La solitudine del maratoneta

Allan Sillitoe, La solitudine del maratoneta (1959). Recensione di Caterina Morgantini

Il maratoneta è solo, sempre. Quando si sveglia per il primo allenamento della giornata, pronto a tagliare col fiato la nebbia lattiginosa di un’alba qualunque. E quando, più tardi, si arresta al limite del traguardo perché la “sua” vittoria è più importante, e diversa, della “loro”. Se il maratoneta poi è un ragazzino trascinato da Nottingham in un riformatorio dell’Essex, zona est dell’Inghilterra, per il furto di moneta sonante nella bottega di un fornaio, allora la solitudine diviene più forte, e i pensieri, un passo dopo l’altro, divengono chicchi di grandine, libertà, coscienza, morale. In una parola, vita. A Colin, nato e cresciuto nei sobborghi poveri del Regno Unito, la corsa viene imposta dal direttore del riformatorio per passare dalla parte della gente “perbene”, quella che indossa divise e va a caccia di esuli dalle regole della buona società: un’educazione fatta di sudore e sforzo per redimersi, per pentirsi di essere ciò che si è – e cioè giovani, arrabbiati, onesti nell’unico modo che si conosce, il proprio. Colin invece trasformerà la corsa in arma di lotta e ribellione, riscatto personale di libertà e dignità: il modo più forte e diretto per dire ai grandi, a tutti, “non sarò mai come mi volete voi”. E correrà, ma per non tradirsi, per non diventare, mai, quel “cavallo di razza” che poliziotti, insegnanti e preti vorrebbero tanto avere tra le mani…
Scritto negli anni sessanta, La solitudine del maratoneta dimostra come in alcuni casi il tempo possa solo migliorare le buone cose. Nove racconti, di cui il più lungo dà titolo alla raccolta, in cui Sillitoe, inserito nella corrente degli “Angry Young Men” inglesi, fianco a fianco con Osborne e Pintor, cala il lettore nella realtà proletaria, grigia e fumosa dei sobborghi inglesi, dove i cortili odorano di muffa e spazzatura, le fabbriche sputano fumo scuro dalle bocche lunghe dei camini, dove ciascuno pensa per sé e mai, nemmeno una volta, Dio pensa per tutti. Racconti in cui, a fare da sfondo, c’è il formicaio vitale e disperato delle periferie operaie ritratto senza pietismi: la scrittura di Sillitoe, pulita, chiara, diretta, che in quelle stesse periferie affonda radici e formazione, mostra senza retorica cosa si nasconda dietro l’industria del progresso, sotto la divorante modernità che ruba spazio all’umanità. Nove racconti per nove voci,  personaggi chiusi in una solitudine tanto simile a quella del maratoneta e a quella di ciascuno di noi, quando arriva il momento di porre fine alle bugie: frustrati, vogliosi, arrabbiati, perché la felicità rischia sempre di scivolare oltre il piccolo traguardo a cui si è riusciti ad arrivare. Storie che si fanno subito amare, dolenti, dolcemente tristi, spaccato di verità senza il conforto dell’illusione, in una società che lascia indietro gli ultimi, che li relega ai margini e mette i lucchetti alle porte del benessere. La solitudine del maratoneta, bagnato di pioggia e ricoperto di cenere, contro un cielo basso senza luce, piacerà a chi pensa che, comunque vada, il tempo della lotta non sia, per fortuna, ancora terminato: quello per cercare e trovare una via di fuga e, spesso, anche per perderla. Piacerà a coloro che della rabbia hanno fatto il leitmotiv della propria esistenza, ben sapendo che, nella maggior parte dei casi, il lieto fine non sarà mai nascosto dietro l’angolo.

http://www.mangialibri.com/libri/la-solitudine-del-maratoneta

Annunci

2 pensieri su “La solitudine del maratoneta

  1. Ho adorato il libro di Sillitoe, ma ancor più il film di Tony Richardson, che si intitolava, in italiano: “Gioventù, amore e rabbia”. Tom Curtenay era talmente bravo da provocare davvero amore e rabbia al tempo stesso. Soprattutto la rabbia, la depressione, l’impotenza della sua generazione sono espresse in modo così lucido e così attuale, che le potresti trasferire d’emblée senza cambiamenti in contesti odierni, diversi ma altrettanto frustranti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...