L’improbabile restaurazione

Non è facile delineare una prospettiva quando tutte le possibilità attuali sembrano in via di esaurimento, se non esaurite e basta. “La fantasia altro non è che memoria o dilatata o composta” – diceva un filosofo napoletano: chiaramente si riferiva alla fantasia degli uomini. La fantasia della storia si mostra più agile, non ha solo a sua disposizione le esperienze del passato. Si mostra aperta verso ciò che a prima vista sembra impensabile e perciò non trova posto tra le ipotesi adatte per il futuro.
Forse la politica sarà salvata dall’antipolitica. Non dall’antipolitica che abbiamo conosciuto finora, ma da una politica che conserva e supera la lezione dell’antipolitica. In tal senso Renzi si configura come un apprendista modesto e goffo. Trump può dare un’idea di ciò che un antipolitico più deciso è in grado di combinare. Senza cancellare tutto, senza rifare tutto.
Potrebbe entrare anche da noi in scena una forza o un raggruppamento che intanto promette di cambiare qualcosa e ci riesce, e poi mantiene modificandoli vari impulsi recenti  di azione e di pensiero. In fondo la Restaurazione fu questo, non un semplice passo indietro. In Francia, per esempio, portò gli ordinamenti liberali, mentre non cancellò tutte le acquisizioni derivate dalla Rivoluzione. Insomma Damilano usa la parola Restaurazione in un senso più etimologico che storico. La svolta vera, quella destinata a durare, non si limita a cancellare il nuovo, lo conserva e lo supera, appunto: e lasciamo stare il richiamo a un altro filosofo.  
Marco Damilano, Preferivate Renzi o la grande bonaccia?, L’Espresso 3 gennaio 2017

… Nuovo è, e figuriamoci, il Cavaliere dell’eterno presente che dal 1994 scende in campo in politica, lui il nuovo che avanza preconizzato da Michele Serra. Il mix perfetto dell’impresario: serialità e novità, essere sempre uguali e sempre nuovi, ricominciare sempre da zero, il berlusconismo non ha mai un passato, declina i tempi al futuro, è un eterno presente, è il colpo di lifting permanente che restituisce come nuovo il leader al suo popolo. E nuovi, nuovissimi gli ultimi arrivati, il grillismo che vuole aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, il renzismo della rottamazione dove tutto è inedito, mai visto, mai udito, «siamo quelli che non c’eravamo prima», ripete il sindaco di Firenze al momento della scalata al potere nazionale. L’anagrafe come garanzia di novità e di purezza. Conclusa nel rovescio del 4 dicembre.

Nessun Paese ha consumato tante leadership nuove, e in così poco tempo, come l’Italia. Esaurita l’analisi del voto referendario bisognerà pur chiedersi se dopo tanto discorrere, ci sia qualcosa di più profondo nella vittoria massiccia del No. La diffidenza, se non il rifiuto, verso la parola Riforma, che negli anni Settanta e Ottanta significava miglioramento delle condizioni di vita e oggi per molti si è capovolta in un annuncio di peggioramento: meno diritti, più precarietà. E la bocciatura del Nuovo e dei novatori, all’interno di una situazione troppo grande per loro. «Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un rovesciamento semantico per cui con rivoluzione si intende in realtà il suo contrario, la distruzione di ogni progetto, di ogni sviluppo coerente di visione del futuro. Una specie di anti-rivoluzione o rovesciamento del pensiero rivoluzionario concepito come passaggio da 2.0 a 2.1…», ha scritto lo storico Paolo Prodi appena scomparso in uno dei suoi ultimi libri, “Il tramonto della rivoluzione”. È il nuovo senza progetto che consuma se stesso e provoca le cause della sua dissoluzione.

Tornerà nel 2017, forse, la legge elettorale proporzionale. E i governi di coalizione. E il manuale Cencelli per fare le nomine (ammesso che sia mai caduto in disuso). E i ministri senza portafoglio. E i vertici notturni. E le verifiche programmatiche. E i caminetti dei capicorrente, che possono lasciarsi battere venti volte e sempre rientrare, come monarchi decaduti. Tutto questo, però, non basterà a restituire all’Italia la felicità perduta. E di tutto questo, almeno in parte, porta la responsabilità il nuovo avanzato, che non avanza più.

http://machiave.blogspot.it/2016/12/guy-verhofstadt-sul-referendum.html

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