Renzi a caccia di farfalle

Stefano Folli
Se il test politico passa da Siena
la Repubblica, 10 dicembre 2016

… Colpisce, in ogni caso, la singolare procedura inaugurata da Renzi. Una specie di consultazione parallela a quella che si svolgeva nelle stesse ore al Quirinale. E l’indicazione, fatta filtrare agli organi di stampa, della preferenza per Gentiloni. In altri tempi si sarebbe parlato di sgarbo al Capo dello Stato. In ogni caso il risultato è quello di porre Mattarella di fronte a una specie di fatto compiuto. Il Quirinale, che deve ancora completare i colloqui protocollari, si trova a essere scavalcato dai media. Potrebbe non essere il miglior viatico per il nuovo incaricato. Alla fine, chiunque sia, Gentiloni o Padoan o un improbabile terzo personaggio, si ripete lo schema che all’inizio del 1995 portò a Palazzo Chigi Lamberto Dini come successore di Berlusconi, indicato da questi dopo la caduta del suo primo governo. Doveva essere poco più di un governo elettorale, ma durò un anno e mezzo e al termine anche la maggioranza era cambiata.

Daniela Preziosi
Il premier, le tessere e i candidati. Il Pd verso il Big Bang
Democrack. I bersaniani: «Un altro Pd è possibile». Emiliano: Matteo si dimetta anche da segretario. Pressing su Orlando per il congresso, lui nega. Un’ora di colloquio fra l’ex presidente e Franceschini. Messaggio chiaro: comando ancora io
il manifesto, 10 dicembre 2016

… La crisi di governo incanalata verso la soluzione potrà forse presto tamponare le fibrillazioni degli organismi europei sul governo italiano. Ma difficilmente potrà fermare la slavina che si è messa in moto nel Pd dal momento della sconfitta al referendum e ancora di più dal momento delle dimissioni di Renzi da Palazzo Chigi. «Non si può rimettere il dentifricio nel tubetto», direbbe Bersani. Anche se i protagonisti negano le manovre di sganciamento dal leader, dal momento dell’incarico del nuovo governo niente più sarà come prima. Gli appelli all’unità cadono nel vuoto. Ieri il governatore pugliese Michele Emiliano ha chiesto le dimissioni di Renzi da segretario: «Se ha voglia di guidare la transizione fino al prossimo segretario lo fa, se si vuole dimettere prima ci sono i suoi vice.Nella sostanza, dimessosi da premier è come se si fosse dimesso anche da segretario. Perché è evidente che se ha sbagliato in una veste ha sbagliato anche nell’altra».
Intanto i bersaniani convocano per il 17 dicembre un’assemblea pubblica a Roma per discutere del referendum. Spiegano: «Se il Nazareno non vuole discutere della vittoria del No, lo facciamo noi. Se non vuole discutere di quello che deve fare il nuovo governo, noi sì». La polemica è contro la direzione-comunicazione di mercoledì scorso. In realtà la direzione, sarà riconvocata all’inizio della prossima settimana. Comunque appena il presidente Mattarella tirerà le fila.

… Certo, a prendere sul serio tutte le smentite fioccate dai presunti congiurati, Renzi ha ancora la maggioranza del partito. È ancora il «dominus». Ieri ha tenuto a dimostrarlo ricevendo due volte il papabilissimo Gentiloni a Palazzo Chigi e organizzando una sorta di contro-consultazioni in competizione mediatica con quelle del Quirinale. Il prossimo governo sarà cosa sua, è il messaggio per gli incerti pronti a cambiare casacca. Che sono tanti, però. Il ministro Franceschini usa l’ironia per smentire le «trame» a lui attribuite dalla stampa: «Niente male i retroscena: ieri ho fatto accordo con Berlusconi, oggi con D’Alema. Anticipo per i giornalisti: domani con Grillo e poi Salvini» ha scritto in un tweet. Ma nel pomeriggio è salito a Palazzo Chigi per un’ora di colloquio con il segretario. Un «chiarimento» cordiale, filtra. Ma anche in questo caso nulla sarà come prima. Franceschini sarà confermato ministro? Con il suo plotone di postdemocristiani è la chiave di volta per cambiare gli equilibri del partito, almeno in parlamento. Anche i Giovani turchi di Matteo Orfini e Andrea Orlando hanno i numeri per far ballare Renzi. La pressione su Orlando si fa forte: sarebbe l’unico candidato in grado di unire ben al di là delle sinistre interne. E competere a congresso. Non Emiliano, che pure si fa avanti, non Roberto Speranza, giovane bandiera dell’area bersaniana. Ma lui, il ministro della Giustizia, smentisce l’intenzione di fare un passo avanti […]

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4 pensieri su “Renzi a caccia di farfalle

  1. La tempestività, quanto la sua umiltà e l’obbedienza a una prassi ( ormai quasi in disuso) nel rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato, mi induce a pensare che forse medita a un nuovo ingresso alla grande . Non vuol bruciarsi come un amministratore comune… a tanta strada ancora da fare. Giustamente. Alle prossime elezioni politiche , è probabile che rilancerà la sua sfida all’insegna del rinnovamento totale. Sorte della fiducia che che saprà riprendersi. Questo è il primo atto di un nuovo capitolo

  2. A quanto pare , la sola farfalla rimasta impigliata nel retino del vispo Matteo sembrerebbe proprio Mattarella. Una cattura troppo facile, visto e considerato come prodigò per farlo eleggere dal Parlamento.
    Neanche in questo, quindi, possiamo definirlo “un innovatore” . La procedura del Il “Do ut des” non è stata certo inaugurata da Renzi . In altri tempi, si sarebbe parlato di sgarbo al Capo dello Stato . Può darsi. Resta comunque chiara la tacita richiesta di “ricambiare un favore”. Vedremo se Mattarella è “l’uomo d’onore” che desidera Renzi

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