Camus, la paura e l’odio

“Sì, c’è una crisi dell’uomo, dal momento che la morte o la tortura di un essere nel nostro mondo possono essere affrontati con un sentimento di indifferenza o per interesse amichevole o sperimentale o con semplice passività.”
Sì, c’è una crisi dell’uomo, poiché l’uccisione di un essere può essere considerata in modo diverso dall’orrore e dall’indignazione che dovrebbe suscitare, poiché il dolore umano è ammesso come una servitù un po’ noiosa, assimilabile al rifornimento di carburante o all’obbligo di fare la fila per ottenere il minimo grammo di burro.                                                  E’ troppo facile su questo punto accusare solo Hitler e dire che la bestia è morta, il veleno è scomparso. Sappiamo infatti che il veleno non è scomparso, che lo portiamo nel nostro cuore medesimo e che ciò si avverte nella maniera stessa in cui le nazioni, i partiti e gli individui si guardano ancora con un resto di rabbia. Io ho sempre pensato che una nazione era solidale con i suoi traditori come con i suoi eroi. Ma una civiltà anche. E la civiltà occidentale bianca, in particolare, è responsabile per le sue perversioni come per i suoi successi. Da questo punto di vista, siamo tutti solidali dell’hitlerismo e dobbiamo cercare le cause più generali che hanno reso possibile questo terribile male che ha corroso il volto dell’Europa.
Questa crisi generale potrebbe da spiriti superiori essere presa come oggetto di discorsi edificanti. Ma la generazione di cui parlo sa che questa crisi non è né questo né quello: essa è solo l’ascesa del terrore conseguente a una perversione dei valori tale che un uomo o una forza storica non sono stati giudicati in base alla loro dignità, ma in base al loro successo. La crisi moderna sta tutta intera nel fatto che nessun occidentale è certo del suo immediato futuro e che tutti vivono con la maggiore o minore paura di essere schiacciati in un modo o nell’altro dalla storia. Se non vogliamo che questo uomo miserabile, questo Giobbe dei Tempi Moderni, perisca a causa delle sue ferite, in mezzo al suo letame, è necessario prima sollevare l’ipoteca di paura e di ansia in modo che egli ritrovi la libertà di spirito, senza la quale non risolverà nessuno dei problemi che affliggono la coscienza moderna.                                                                                                                                                  Questo è ciò che gli uomini della mia generazione hanno capito, e questa è la crisi di fronte alla quale si sono trovati e si trovano. E dovremmo risolverla con i valori di cui disponiamo, cioè, con nient’altro che la coscienza dell’assurdo a cui siamo ridotti. Così abbiamo dovuto entrare in guerra, senza conforto e senza certezza. Sapevamo solo che non potevamo cedere alle bestie che sorgevano in tutta Europa. Ma non sapevamo come giustificare questo obbligo a cui eravamo astretti. Inoltre, i più consapevoli tra loro si accorgevano di non avere ancora nel pensiero alcun principio che avrebbe potuto consentire di contrastare il terrore e sconfessare l’omicidio.

——————————————————-

Brano di una conferenza sulla crisi dell’uomo tenuta da Albert Camus al McMillin Theater dell’università di Columbia (New York) il 28 marzo 1946

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...