La permanenza del politicante

Giovanni Carpinelli

Al nome di Renzi rispondevano, nella politica italiana dell’ultimo triennio, due figure diverse: una era costituita dalla persona medesima di Matteo Renzi, con le sue caratteristiche, il suo modo di fare, i suoi obiettivi da raggiungere; l’altra era un simulacro dal quale molti si attendevano risposte efficaci a esigenze variamente definite. Dopo la caduta, le due figure si sono separate in modo netto. Il Renzi reale ha preso il sopravvento sul simulacro. Al momento il personaggio sembra avere come obiettivo il ritorno sulla scena. Per fare cosa? Per riprendere la politica di prima? O per correggerla su alcuni punti, in base alla lezione ricavata dall’esito del referendum e, prima ancora, da quello delle elezioni amministrative in primavera? Questo non è chiaro. Di Renzi la stampa parla diffusamente, senza però mai accennare ai contenuti ultimi del suo progetto politico.

Può questo uomo senza qualità continuare ad occupare a lungo la scena? No, non può, o meglio non potrebbe. Editorialisti come Galli della Loggia e Scalfari oggi mostrano di non gradire la piega piega assunta dagli eventi. Galli rimprovera a Renzi la decisione di restare sulla scena senza nulla mutare nei suoi obiettivi programmatici. Scalfari invece avrebbe voluto che Renzi mantenesse il suo posto alla presidenza del Consiglio: “Renzi avrebbe dovuto trasformarsi da leader politico a statista, due dizioni profondamente diverse tra loro e scrissi anche che avrebbe dovuto tener presenti gli esempi di Camillo Benso conte di Cavour e di Garibaldi, di spirito rivoluzionario dotati”. Nientemeno. Ora il personaggio che rappresenta il Partito democratico non sta propriamente mettendo in luce le sue qualità di statista. Galli della Loggia parla di “logoramento implacabile”: Ecco:

“Non basta: quella che fu la «speranza d’Italia» (che fu anche la speranza di tanti di noi) non dovrà forse anche sedersi per interminabili settimane al tavolo delle trattative per la nuova legge elettorale? Non sarà anche costretto a «guidare la delegazione» del Pd? A dibattersi tra quotidiani oceani di parole, di proposte, di calcoli e controcalcoli, di bozze e aggiustamenti vari ogni volta diversi da quelli del giorno prima? E come farà in tutto questo – non disponendo neppure della tribuna parlamentare, – a non tormentarci con una raffica di dichiarazioni ? di vani battibecchi televisivi con l’onorevole Brunetta, con la senatrice Taverna o chi per loro? Da cui la domanda decisiva: sarà ancora possibile, alla fine, scorgere qualcosa di nuovo e di diverso in colui che si sarà trovato ad essere risucchiato in questo modo nell’accozzaglia di coloro che un tempo aveva promesso di rottamare?”

Tutto questo non lascia sperare nulla di buono. Tanto varrebbe cominciare a chiedersi per quali vie il paese può riprendere il cammino verso nuovi orizzonti. Se non cambia musica, l’eroe che prometteva di voltare pagina rischia di diventare ogni giorno di più un ingombro del passato.

http://www.repubblica.it/politica/2016/12/18/news/gentiloni_non_seguira_il_percorso_segnato_da_renzi-154348075/?ref=HRER2-2

http://www.corriere.it/cultura/16_dicembre_18/galli-loggia-ccd04654-c48e-11e6-bdd5-b215bf22a380.shtml

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