Primo Levi, scintille

Primo Levi, Se non ora quando?, Einaudi, Torino 1982

… L’aspetto più felice del libro è la costellazione di donne che lo abitano e lo fanno lievitare di passioni violente o pudiche, improvvise o contorte. È in Se non ora, quando? che Levi fa più scopertamente i conti con la corporeità e la sensualità, e li fa affidando di volta in volta lo sguardo narrante a tre personaggi maschili nei quali si identifica: l’orologiaio Mendel, che è il suo più attendibile alter ego, il «consolatore» lucido, empatico, mite, deciso; il cupo e riottoso Leonid, anima irraggiungibile mossa da un tormentato istinto di perdizione, la cui morte in guerriglia equivale a un suicidio; infine il comandante Gedale, immagine idealizzata di una gioia di vivere praticata secondo impulso e ragione, eroe che vive d’intelligenza, prontezza, duttilità e arbitrio, uomo dell’azione capricciosa come Levi ha certo sognato di essere. Non è un caso che la prima parte del libro sia la cronaca del convergere di Mendel e Leonid da una parte, e di Gedale dall’altra, nel villaggio di Turov. Poi Leonid scomparirà, mentre Gedale e Mendel procederanno insieme. (Centro Internazionale di Studi Primo Levi)

http://www.primolevi.it/Web/Italiano/Contenuti/Opera/110_Edizioni_italiane/Se_non_ora,_quando%3F

Come nel paradiso terrestre

A Turov si succedevano i giorni di tregua, e Mendel e Sissl divennero amanti. Non ci fu bisogno di parole, fu naturale e dovuto come nel Paradiso Terrestre, e insieme frettoloso e scomodo. c’era il sole e tutti gli uomini erano fuori a sbattere le coperte e ad ungere le armi. Mendel andò a cercare Sissl in cucina , le disse “vieni con me?”, e Sissl si levò in piedi e disse “vengo”. Mendel la condusse nella legnaia, che serviva anche da stalla per i due cavalli, e di lì su per la scaletta a muro che portava al fienile. Faceva freddo, si spogliarono a mezzo, e Mendel fu stordito dall’odore femmineo di Sissl e dal bagliore della sua pelle. Sissl si aprì come un fiore, docile e calda; Mendel si sentì irrompere nelle reni la forza e il desiderio che da due anni tacevano. Sprofondò in lei, ma senza abbandonarsi, anzi, tutto intento e vigile: voleva godere tutto, non perdere nulla, incidere tutto dentro di sé. Sissl lo ricevette fremendo appena, ad occhi chiusi, come se sognasse, e fu subito finito: si udivano voci e passi vicini, Mendel e Sissl si sciolsero dall’abbraccio, scossero via il fieno e si rivestirono.

Chruščëv

E’ venuta una visita importante, del Politburò, un ucraino: piccolo, grasso, calvo, con l’aria del contadino e il petto coperto di medaglie. In mezzo a quella confusione di portantini che andavano e venivano, si è fermato proprio davanti a me.

 L’Italia vista da lontano

Non avevano mai viaggiato così: non a piedi ma in un vagone agganciato a un treno; non al freddo, non esposti a fucilate, non affamati, non dispersi. Regolari no, non ancora, e chissà fino a quando, ma alla fiancata del vagone era affisso il cartello con l’itinerario, München-Innsbruck-Brenner-Verona […] Palese o camuffata, questa marea variopinta puntava verso Sud, verso il Brennero: il Brennero era diventato lo stretto cannello di un vasto imbuto. Attraverso il Brennero si arrivava all’Italia, al paese del dolce clima e dell’illegalità notoria, aperta; al paese affettuoso-mafioso la cui fama bivalente era arrivata fino in Norvegia e nei ghetti sigillati dell’Europa orientale; al paese dei divieti elusi e della tolleranza anarchica, dove ogni straniero viene accolto come un fratello.

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