Gorino, la paura e la vergogna

Si trattava di undici o dodici donne in tutto. Altre sette persone (c’è chi parla di otto bambini) si sarebbero aggiunte in un secondo tempo. Ma undici o dodici donne erano già troppe per i ribelli di Gorino, frazione di Goro in provincia di Ferrara. Insensibilità umanitaria? Sarebbe forse eccessivo ridurre tutto a questo. Sfiducia nelle istituzioni, anche. Paura generica, perché no, come elemento ulteriore di allarme. Adesso la frittata è fatta. Cose mai viste altrove in Italia. Mai accadute in Sicilia, per esempio. C’è da riflettere, e ce n’è per tutti, non solo per i leghisti.

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Brunella Torresin, Ferrara, dopo le proteste i profughi destinati a Goro dirottati in altre strutture, la Repubblica, 25 ottobre 2016

FERRARA – La Lega Nord di Ferrara l’aveva annunciato fin dal mese di agosto: contro i profughi, alzeremo le barricate. Ed è accaduto ieri sera. Una protesta clamorosa contro la decisione, annunciata da tempo ma notificata nel pomeriggio, di ospitare gente scappata dalle guerre e dalla carestia da parte di diversi cittadini di Gorino e della vicina Goro, che hanno eretto dei blocchi stradali per bloccare il convoglio, scortato dalle forze dell’ordine.

La protesta in qualche modo ha sortito il suo effetto, dopo la mediazione raggiunta con prefettura, carabinieri e polizia. Con l’intervento del sindaco di Ferrara e di altri comuni della provincia i profughi sono stati dirottati, temporaneamente, ad altre strutture della provincia ferrarese, senza soluzioni di forza, come si era ventilato in un primo tempo. Secondo la “Nuova Ferrara”, 4 mamme e i loro bimbi sono finite a Fiscaglia, 4 a Ferrara, 3 a Comacchio.

I manifestanti avevano posizionato bancali di legno in tre punti d’accesso al paesino del Delta del Po per contrastare la decisione di requisire parzialmente l’ostello bar Amore-Natura. «Tenuto conto della saturazione delle strutture già funzionanti», aveva spiegato la Prefettura in una nota nell’annunciare la misura – è stata decisa la requisizione per ospitare intanto 11 donne, cui si dovranno aggiungere a breve altre sette persone, per un totale di 18 di un «gruppo di migranti assegnato alla provincia di Ferrara».

Immediata la sollevazione di alcuni decine di residenti dei due paesi affacciati sull’Adriatico, con i quali è stata avviata la mediazione, anche per evitare che la tensione aumentasse, che ha portato al dirottamento del gruppo di donne destinate all’ostello. Il prefetto Tortora aveva spiegato che la requisizione «ha carattere eccezionale straordinario» e aveva rivolto un appello «ad amministrazioni pubbliche, associazioni di volontariato e strutture ecclesiastiche affinché offrano ogni collaborazione», anche per «ulteriori esigenze», verosimili «anche a breve». Collaborazione arrivata in tempo brevissimo.

Il titolare dell’ostello, Filippo Rubini, ha detto alla Nuova Ferrara che una settimana fa, contattata, la struttura si era detta non disponibile ad accogliere i profughi ma che poi la situazione si era concretizzata con l’annuncio dell’arrivo a poche ore dal trasferimento.

 

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