione: “Raggio divino al mio pensiero apparve, / Donna, la tua beltà. […] Vagheggia / Il piagato mortal quindi la figlia / Della sua mente, l’amorosa idea, / Che gran parte d’Olimpo in sé racchiude, / Tutta al volto ai costumi alla favella / Pari alla donna che il rapito amante / Vagheggiare ed amar confuso estima”. Incrociando ancora Stendhal, troviamo, a proposito dell’amore, la denominazione di “follia”, cioè cristallizzazione, come follia, nel senso di un totale travisamento della realtà, di una sostituzione di una realtà immaginata alla realtà effettiva, è l’esperienza testé descritta da Leopardi: “La parola nuova cristallizzazione […] esprime il fenomeno principale di questa follia chiamata amore, follia che procura però all’uomo i più grandi piaceri che sia dato agli esseri della sua specie di gustare sulla terra”. La parola “cristallizzazione” è usata da Stendhal per indicare proprio “quell’atto di follia che ci fa scorgere tutte le bellezze, tutte le specie di perfezione nella donna che cominciamo ad amare” o anche “una certa febbre d’immaginazione, che rende irriconoscibile un oggetto il più delle volte abbastanza ordinario, e ne fa un essere a parte” o ancora un “insieme di illusioni incantevoli”. (Roberto Carnero)

http://www.treccani.it/scuola/lezioni/in_aula/lingua_e_letteratura/comparatistica/carnero.html

 

 

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