Per Luigi Tenco

Simone Lorenzati

Esattamente cinquant’anni fa, a soli 28 anni, Luigi Tenco si suicidava in una camera d’albergo sanremese, poche ore dopo la sua performance sul palco dell’Ariston. Anche se, in realtà, più di un dubbio lasciarono le indagini della polizia, guidata dal commissario Molinari, iscritto alla loggia massonica P2, che le condusse partendo da quella maledetta stanza 219 dell’hotel Savoy. Con un biglietto salutò il mondo, accusando i giudici della gara canora per aver escluso la sua “Ciao amore ciao”, cantata in coppia con Dalida, brano che già lo aveva costretto a scendere a compromessi in quanto, inizialmente, il suo era un testo decisamente antimilitarista (poi sostituito con uno dedicato ai molti contadini che, in quegli anni, abbandonavano la campagna per le fabbriche). E tuttavia anche il nuovo testo raccontava, cosa che a Tenco accadeva spesso, le contraddizioni del boom economico con toni decisamente anticonformisti e malinconici, estremamente differenti rispetto al trionfalismo generale di quel periodo. Un cantautore, insomma, dal linguaggio inedito, realistico, spesso spoglio di qualsivoglia retorica “se sapessi come fai a fregartene così di me, se sapessi farlo anch’io ogni volta che giochi con il nostro addio…”, altre volte, invece, sentimentale e toccante come nella stupenda “mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare… ed ora che avrei mille cose da fare, io sento i miei sogni svanire, ma non so più pensare a nient’altro che a te”. Ed ancora, deciso e diretto: “Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro”. In altri testi, poi, da quel mix di comunista ed anarcoide che fu, contestò gli squilibri sociali, la violenza, il cinismo, l’opportunismo, la viltà ed il razzismo. Chi scrive è un appassionato di jazz, amore che traspare sin dagli esordi di Tenco e che pervade, sia la metrica sia gli accordi, di moltissimi tra i suoi brani (che vengono spesso suonati da jazzisti senza, cosa che capita raramente, dover effettuare troppi riarrangiamenti). Tuttavia Tenco fu un uomo estremamente tormentato. Pare che il trauma alla base della sua vita fosse dovuto al fatto di essere figlio illegittimo (il padre di sangue era molto famoso ma non volle mai riconoscerlo né, semplicemente, conoscerlo). E lui seppe di questa cosa al bar del paese, uno shock assoluto, senza eguali nella sua vita. Luigi Tenco era un uomo sensibile e fragile e lo si coglie anche nell’enigmatico messaggio di addio che ha lasciato: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi». Una denuncia verso un paese che non sapeva, non sa direi, comprendere i propri artisti. Qualcuno, esattamente cinquant’anni fa, affermò che Luigi Tenco sarebbe stato presto dimenticato. Invece no. Siamo ancora qui a ricordarne la grandezza e a rimpiangerne la mancanza. Ciao Luigi ciao.

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3 pensieri su “Per Luigi Tenco

  1. “Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro”

    Bellissimo giovane innamorato della luna, e questa di lui, non poteva che finire dormiente (tuttavia vivo) per sempre

    Una cosa bella è una gioia per sempre:
    cresce di grazia; mai passerà
    nel nulla; ma sempre terrà
    una silente pergola per noi, e un sonno
    pieno di dolci sogni, e salute, e quieto fiato.
    Perciò, ogni mattino, intrecciamo
    una catena di fiori per legarci alla terra,
    malgrado lo sconforto, il disumano vuoto
    d’animi nobili, i giorni tristi,
    le perniciose e ottenebrate vie
    della nostra ricerca: si, malgrado tutto,
    una forma bella il drappo toglie
    allo spirito triste (…)

    (John Keats Endimione ( )

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