Guerra e pace, una lettura

Leone Ginzburg, Guerra e pace, Prefazione (1942)

È fondamentale in Guerra e pace, la differenza fra personaggi storici e personaggi umani. I personaggi umani – si tratti di Natasha, di Pierre, del principe Andrej, o anche dei piú insignificanti – amano, soffrono, sbagliano, si ricredono, cioè in una parola, vivono; mentre gli altri sono condannati a recitare una parte che non è scritta da loro, anche se tutti – tranne forse Kutuzov – s’immaginano di improvvisarla. Pierre s’innamora, e non è una sua illusione, ma il mondo intero è fatto partecipe del suo sentimento e lo circonda di sorrisi e di simpatia: è un uomo e fa parte del mondo umano. Napoleone cerca di organizzare la vita di Mosca conquistata, con l’impegno e l’energia instancabile che gli sono propri, ma le disposizioni più precise e più opportune non riescono a regolare o a trasformare nulla in quel caos di saccheggi, di disordine e d’indisciplina: Napoleone è un personaggio del mondo storico e la sua voce non giunge fino al mondo umano, o se vi giunge è puro suono, privo d’efficacia.
…  Guerra è il mondo storico, pace il mondo umano.
Le simpatie di Tolstoj vanno a quest’ultimo; e certo la sensitiva e gaia immediatezza di Nataša adolescente e la tranquilla e quasi inconscia ricchezza spirituale di Pierre hanno una maggiore evidenza poetica che non la senile saggezza di Kutuzov o l’imperturbata sicurezza di sé con cui Napoleone vince ad Austerlitz o perde la campagna di Russia; ma la differenza fondamentale, come si è detto, non è di natura artistica.
Il mondo umano interessa ed attrae particolarmente Tolstoj soprattutto perché egli è convinto che ogni uomo – di ieri, di oggi, di domani – valga un altro uomo, che in tutte le epoche come in tutte le coscienze sorgano sempre i medesimi problemi: se il mondo storico è calato nel tempo, e perciò relativo e condizionato, nel mondo umano sono valide le leggi assolute della vita morale, e le azioni buone o cattive hanno un valore preciso, che l’analisi affettuosa e sempre un po’ ironica di Tolstoj ritrova e ricostruisce con sicurezza.
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Lev Tolstoj, Guerra e pace, libro primo, parte terza, capitolo XIX
Mondo storico e mondo umano a confronto. La scena si svolge ad Austerlitz, sul campo di battaglia
Voilà une belle mort, — disse Napoleone, guardando Bolkonskij. II principe Andrej capì che quelle parole si riferivano a lui e che le diceva Napoleone. Aveva sentito chiamare sire colui che quelle parole aveva pronunciato. Ma aveva sentito quelle parole come se avesse sentito il ronzio di una mosca. Non soltanto non si interessava ad esse, ma non vi badò e le dimenticò subito. La testa gli ardeva: sentiva di perdere sangue e vedeva sopra di sé il cielo lontano, alto ed eterno. Egli sapeva che quell’uomo era Napoleone, il suo eroe, ma in quel momento Napoleone gli pareva un uomo così piccolo e insignificante a paragone di ciò che ora accadeva fra la sua anima e quell’alto cielo infinito su cui correvano le nuvole! In quel momento tutto gli era indifferente, chiunque gli fosse vicino e qualunque cosa dicesse di lui; era contento unicamente che qualcuno gli si fosse fermato accanto e desiderava unicamente che quella gente lo aiutasse e lo restituisse alla vita che gli sembrava così bella, perché ora la capiva in modo tanto diverso da prima. Raccolse tutte le sue forze per muoversi e pronunziare un suono qualsiasi. Mosse una gamba e mandò un debole, doloroso gemito, che impietosì anche lui. – Ah! è vivo, – disse Napoleone. – Sollevate questo giovane, ce jeune homme, e portatelo al posto di medicazione! —
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