Il rottamatore rottamato

Renzi era comunque destinato a cadere, visti i risultati da lui conseguiti in economia, per non parlare d’altro. Cade su quello che avrebbe dovuto essere il suo terreno di predilezione, la riforma costituzionale, destinata nelle intenzioni a restituirgli forza e legittimità. Ha puntato su un rapporto diretto con il paese e ha clamorosamente perso.

Il gioco dell’uomo solo al comando è delicato, soprattutto agli inizi. Perfino i dittatori non gettano subito la maschera, in genere aspettano, prima, di consolidare il loro potere. Renzi no, Renzi ha voluto passare subito all’incasso ed è stato ripagato con la moneta di un rifiuto netto e radicale. Non solo è stata respinta la riforma da lui proposta, ma il risultato a questo punto si configura come una disfatta personale. Sulla personalizzazione dello scontro sembrava aver deciso di soprassedere, poi è tornato a cavalcare l’idea della salvezza attraverso la fiducia in lui, che da ultimo si presentava come unica alternativa al galleggiamento.

Nella troppo lunga e sfiancante campagna per il Sì sono stati commessi degli errori, questo è chiaro. Dovrebbe però essere ugualmente chiaro che una campagna più incisiva e meno politica non avrebbe condotto il Sì alla vittoria, avrebbe solo attenuato la sconfitta. L’ondata antigovernativa era molto forte, traspariva da ciò che si ascoltava in giro, era emersa anche nei nostri dibattiti e nello stesso sondaggio organizzato sul nostro profilo Twitter. Il risultato in tal senso parla chiaro, Renzi ha offerto ai suoi avversari una occasione troppo bella di contrasto e questi non se la sono lasciata scappare.

E’ stato quindi rottamato per ora il rottamatore. Non era sbagliata l’idea di rottamare la vecchia politica, ma il maquillage del Senato per questo era troppo poco e poteva perfino apparire sospetto. Tutto questo mentre la disoccupazione non arrivava a indietreggiare in modo consistente e mentre, al posto di politiche mirate, volteggiavano all’orizzonte nuove elargizioni aperte a tutti.

In tanti lo hanno detto: l’alta partecipazione al voto è stata una vittoria per la democrazia. Noi sappiamo che democrazia non è solo discutere, è anche decidere, governare. Non sembri strano, Renzi ha perso perché non ha governato abbastanza, mentre si atteggiava a beniamino dei cosiddetti poteri forti, da Confindustria a Marchionne, ai dirigenti delle banche. Adesso scatta l’ora dei costruttori capaci di agire in silenzio, o senza fare troppi schiamazzi, e con efficacia. Personaggi del genere esistono. Da loro dipende la salvezza del paese in questo difficile momento.

http://machiave.blogspot.it/2015/08/cola-di-rienzo.html

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Un pensiero su “Il rottamatore rottamato

  1. Camilla Seibezzi A queste gioie e altrettanti malesseri di pancia io anche oggi mi sottraggo. Non facile trovare condivisioni a questo stato d’animo. Poco proficuo dispensarsi dalle spinte che se ben guidate accordano consenso politico. Ma tanto poco ci serviva una riforma costituzionale mal fatta, tanto poco servono le gioie di breve respiro. Il nostro meraviglioso Paese ha bisogno d’altro. Giù le maschere e su le maniche. Una ricostruzione lenta, difficile e sicuramente anche dolorosa, ma onesta. Intellettualmente onesta e infinitamente più umana e attenta ai bisogni di tutti. Io ripartirei da qui, dal ripulire il campo dalla violenza di questi mesi per restituirlo nella migliore delle ipotesi a qualcuno di più autorevole e meno autoritario. Buona giornata a tutti

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