Il signore degli anelli

Wu Ming 4
Quegli hobbit miti e coraggiosi siamo noi

Perché, a oltre sessant’anni dalla pubblicazione, “Il Signore degli Anelli” è uno dei romanzi più letti e più amati della letteratura contemporanea? La risposta che certa critica paludata ha continuato a darsi per tutto questo tempo è che si tratta di un’avvincente favolona, solo più lunga delle altre, capace di soddisfare le fantasie tardoadolescenziali dei lettori. Questo è il massimo che si è voluto concedere a un caso letterario più unico che raro per persistenza e penetrazione nell’immaginario collettivo, che ha dato origine a un vero e proprio fenomeno culturale. Parliamo di un romanzo di mille pagine, pieno di personaggi e sottotrame, di nomi, frasi e versi poetici in lingue inventate, con lunghe appendici che forniscono nozioni storiche, etnografiche, lessicali. Mille pagine che a loro volta rimandano ad altre migliaia,solo in parte pubblicate e per lo più postume, e che raccontano un intero mondo fantastico, dalla creazione fino alla soglia della Quarta Era. In poche parole: un’architettura narrativa tra le più coerenti e complesse che siano mai state progettate da un singolo autore.
Allora è questo “effetto di profondità” la chiave del successo e della tenuta de “Il Signore degli Anelli”? In parte. Il gioco della scoperta di un mondo è senz’altro affascinante e coinvolgente, ma perché il gioco diventi serio bisogna che in quello scenario si incontrino personaggi e temi in grado di parlare alle nostre vite. La grande letteratura, o semplicemente quella buona fa i conti con gli universali.Nel più celebre romanzo di Tolkien, attraverso gli occhi degli Hobbit, che sono quelli di noi uomini moderni, si affrontano questioni come la necessità di scegliere, il rapporto tra mezzi e fini, o quello tra umanità e natura, il desiderio di sfuggire alla morte. Proprio il tema della morte, scriveva Tolkien in una lettera dei tardi anni Cinquanta, è la chiave di volta de “Il Signore degli Anelli”. Vale a dire l’umana contraddizione tra “la libertà dal tempo e l’aggrapparsi al tempo”. C’è forse qualcosa di più universale e insieme attuale, nell’epoca in cui la morte è diventata un tabù?
Ecco dunque il segreto della longevità del romanzo di Tolkien. Un grande scenario, ampio e complesso quanto un mondo in crisi; una storia epica ed avvincente; personaggi alle prese con i dilemmi morali e i conflitti psicologici della nostra esistenza. Gli ingredienti per un grande classico della letteratura sono tutti lì. Basta volersene accorgere.

© 2016 Wu Ming 4 / Agenzia Santachiara
(Wu Ming 4 è l’autore di Difendere la terra di mezzo. Scritti su J.R.R. Tolkien, Odoya, 2013)

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