La morte di Ofelia

  C’è un salice che cresce storto sul ruscello

   e specchia le sue foglie canute nella corrente di vetro;

   Lì ella fece fantastiche ghirlande, di ranuncoli,

   ortiche , margherite, e di quei lunghi fiori purpurei

   a cui gli osceni pastori danno un nome più volgare, 

   ma le nostre caste fanciulle chiamano dita di morto. 

   Lì, sui rami spioventi arrampicandosi ad appendere

   le sue coroncine, un maligno ramoscello si spezzò,

   e giù caddero i suoi fioriti trofei e lei stessa

   nel piangente ruscello. Le sue vesti si allargarono

   e come una sirena per un poco la tennero su, 

   e in quel mentre cantava passi di vecchie canzoni

   come una inconsapevole della sua ora disperata,

   o come una creatura nata e cresciuta 

   in quell’elemento. Ma non poteva durare a lungo,

   e infine i suoi vestiti,  pesanti di quanto avevano bevuto

   trassero la povera infelice dal suo melodioso canto

   alla fangosa morte.

William Shakespeare, Amleto, atto IV, scena 7, traduzione di Alessandro Serpieri

Ophelia, tela del pittore preraffaelita John Everett Millais, risale al biennio 1851-1852 e si trova alla Tate Gallery di Londra.

Avviene spesso che gruppi di artisti abbiano una musa o modella che dir si voglia, presenza costante di opere e creazioni che può diventare motivo di ispirazione. Ed ecco che la protagonista di tante creazioni viene associata al gruppo di artisti e alla loro interpretazione. La vita e l’arte si intrecciano e l’individualità si dimentica. Ė accaduto ad Elizabeth Siddal, compagna di Dante Gabriel Rossetti e figura inconfondibile di molte opere dei Preraffaelliti*, gruppo di artisti riuniti in confraternita nel 1848 in opposizione all’arte accademica.

Il mondo preraffaellita aveva matrici poetiche: quelle romantiche di Keats e Shelley, quelle del periodo vittoriano – Browning e Tennyson, e i classici – Chaucer, Shakespeare, Dante Alighieri.

Resa celebre nella posa di Ofelia nel quadro di John Everett Millais, Elizabeth Siddal (1829-1862) venne ritratta in molti ruoli legati a personaggi delle opere di William Shakespeare: Viola ne La Dodicesima Notte di Walter Howell Deverell, da Holman Hunt per una scena de I due Gentiluomini di Verona, oppure Beatrice per Dante G. Rossetti. La Siddal aveva una naturale propensione verso l’arte e la poesia che coltivava accanto all’amante, maestro e futuro marito.

Come autrice di poesie la Siddal canta di amori mai completamente realizzati, se non nell’illusione dell’aspettativa e nella parvenza del sogno, della contraddizione del sentimento e della passione e di un desiderio di diventare una cosa sola con la natura.

Stimata e apprezzata per le sue doti da John Ruskin, Elizabeth Siddal si tolse la vita assumendo una dose di laudano, dopo un aborto e diversi tradimenti di Rossetti. Le quindici poesie furono pubblicate postume nel 1906. Il marito le aveva sepolte insieme al corpo di lei.

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(*) preraffaelliti Seguaci del movimento artistico e letterario promosso in Inghilterra, verso la metà del 19° sec., da alcuni pittori e poeti tra i quali D.G. Rossetti, W. Holman Hunt (1827-1910) e J.E. Millais (1829-1896), i quali cercarono di ricondurre l’arte a pura espressività religiosa, individuando nell’opera dei pittori del passato (prima di Raffaello) un esempio di una spiritualità veramente vissuta. Dopo l’iniziale impronta mistica ed estetizzante, sostenuto dagli interventi del critico J. Ruskin, il movimento assunse toni di protesta sociale contro il materialismo della civiltà industriale e lo sfruttamento delle classi povere. Di questa seconda fase furono protagonisti W. Morris e E. Burne-Jones, i quali tentarono di ridare dignità all’artigianato per dar vita a una concreta produzione d’arte decorativa, capace d’incidere sulla vita e sul costume sociale. (Treccani)

https://palomarblog.wordpress.com/2016/06/10/le-modelle-dei-pittori-preraffaeliti/

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Ofelia non appartiene alla serie shakespeariana delle Giuliette o delle Rosalinde, delle altre fanciulle o donne innamorate: il suo è un personaggio che rappresenta l’ innocenza violata – come i tanti ragazzini che Shakespeare rappresenta, soprattutto nei drammi storici, uccisi come agnelli sacrificali nelle guerre o dalle ambizioni dei loro stessi parenti.

In qualche misura è anche il simbolo dell’innocenza stessa di Amleto: la figura di ciò che anche lui era stato, il ragazzino del tempo di Yorick,  che credeva nella favola di una famiglia felice, che non sospettava nulla del marcio nascosto dentro la luminosa corte e il regno di Danimarca. Amleto la aggredisce e s’infuria contro la sua innocenza e credulità, non solo perché, in quanto donna, la guarda attraverso la propria delusione rabbiosa nei confronti della madre, ma anche perché riconosce in lei il se stesso d’un tempo, il giovane fiducioso e pieno di speranze. L’aggredisce anche per furia verso se stesso.

http://cartuscelle.wordpress.com/info/

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2 pensieri su “La morte di Ofelia

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