Meglio Portici di carta

Simone Lorenzati
L’argomento era finito un po’ in secondo piano, complice l’affievolirsi del boom successivo all’abbandono del Salone del Libro, ma a riportarlo al centro della cronaca ci ha pensato l’appuntamento “Rapidamente – Chiacchiere d’autore” organizzato alla Festa de l’Unità. Protagonisti dello stesso i piccoli editori torinesi, con le opportunità sul nostro territorio unite alle esperienze dei giovani nel settore. E’ toccato a Giorgio Gianotto, direttore editoriale di minimum fax, aprire l’incontro (ben condotto da Roberto Cascino). “Dobbiamo guardare al settore editoriale come ad una impresa con un bilancio, esattamente come le altre. Infatti io non produco libri che piacciano a me, questo non accade praticamente mai. Il mio compito, come quello dell’editoria italiana in generale, non è quello di acculturare pochi ma è il creare un’ampia panoramica a cui tutti possano attingere, dal saggio passando per il romanzo pop fino al fumetto” ha sottolineato. Gli ha fatto eco Lorenzo Armando di Lexis “Il mio è, in realtà, un settore differente. Io mi occupo prevalentemente di libri universitari e di saggistica specializzata (recentemente ha acquistato lo storico marchio Celid) dando spazio anche a libri di studenti e ricercatori. Quindi siamo aperti alla sperimentazione ma, esattamente come detto da Gianotto, dobbiamo sempre tenere a mente il nostro bilancio”. Parere differente, invece, quello espresso da Enrico Cavallito di Impremix e vicepresidente degli editori piemontesi. “Io sono davvero un piccolo dell’editoria, produco circa 60 titoli l’anno (minimum fax circa 500) e questo crea vantaggi e svantaggi. Tra i primi quello di non fare libri che non apprezzi. Se non li amo già io in prima persona come potrei poi promuoverli? Noi focalizziamo la nostra attenzione su opere con protagonisti personaggi minori, magari partendo da alcune testimonianze, ad esempio storie di alcuni partigiani di secondo piano. Nel mio ambito l’associazionismo, volto a creare un minimo di volume e di massa critica, è assolutamente fondamentale, così come la vicinanza dei vari Comuni e della Regione”. Parola poi a Magda Negri, già senatrice e attualmente coordinatrice della Segreteria regionale del Pd piemontese. “Io mi focalizzerei, invece, sulla politica degli sconti sui libri, fenomeno tipicamente italiano. In Austria e Germania non esiste, in Francia e Spagna è decisamente minore. E’ ovvio che un approccio simile, con sconti superiori al 15%, metta in difficoltà in primis gli editori minori. Ciò può esser causato dal bassissimo tasso di lettura degli italiani, agli ultimi posti delle classifiche tra i lettori sia di libri sia di giornali. Ma non penso che siano gli sconti a farci recuperare numero di lettori”. Ancora Zanotto per aprire il secondo giro della conversazione. “La filiera editoriale è estremamente ampia e comprende anche distribuzione e promozione, al di là delle tipografie e degli stipendi in sé. In Italia gli scrittori professionisti sono una esigua minoranza. E passa dal controllo della distribuzione l’intero controllo della filiera editoriale: chi controlla la distribuzione controlla il settore sostanzialmente. Inoltre un enorme handicap nel settore è l’assoluta mancanza di dialogo proprio tra i piccoli editori. Paradossalmente per me che il Salone del Libro sia qui o Milano importa davvero poco avendo noi un ritorno decisamente maggiore da manifestazioni quali, ad esempio, Portici di carta o Book city. La politica, infine, deve cercare di capire cosa sia davvero l’editoria, cambiando il proprio approccio con essa e trattandola come impresa, esattamente come accade in Germania”. Ed è poi Armando a dare una stoccata proprio alla politica: “Troppo spesso i politici fanno un uso utilitaristico dell’editoria, cercando una specie di ritorno di immagine. Non passa ancora l’idea che debba essere trattata esattamente come un altro settore imprenditoriale. Io auspico che la politica stia lontana dal nostro mondo o che, se proprio voglia occuparsene, deleghi piuttosto l’assessore al lavoro che non quello alla cultura. Altrimenti proseguiremmo con quella logica, a mio avviso suicida, che vuole due Saloni del libro, uno qui ed uno a Milano, per vedere chi sia in grado di staccare un biglietto in più”. Da Armando, però, si discosta nuovamente Cavallito. “E’ assolutamente normale per me, sia come piccolo editore sia come semplice torinese, battermi perché il Salone del libro rimanga a Torino. Per noi conta poco oggettivamente, ma è anche un questione di principio e di immagine. Certo noi abbiamo ritorni molto maggiori in appuntamenti quali la Fiera di Cantalupa o Portici di carta. Noto, poi, che anche in un interessante dibattito come questo manchino due protagonisti fondamentali: i librai ed i lettori. In definitiva conta molto l’approccio. Per esempio alla Fiera di Roma, come editori piemontesi, abbiamo ottenuto un ottimo riscontro a dispetto della grandezza della kermesse”. A chiudere l’incontro Negri “Sarò poco settoriale ma a me il Salone del libro, inteso anche come festa in senso lato, è sempre piaciuto. E ritengo doveroso fare di tutto perché continui questa tradizione. Insomma, secondo me, il problema è che la politica deve occuparsi di sostenere l’editoria, esattamente come fa con i giornali. Ma deve occuparsene bene, in modo da sottolinearne l’alto valore sociale, non per raccomandare i soliti noti”. Il pubblico, numeroso e ricettivo, dimostra come il settore sia assolutamente vivo. L’auspicio è che occasioni simili, rare e che andrebbero certamente aumentate, possano fungere da ulteriore volano.
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