L’FBI contro Hillary

Paolo Mastrolilli, L’Fbi riapre le indagini sulle email di Hillary Clinton, La Stampa, 29 ottobre 2016

L’Fbi ieri ha riaperto l’inchiesta sulle mail private di Hillary, facendo esplodere una bomba elettorale. Questa rivelazione infatti può avere due effetti: influenzare il risultato in favore di Trump, o esporre gli Usa al rischio di eleggere un capo della Casa Bianca che subito dopo potrebbe essere incriminato. Un incubo per gli Stati Uniti, dove infatti Wall Street e il dollaro hanno subito perso terreno.

… John Podesta, leader della campagna di Hillary, ha commentato così: «E’ straordinario che tutto questo accada a 11 giorni dalle elezioni, dopo tutte le pressioni che i repubblicani hanno fatto su Comey per come ha gestito l’inchiesta. Il direttore dell’Fbi deve immediatamente informare gli americani sui dettagli di cosa sta esaminando. Siamo sicuri che non produrranno nulla di nuovo». La Clinton poco dopo ha tenuto una conferenza stampa, confermando questa linea: “Non ho idea di cosa stiamo parlando. Proprio per questo è imperativo che l’Fbi riveli tutto quello che sa”. Hillary infatti ritiene che non esistano mail che possano imputarle una condotta criminale, ma non sapendo cosa abbia in mano Comey non può difendersi. Può solo accusare il direttore dell’Fbi di aver lanciato un’operazione politica contro di lei.

Questo può rilanciare la corsa di Donald alla Casa Bianca, dopo che gli ultimi sondaggi lo davano indietro. Se invece Clinton vincerà comunque, c’è la possibilità che venga incriminata per un comportamento criminale dopo l’elezione a presidente, esponendo il paese all’incubo di un processo contro il capo della Casa Bianca e quindi di una crisi costituzionale.

Vittorio Zucconi
Le amicizie pericolose
Adesso l’America rischia di consegnarsi in mano a “The Donald”
la Repubblica 29 ottobre 2016

… La pericolosità della “Bomba d’Ottobre” sta nel colpire Hillary nel cuore della sua massima vulnerabilità, che è la doppiezza, la poca credibilità e il senso di inviolabilità che i Clinton trasmettono, muovendosi come se nulla potesse o possa toccarli. Oggi nessuno sa ufficialmente che cosa abbia trovato lo Fbi per giustificare la riapertura delle indagini. Né si capisce se ci sia anche in questo caso la sapiente manina di quegli hacker a senso unico che diffondono, dal Cremlino via Wikileaks, sempre e soltanto materiali rubati ai Democratici, ma mai ai Repubblicani. La “October Surprise”, la notizia bomba che esplode in ottobre alla vigilia del voto e fa saltare in aria le candidature alla Casa Bianca, è piombata ieri su Hillary Clinton sganciata dal direttore dello Fbi. Oltre i pettegolezzi e le accuse, le antipatie e le critiche per la persona, l’annuncio che la massima autorità investigativa federale tornerà a frugare tra le email di una terza persona, Anthony Weiner, l’ex marito dell’amica di Hillary, Huma Abedin, calza come un guanto nella propaganda del suo avversario Donald Trump e sulla sua descrizione di Hillary la «disonesta», la «criminale». «È stata la giornata più bella della nostra campagna elettorale», ha detto il repubblicano.

… La riapertura dell’inchiesta non significa […] che in quel misterioso “nuovo materiale” trovato frugando negli sms dell’ex deputato, ci siano prove di reati, di falsa testimonianza o di violazioni criminali delle norme di correttezza e trasparenza imposte a chi governa. Ma poiché in undici giorni nessuna inchiesta può essere condotta o conclusa su, presumibilmente, migliaia di email, resterà la nube tossica del sospetto di doppiezza, arroganza, mendacità e indifferenza alle regole che da trent’anni circonda i Clinton e nutre i loro nemici. E portò all’impeachment, all’incriminazione e al processo del Presidente non per il sesso con una stagista, ma per avere mentito alla nazione e alla magistratura inquirente.
Come l’ignobile apologia della prepotenza sessuale rivelata nella registrazione fuorionda del programma “Access Hollywood” dannò Trump e ancora giustamente lo perseguita, così la “emailgate”, lo scandalo della “estrema incoscienza”(così la definì proprio lo Fbi) della signora nelle sue comunicazioni alla Segreteria di Stato zavorrerà Clinton fino all’8 novembre. Già 17 milioni di elettori negli Stati hanno votato, ma sono soltanto una frazione degli oltre 100milioni che alla fine voteranno e dieci giorni sono pochi per limitare i danni della “Sorpresa”. Se lei dovesse perdere elezioni che sembrava avere già vinto, gli storici di domani guarderanno al 28 ottobre come al giorno in cui la Presidenza americana cambiò di colore. E l’America, costretta a scegliere fra un imbonitore narciso e una bugiarda troppo furba, si rassegnò a consegnarsi all’imbonitore.

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