11 settembre

Joe R. Lansdale, Da quel momento nulla è più come prima, La Stampa 11 settembre 2016

Una volta, qui negli Stati Uniti, ci sentivamo un po’ lontani dalla maggior parte dei conflitti in corso nel mondo, non immuni, ma a un passo di distanza. Questa non è mai stata una verità assoluta. Abbiamo avuto atti di terrorismo sul nostro suolo prima dell’11 settembre, alcuni a opera dei nostri stessi connazionali, ma quel giorno è stato diverso.

È stata la drammaticità della situazione, l’orrore di tante morti in pochi istanti. È stata la distruzione di un simbolo americano molto noto, le Torri Gemelle di New York. La rabbia e la paura e i sentimenti tribali che si sono immediatamente scatenati. Il «noi» contro «loro». Una Nazione di immigrati ha improvvisamente avuto paura degli invasori, non solo di quelli della stessa genia di chi aveva guidato quegli aerei contro le Torri, ma di chiunque si pensava non corrispondesse all’aspetto standard di un americano, e di quelli che erano diversi, incluso un ampio numero di cittadini americani e di persone che avevano vissuto e lavorato qui per tutta la vita.

Amici che conoscevo da sempre, e tra di loro attivisti del movimento contro la guerra degli Anni 60 e dei primi Anni 70 e sostenitori dei diritti civili, da un momento all’altro presero a fare discorsi ignobili e a chiamare alle armi per fare la guerra contro… Beh, contro qualcuno. Un clima da «Uccidiamoli tutti» che contagiò molti americani disposti a buttare nel gabinetto le loro più intime convinzioni, insieme alle conquiste delle lotte degli Anni 60 per i diritti civili e al buon senso, salutandole con 40 salve di pistola.

Non sono né un pacifista né un guerrafondaio. Non ho avuto problemi quando si è deciso che Osama Bin Laden pagasse per le sue azioni, ma la giusta rappresaglia ha degenerato diventando una reazione eccessiva, e improvvisamente eccoci in guerra con l’Iraq, una guerra senza ragioni, un pasticcio troppo simile al Vietnam, facile capire che non impariamo nulla dalla storia.

Dopo l’attacco, per mesi, la gente si muoveva come se fosse immersa nello sciroppo d’acero. Nulla sembrava avere una particolare importanza. Cercavo di mettermi alla mia scrivania a scrivere, e pensavo, ma ne vale la pena? Che cosa c’entra questo con il mondo com’è ora? Cos’è accaduto al nostro universo americanocentrico? Perché darsi la pena?

Non sono arrivate risposte ma con il tempo è diventato importante fare quello che al momento sembrava poco importante. Andare avanti come prima. Non molto tempo dopo gli attacchi con la maggior parte della mia famiglia presi un volo per Washington, andammo a vedere il Pentagono malconcio, andammo in giro a spendere soldi. Partimmo e tornammo su aerei quasi vuoti. Francamente, penso che farlo ci abbia restituito il nostro spirito. È stato così americano. Non saremo sconfitti, non ci arrendiamo.

Un sacco di gente, qui, ha trovato la via del ritorno, la maggior parte, ma molti no. Covano una rabbia interiore che non approda, e come potrebbe, a nulla di razionale. In verità, niente sarà più come prima, inclusi i viaggi aerei, o anche solo entrare negli edifici pubblici, che in gran parte ora hanno un metal detector all’ingresso. Peggio ancora, questa paura sembra essersi diffusa negli altri Paesi e ha dato la stura a un mucchio di demagoghi, compreso quello che sta seriamente proponendosi alla presidenza degli Stati Uniti, un uomo che appena un po’ di anni fa non avrebbe superato l’esame di ammissione a un circo.

Le persone colpite nella loro emotività amano credere che loro ferite possano essere guarite con un placebo, da un ciarlatano con un pugno di false promesse e una bocca piena di invettive. È, a dir poco, inquietante, ed è proprio in un momento così che si comprende a fondo, con un brivido di paura, l’ammonimento del filosofo a non guardare troppo a lungo nell’abisso perché l’abisso, a sua volta, ti guarda dentro.

Traduzione di Carla Reschia

wtc1_030216c

http://machiave.blogspot.it/2016/09/mimmo-candito-laltro-11-settembre.html

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...