La crisi di Podemos

Dal 18 al 20 dicembre si è svolta  tra gli iscritti di Podemos, un’importante consultazione in vista della sua seconda Assemblea statale (Vista Alegre II) che si dovrebbe svolgere a febbraio. Consultazione su cosa? Sulle regole procedurali con le quali andare verso questo vero e proprio congresso.

La consultazione viene dopo mesi di dura lotta interna tra la corrente di Pablo Iglesias e quella di Iñigo Errejón. Una spia di una crisi politica profonda, che tuttavia, come dice Monereo, non si manifesta su chiare tesi politiche ma in uno scontro per il controllo dei posti di direzione.

L’amico e compagno Manolo Monereo (nella foto) — molti gli articoli suoi da noi pubblicati, per non parlare della sua presenza a vari incontri in Italia, tra cui l’ultimo, il III. Forum europeo no euro —,  è deputato per Cordoba di Unidos Podemos. Ma è anche fratello politico di Julio Anguita e, secondo Pablo Iglesias, uno dei “cervelli” di Podemos. Monereo, nel dibattito interno a Podemos sta dalla parte del Segretario generale Pablo Iglesias.
Qui le parti salienti di una sua recentissima intervista.

Andrés Gil/Manolo Monereo, El Diario, 13 dicembre 2016

D. Che cosa sta succedendo dentro Podemos?

R. Podemos vive un momento eccezionale in una situazione politica di emergenza. Il carattere eccezionale che ha per Podemos  è che il Psoe è in crisi, e c’è la possibilità che Podemos diventi la grande forza di opposizione politica e sociale di questo paese. È chiaro che c’è una tentazione dei poteri forti di intervenire nelle nostre discussioni e, d’altra parte, vi è un dibattito naturale e necessario in un’organizzazione che di fatto è basata sulle elezioni.

Da questo punto di vista, in un contesto in cui i poteri forti cercano di intervenire sul nostro dibattito come hanno fatto col PSOE, si può dire che il dibattito sia normale. Ma il contesto dà al dibattito caratteristiche specifiche.

D. Quali sono i punti nodali del dibattito?

La caratteristica fondamentale è che non ci sono questi punti nodali. Io ancora non vedo un dibattito di idee, progetti, proposte e programmi all’altezza della situazione.

La cosa più tragica che ci sta capitando è che stiamo facendo una discussione tutta procedurale in un momento in cui abbiamo bisogno di un dibattito politico di idee e progetti. Siamo pertanto entrati in una sorta di tunnel di interiorizzazione dal quale sembra che Podemos sia alle prese con problemi drammatici. Ma quando si parla di essi, il tutto finisce nel decidere in assemblea la composizione della direzione e il suo rapporto con la politica.

Ma questo a chi interessa? Non interessa a nessuno, è solo un modo per danneggiare il progetto. No, questo dibattito non interessa a nessuno. Quello che interessa è ciò che Podemos propone per  diventare la grande opzione strategica del popolo spagnolo, dei cittadini e delle cittadine. Io non sono affatto interessato a una discussione sulle procedure in un’organizzazione come Podemos, tanto più in un momento in cui si sta sfidando apertamente l’egemonia del PSOE. Sono interessato alla politica, e credo che non vi è abbastanza politica, che siamo entrati in un dibattito piuttosto equivoco.

D. Ma in questo dibattito si vede lo scontro tra Iglesias e Errejón, e anche i mezzi di comunicazione si schierano con quest’ultimo.

Tra le cose che intravedo, perché si deve indovinare, si deve ricorrere ad una ermeneutica del linguaggio per capire quali sono le differenze di cui stiamo parlando, dobbiamo fare un esercizio di memoria sapendo come parla ciascuno, conoscendo come conosco molto bene Pablo e Iñigo.

Quindi ci sono due cose importanti: la convinzione, in quella che possiamo chiamare la zona [settore] di Inigo Errejón, che Pablo vincerà l’Assemblea e non ha alternative. Le due cose sono molto importanti: sentono che Pablo ha la maggioranza nell’organizzazione e non ha alternative. Di più, si fa causa comune per dire che non sarà presentata un’alternativa a Pablo. Cosa ci rivela quindi questo esercizio ermeneutico? Il timore dell’area di Iñigo — e penso che quest’area sia più ampia che soltanto quella di Iñigo —, che se vince Pablo i posti di potere nell’organizzazione si ridurranno drasticamente.

Questo è quello che possiamo chiamare lo sfondo di un dibattito che è un dibattito che non ci fa del bene: da un lato si danneggia la figura del Segretario Generale con accuse più o meno equivoche di autoritarismo, di arroganza, di scarsa propensione all’integrazione e, d’altra parte, si erode il progetto anche perché, siccome questa erosione non ha apparentemente alcun scopo politico e di idee, la sensazione che viene fuori è che stiamo discutendo di distribuzione di potere interno.

Penso che questo settore è preoccupato che una vittoria di Paolo potrebbe portare alla perdita di posti di responsabilità, quindi la necessità di negoziare. Questo non aiuta né il progetto né l’integrazione. Per integrare qualcosa, devi sapere che cosa si integra. Non si può combattere per simboli, si deve invece dire: con questa politica siamo d’accordo, in questo siamo d’accordo, questo è ciò che possiamo discutere, questo è ciò che si deve votare. Per integrare, è necessario conoscere le posizioni e che queste siano chiarite politicamente, totalmente.

Il problema di fondo sta nella difficoltà che ha un militante, un iscritto, un elettore, un votante di Podemos nel capire ciò che effettivamente è in discussione. E così, alla fine cadiamo nella peggiore vecchia politica: discutere di potere usando una terminologia ideologica o ambigua. Questo non va bene per il progetto. Ciò di cui abbiamo bisogno sono idee, proposte e che la gente sappia di cosa si sta discutendo.

D. Dove deve andare Podemos?

R. Podemos deve definire un nuovo progetto Paese leggibile alla maggioranza, senza ambiguità. Noi siamo per l’uscita dal regime, per una rottura democratica, per un processo costituente… E quali sono gli elementi chiave? Vogliamo garantire i diritti sociali? Vogliamo controllare il mercato? Vogliamo evitare gli aspetti parassitari della nostra organizzazione economica? Vogliamo ridurre l’enorme potere del capitale finanziario in questo Paese, che controlla tutto, compresa la stampa? Vogliamo risolvere i problemi della gente, il problema della disoccupazione, quelli della povertà e della disuguaglianza; vogliamo una nuova legge sul lavoro che consenta ai lavoratori di godere dei diritti sociali e sindacali e di un salario minimo. Questo è quello che dobbiamo dire chiaramente alla popolazione, e quindi vi diciamo come lo facciamo; dobbiamo dire quello che pensiamo del PSOE e del suo dibattito, che tipo di situazione politica vive il Paese, incluso il tema centrale della corruzione… idee, progetto e un programma in grado di emozionare e generare impegno politico nella maggioranza dei cittadini.

Si tratta di un’opportunità che non dovrebbe andare perduta e mi auguro che da qui ai prossimi mesi potremo dare risposte. Mai, mai, guardarsi l’ombelico; mai fare un dibattito interiorizzato; mai fare un dibattito in termini di leadership politica: programma, progetti e una squadra in grado di realizzarli. Questo è per me la sostanza, tutto il resto sono ambiguità calcolate che eludono il dibattito politico.

http://www.eldiario.es/politica/tragico-haciendo-debate-procedimientos-necesitamos_0_590392023.html

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