La doppia anima di Grillo

Nella vicenda del matrimonio fallito con i liberali, la stampa in genere ha avuto tendenza a insistere sull’inaffidabilità di Grillo. Nell’articolo qui riprodotto Marco Imarisio, per parte sua, non è da meno. Con una grossa differenza, tutta a suo vantaggio però. Il giornalista del Corriere infatti non sottovaluta l’aspetto propriamente politico e serio dell’operazione. Prima o poi il problema dell’uscita dallo stato nascente si doveva porre per i 5 Stelle. L’ingresso nel gruppo liberale al Parlamento europeo era pur sempre un modo per uscire dall’ambivalenza originaria. Grillo è rimasto a lungo un pagliaccio che si è trovato bene o male a svolgere un ruolo politico. Con la manovra parlamentare ha tentato di assumere un ruolo politico a pieno titolo. Non ce l’ha fatta, ma sembra destinato a riprovarci. 

Marco Imarisio, Un’occasione mancata. Il matrimonio fallito tra Grillo e i liberali, Corriere della Sera 9 gennaio 2017

Alla fine non se ne fa più nulla, che peccato. Il Movimento 5 Stelle è in evidente crisi di identità, scosso dalle tensioni interne, dalla spada di Damocle romana, da un riposizionamento elettorale che procede a strappi. Ma con la proposta di aderire al gruppo dei liberali europei, Beppe Grillo aveva finalmente fatto della vera politica. La sua scelta avrebbe prodotto conseguenze strutturali e strategiche, cambiando gli scenari e persino la percezione dei Cinque Stelle. Certo, si trattava dell’ennesima piroetta post ideologica che si può permettere una organizzazione adattata a contenitore di idee e rabbie altrui. Solo con queste premesse sarebbe stato possibile passare in un attimo dalla Brexit a Ventotene, nel senso del manifesto, insomma dal feroce e mendace antieuropeista Nigel Farage al suo esatto contrario. Grillo non è certo diventato l’emulo di Altiero Spinelli. La sua svolta celava una serie di opportunismi e tattiche. Più di un ritrovato slancio verso l’Europa contavano la vil pecunia, e in second’ordine la volontà dei propri europarlamentari di sfilarsi dal fronte della protesta chiassosa ma inutile. A togliere ogni afflato ideale ci aveva pensato Luigi Di Maio, specializzato nel troncare e sopire, parlando di scelta tecnica. Era un matrimonio di convenienza. Amen. Non avranno i soldi e non avranno neppure la presentabilità che forse avrebbe dato una forma definita al magma pentastellato. La brutta figura appartiene anche ai vertici del gruppo liberal europeo, che prima hanno illuso il pretendente, anche loro spinti dall’interesse economico, e poi sono stati costretti dalle proteste interne a voltargli le spalle. Sui siti del Movimento è già partita la versione alternativa. Tutta colpa dell’establishment, dei poteri forti.
La realtà è ben diversa. Il passato conta più delle buone intenzioni, a questo punto non importa se sincere o meno. Gli unici a volere oggi la compagnia di M5S sono i partiti populisti e xenofobi. Se davvero è in vena di riflessioni e ripensamenti, Grillo dovrebbe farsi qualche domanda.

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