Parole e immagini per un concerto 2

Letture per la serata del 20 ottobre
L’orologio musicale del Novecento, gli anni Venti, in via del Carmine 14, inizio alle ore 19

A confronto le poetiche artistiche di due musicisti molto diversi tra loro: Alfredo Casella e Béla Bartók. Il torinese Casella, compositore, pianista e direttore d’orchestra cosmopolita, fu assiduo frequentatore dei salotti borghesi di mezza Europa, sempre a tu per tu con l’élite musicale del tempo. Bartók, invece, pioniere dell’etnomusicologia, partendo dai piccoli villaggi tra Ungheria e Romania, ha raggiunto esiti artistici tra i più alti della musica del Novecento.

Protagonista della serata il quartetto svizzero Hug Quartet.

Hug String Quartet
Martha-Maria Mitu violino
Andjela Kočović violino
Jonas Krebs viola
Antonin Musset violoncello

Programma:
Alfredo Casella Cinque pezzi per archi op.34
Béla Bartòk Quattro duetti per due violini Sz.98

LETTURE

LA MUSICA E IL CANTO

Dante, Divina Commedia, Purgatorio, II

E io: “Se nuova legge non ti toglie
memoria o uso a l’amoroso canto
che mi solea quetar tutte mie doglie, 108

di ciò ti piaccia consolare alquanto
l’anima mia, che, con la sua persona
venendo qui, è affannata tanto!”. 111

Amor che ne la mente mi ragiona’
cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi suona. 114

Lo mio maestro e io e quella gente
ch’eran con lui parevan sì contenti,
come a nessun toccasse altro la mente.

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UN TEMPO SOSPESO TRA UNA FELICITA’ A PORTATA DI MANO E IL NULLA

Ernest Hemingway, Fiesta, 1926

Brett era maledettamente carina. Indossava un golfino di jersey e una gonna di tweed e si era spazzolata indietro i capelli come un ragazzo. Aveva lanciato lei questa moda. Era fatta di curve come lo scafo di uno yacht da corsa, e con quel golfino di lana non ne sbagliavi nemmeno una. (26)

certe ferite o mutilazioni sono motivo d’allegria, pur restando assai serie per la persona che ne è afflitta. (31)

Godersi la vita significava spendere bene i propri soldi e sapere quando ci si era riusciti. Potevi sempre spendere bene i tuoi soldi. Il mondo era un buon posto per fare acquisti. Sembrava una bella filosofia. Fra cinque anni, pensai, sembrerà stupida come tutte le altre belle filosofie che ho avuto. (153)

… “Sai che ci sente proprio bene quando si decide di non diventare una tardona?”

Sì.”

E’ quello che noi abbiamo al posto di Dio.”

C’è gente che ha Dio” dissi. “Tanta gente”.

Con me non ha mai funzionato.”

“Oh, Jake” Brett disse. “Noi due saremmo stati bene assieme.”
Di fronte a noi su una pedana, un poliziotto in kaki dirigeva il traffico. Alzò la sua mazza. La macchina improvvisamente rallentò, spingendo Brett contro di me. “Già” dissi io, “non è bello pensare così?” (253)

Fernanda Pivano, Introduzione a Ernest Hemingway, Romanzi, I Meridiani Mondadori, 1992

La storia, intrisa di ineluttabile tragedia, aveva tutti i segni del suo [di Hemingway] mondo poetico. La protagonista Brett, apparentemente ninfomane e alcolizzata, aveva conosciuto la guerra come infermiera, aveva visto morire l’uomo che amava e, precipitata nel declino fisico e psicologico, stava per sposare un playboy ma era innamorata di Jake, un reduce di guerra che una ferita aveva reso impotente, col quale conduceva un amore platonico cercando insieme di controllare la sua attrazione fisica per il giovanissimo torero Romero. Vincerà la “morale” e Brett rinuncerà a Romero rifugiandosi tra le braccia del fidanzato platonico perdutamente innamorato di lei. L’ultima scena del libro la vede poco dopo aver rinunciato al torero, abbracciata a Jake su un taxi, mentre gli dice: “Saremmo stati così bene insieme. La battuta finale del libro è il famoso understatement di Jake: “Yes. Isn’t it pretty to think so?” tradotto da Giuseppe Trevisani: “Già. Non è bello pensarlo?”

canti-pop

LA TRADIZIONE. IL CANTO POPOLARE

Pier Paolo Pasolini, Il canto popolare, Edizioni della Meridiana, Milano 1954.

Improvviso il mille novecento
cinquanta due passa sull’Italia:
solo il popolo ne ha un sentimento
vero: mai tolto al tempo, non l’abbaglia
la modernità, benché sempre il più
moderno sia esso, il popolo, spanto
in borghi, in rioni, con gioventù
sempre nuove – nuove al vecchio canto –
a ripetere ingenuo quello che fu.

Ah, noi che viviamo in una sola
generazione ogni generazione
vissuta qui, in queste terre ora
umiliate, non abbiamo nozione
vera di chi è partecipe alla storia
solo per orale, magica esperienza;
e vive puro, non oltre la memoria
della generazione in cui presenza
della vita è la sua vita perentoria.

Nella vita che è vita perché assunta
nella nostra ragione e costruita
per il nostro passaggio – e ora giunta
a essere altra, oltre il nostro accanito
difenderla – aspetta – cantando supino,
accampato nei nostri quartieri
a lui sconosciuti, e pronto fino
dalle più fresche e inanimate ère –
il popolo: muta in lui l’uomo il destino.

E se ci rivolgiamo a quel passato
ch’è nostro privilegio, altre fiumane
di popolo ecco cantare: recuperato
è il nostro moto fin dalle cristiane
origini, ma resta indietro, immobile,
quel canto. Si ripete uguale.
Nelle sere non più torce ma globi
di luce, e la periferia non pare
altra, non altri i ragazzi nuovi…

Ragazzo del popolo che canti,
qui a Rebibbia sulla misera riva
dell’Aniene la nuova canzonetta, vanti
è vero, cantando, l’antica, la festiva
leggerezza dei semplici. Ma quale
dura certezza tu sollevi insieme
d’imminente riscossa, in mezzo a ignari
tuguri e grattacieli, allegro seme
in cuore al triste mondo popolare.

Nella tua incoscienza è la coscienza
che in te la storia vuole, questa storia
il cui Uomo non ha più che la violenza
delle memorie, non la libera memoria…
E ormai, forse, altra scelta non ha
che dare alla sua ansia di giustizia
la forza della tua felicità,
e alla luce di un tempo che inizia
la luce di chi è ciò che non sa.

https://www.youtube.com/watch?v=75OZkGC1Rak

villa-malaparte

TRA STRAPAESE E STRACITTA’

Curzio Malaparte, L’Arcitaliano, 1928

Cantata dell’Arcimussolini

O italiani ammazzacattivi

il bel tempo torna già

tutti i giorni son festivi

se vendetta si farà.

Son finiti i tempi cattivi

chi ha tradito pagherà.

Pace ai morti e botte ai vivi

cosa fatta capo ha.

Spunta il sole e canta il gallo

o Mussolini monta a cavallo.

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