Charlie, il vero e il falso

Alice Airola

Charlie Hebdo pubblica due vignette satiriche sul terremoto in Italia: si tratta di una vignetta decisamente poco empatica, che sottolinea come la responsabilità della morte di tante persone sia da attribuire più ai ritardi del governo e alle ingerenze mafiose nelledilizia che al sisma stesso. Cè un fondo di verità in questo, ma la realtà è perlopiù unaltra. La maggior parte delle case crollate erano lì da molto tempo e avevano poco a che vedere con la mafia degli appalti.

Si potrebbe dire che le vignette in questione non siano propriamente ben riuscite, si sarebbero senz’altro potute far meglio, tuttavia questa è la satira di Charlie Hebdo da sempre, quella stessa satira che dopo l’attentato del 7 gennaio 2015 molti italiani hanno difeso a spada tratta, invocando la libertà di parola. Nel vedere le reazioni indignate di alcuni “leoni da tastiera” nei giorni che hanno seguito la pubblicazione della vignetta sul terremoto mi è sorto il dubbio che qualcuno abbia difeso Charlie Hebdo senza comprendere cosa realmente stesse difendendo. Questa volta però non me la sento di attribuire tutta la colpa agli italiani, perché nel Bel Paese si sta seriamente perdendo l’abitudine alla satira vera, quella sporca e tagliente, quella alla Luttazzi per intenderci. Insomma, la libertà di parola in Italia ha confini ben precisi che non sfiorano mai, se non in modo puramente casuale e comunque molto vago, argomenti quali la commistione fra mafia e politica. Charlie Hebdo ha sbagliato contesto e modo, ma il problema degli appalti truccati è tutt’altro che secondario. Se le reazioni di fronte agli scandali politico-mafiosi fossero tanto incisive quanto lo sono state nei riguardi della vignetta satirica francese buona parte del problema italiano sarebbe già stato ampiamente risolto. Purtroppo però, di fronte a certi ignobili ed ingiustificabili fatti made in Italy, troppe volte l’Italia sceglie il silenzio, preferendo spostare l’attenzione altrove, su problemi meno consistenti e meno impegnativi, come il cattivo gusto di un vignettista francese.

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2 pensieri su “Charlie, il vero e il falso

  1. Moltissimi in Italia abbiamo difeso allora la redazione del giornale per la ferocia dell’attacco in un luogo di lavoro, non tanto per difendere il contenuto della loro satira, spesso difficilmente comprensibile se non si ha una buona padronanza della lingua francese. Pochi conoscono veramente le vignette di Charlie che spesso sono volgari e, in questo caso, offensive, fuori luogo, truculente.

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