La morte di Rafsanjani al termine di una lunga carriera politica

L’8 gennaio scorso è morto a Tehran l’ottantaduenne ex presidente (dal 1989 al 1997) dell’Iran. Nessun altro uomo politico iraniano ha dominato così a lungo il paese dalla Rivoluzione contro lo Shah fino ad oggi. E’ stato un moderato, che cercò sempre di aprire l’Iran all’Occidente, particolarmente dopo la morte di Komeini;  riformatore molto accorto sia in politica estera (dove il suo pragmatismo gli consentì di cambiare alleanze a seconda dell’opportunità) sia in politica economica, ma autoritario e durissimo con i nemici interni. Il New York Times lo definisce un politico machiavellico, incline al liberalismo economico e all’autoritarismo politico. E’ stato  uno dei mediatori, dietro le quinte, dell’accordo del 2015 tra l’Iran e le grandi potenze mondiali sul  programma nucleare, ma ne era stato anche l’iniziatore,  con propositi pacifici, così affermava lui. Era tuttora una personalità  autorevole nel panorama politico del paese e secondo molti osservatori la sua morte avrà importanti conseguenze sulle elezioni presidenziali iraniane del prossimo maggio.

Per saperne di più: il PostThe Economist

 

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