Il ponte dell’asino

Fig.: punto critico; anche prova di abilità, esame difficile, trabocchetto studiato per saggiare le capacità o la preparazione di qualcuno: i meno dotati, cioè gli asini, non superano l’ostacolo e idealmente cadono giù dal ponte. A livello scolastico, veniva tradizionalmente identificato con il teorema di Pitagora. (Dizionario dei modi di dire, Hoepli)

Come mai Renzi si è andato a infilare nella storia del ponte sullo stretto? Dietro il ritorno a questo tasto già da lui toccato in un passato recente c’è un calcolo politico. L’obiettivo resta sempre lo sfondamento a destra. Non è stato raggiunto, alla fine, per via dei Cinque stelle. Sono andati ai Cinque stelle i voti persi da Berlusconi. Sempre i Cinque stelle hanno fatto saltare il gioco dell’Italicum. Potrebbero essere loro gli avversari del Pd al ballottaggio. E hanno qualche buona probabilità di vittoria. Allora bisogna battere i Cinque stelle sulloro terreno. Il Ponte di Messina sembra lo strumento ideale per una tale operazione. I Cinque stelle non vogliono le Olimpiadi a Roma? Noi li sfidiamo rilanciando. Sono degli immobilisti. Noi siamo dinamici, faremo partire presto i lavori per il Ponte. O diciamo che questa è la nostra battaglia. Facciamo bella figura. L’asino sarebbe Grillo, se non reggesse la sfida del Ponte. Questo il calcolo, in definitiva. Riuscirà, non riuscirà? Si tratta di vedere quanto Renzi è credibile, ora. La sfida se cambia terreno non cambia natura. E resta aperta, a nostro parere. (Giovanni Carpinelli)

°°°

Ugo Magri, Ponte sullo Stretto, la promessa mancata da secoli che collega Carlo Magno e Berlusconi, La Stampa, 28 settembre 2016

Dunque Renzi si lancia dove hanno già fallito Carlo Magno, Re Bomba (Ferdinando II di Borbone), Benito Mussolini, Bettino Craxi e da ultimo Silvio Berlusconi. Si tuffa in un’impresa che, ripensamento dopo ripensamento, è diventato un simbolo dell’inconcludenza nazionale. Per dirla con l’americano «Wall Street Journal», il Ponte sullo Stretto è l’«emblema della storica indecisione che incatena l’Italia al proprio passato». Lo facciamo, no non si fa, inizieremo presto i lavori, contrordine li abbiamo bloccati: un film rivisto perlomeno quanto certe puntate del Commissario Montalbano, per restare in tema di Sicilia. La sfiducia nelle parole è ormai tale che chi protesta in fondo fa un regalo al premier, perché combatte il progetto come se davvero le ruspe fossero pronte a scavare, insomma lo prende sul serio. Forse è proprio la reazione di cui Renzi ha bisogno.

Da Cecilio a Silvio

C’è addirittura un libro (di Aurelio Angelini, intitolato «Il mitico Ponte sullo Stretto») che ripercorre la storia delle promesse mancate, risalendo ai tempi delle guerre puniche: ma perlomeno in quel caso, se si crede a Plinio, il console Cecilio Metello un ponte lo costruì davvero con botti galleggianti legate insieme per far transitare dalla Sicilia gli elefanti sottratti ai cartaginesi. Niente a che vedere con l’ottava meraviglia di acciaio e cemento, mostrata dal Cavaliere in una non dimenticabile serata di «Porta a porta»: un modellino stile Golden Gate dell’opera che avrebbe reso i siciliani (parole sue) «finalmente al 100 per cento italiani». Gaffe che fa il paio con l’altra, dedicata a tutti i «masculi» mediterranei: «Così si potrà andare dalla Sicilia in Italia anche di notte, e chi ha un grande amore dall’altra parte non dovrà aspettare i traghetti per tornare alle 4 del mattino». Fu soprattutto grazie a Silvio che il Ponte entrò, come dice Angelini, nella mitologia. Senza Berlusconi che la faceva facile («Servono 9mila miliardi, metà ci li mettono i privati, mille la Ue, per cui ne bastano solo altri 3500…»), non ci saremmo mai gustati personaggi come l’Ingegner Cane, quello di «Mai dire domenica», o come Cetto La Qualunque, che nel suo comizio elettorale proclamava: «Costruiremo un paese di pilu e cemento! E se il Ponte non basta, faremo anche il Tunnel».

Sogno di sinistra  

E dire che, agli albori della Repubblica, il Ponte lo consideravano di sinistra. Lo voleva a tutti i costi un ministro socialista di Ravanusa, provincia di Agrigento, Salvatore Lauricella. Un altro socialista, il pugliese Claudio Signorile, dieci anni dopo fu il primo a sbilanciarsi pericolosamente sulle date: «Avremo il Ponte entro il 1994». No, il ’94 è troppo presto, «sorgerà nel 1995» precisò Craxi prudente. D’Alema, in veste di premier, nominò due advisor per verificare la fattibilità (si può, fu la risposta). Voleva il Ponte anche Rutelli, candidato premier dell’Ulivo nel 2001. Ed è vero che poi Prodi si schierò contro, anzi avrebbe bloccato il progetto se l’allora ministro dei Lavori pubblici Di Pietro nel 2007 gli avesse dato una mano (non gliela diede). Ma nell’85, quando ancora guidava l’Iri, Prodi si era lanciato in una previsione: «I lavori cominceranno al più presto, l’auto risparmierà 40 minuti, l’autocarro 35 e il treno 92…». Chissà quante volte il Prof se ne sarà pentito.

 

 

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2 pensieri su “Il ponte dell’asino

  1. L’ha ribloggato su Redvince's Webloge ha commentato:
    Populisti e ciarlatani di tutta Italia unitevi! Ora sappiamo anche che il terremoto non guarda in faccia nessuno e da quelle parti “passa” una faglia. Irresponsabili, impreparati, confermano la loro incompetenza sono stati investiti del ruolo senza elezioni e continuano a prendere decisioni o ipotizzano cambiamenti come se avessero avuto mandato popolare il che non è vero come sentenziato dalla Cassazione. Un governo abusivo in un parlamento non da meno leggifera e cambia la Costituzione senza averne diritto. Democrazia fatta a pezzi e molte persone sono morte per conquistarla, senza rispetto questi individui vanno avanti come carri armati.

    1. Quanto a investitura popolare diretta il solo Salvini è al suo posto. Renzi come Grillo e Berlusconi non è stato eletto. Tuttavia il governo da lui presieduto ha avuto la fiducia dal parlamento. Ha ancora la fiducia del paese? Questo non sembra altrettanto chiaro.

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