Renzi guarda indietro

Estratti dall’intervista a Ezio Mauro, la Repubblica 15 gennaio 2017

[imparare dalla sconfitta] nessuno ci toglierà i mille giorni che abbiamo fatto, straordinari. E soprattutto nessuno può toglierci il futuro. Abbiamo il tempo, l’energia, la passione per imparare dalla sconfitta e ripartire.

[L’errore stava nella narrazione] ho agito spesso senza riuscire a fare una teoria di quel che facevo, senza “ideologizzare” la rotta del governo, senza raccontare la profondità culturale di quel che proponevamo al Paese.Abbiamo fatto la più grande redistribuzione di reddito della storia fiscale italiana – gli ottanta euro – ma abbiamo accettato che fosse presentata come una mancia. Ma almeno lo abbiamo fatto, dopo anni di chiacchiere.

[Farli sentire rappresentati, non dare loro una diversa importanza nei fatti] Le nuove polarità sono esclusi e inclusi, innovazione e identità, paura e speranza. Gli esclusi sono la vera nuova faccia delle disuguaglianze, dobbiamo farli sentire rappresentati. L’identità è ciò che noi siamo, senza muri e barriere, e non dobbiamo lasciarla alla destra. Quanto all’innovazione, è indispensabile per non finire ai margini, ma ne ho parlato in termini troppo entusiastici, bisogna pensare anche ai posti di lavoro che fa saltare. Insomma, c’è un gran da fare per la sinistra.

[poggiando solo sul notabilato] Il mancato rinnovo della classe dirigente è stato un mio limite. Saviano lo ha detto con un tono discutibile, ma nel merito aveva ragione. Non si cambia il Sud poggiando solo sul notabilato. Idee nuove e amministratori vecchi? Sbagliato, non funziona. Togliere le ecoballe è importante, ci mancherebbe. Ma più ancora aprire il Pd a facce nuove. Voglio farlo.

[nostalgia nostalgia, le ultime parole famose] Ho lasciato il campanello a Paolo e ho visto i miei amici entrare in sala Consiglio mentre io me ne andavo. Penso che sia giusto così. Quando si perde deve pagare il capo, non un capro espiatorio a caso. Mentre camminavo sulla guida rossa, col drappello militare che rendeva gli onori al Capo del governo uscente, inchinandomi alla bandiera, ho pensato che in questi tre anni ho cercato di fare il mio dovere con disciplina e onore come dice la Costituzione. Se torneremo a Chigi, faremo tesoro degli errori e proveremo a fare ancora meglio. Se non ci torneremo, abbiamo servito il Paese più bello del mondo per mille giorni. Che posso volere di più?

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