Hamon, lavoro e ecologia

Anais Ginori, Marc Lazar: Lavoro ed ecologia, con Hamon vince una nuova sinistra. Per il politologo le primarie socialiste sanciscono la sconfitta delle politiche di Hollande: e il successo di un partito più attento alle idee, la Repubblica, 31 gennaio 2017

Marc Lazar, professore a Sciences Po e alla Luiss di Roma, con la vittoria di Benoît Hamon la gauche abbandona il realismo e sceglie l’utopia?
“Il voto delle primarie è soprattutto contro François Hollande e i suoi governi. Una parte della sinistra si è mobilitata per esprimere chiaramente il rigetto di quello che è stato fatto negli ultimi cinque anni. Poi la forza di Hamon è aver saputo offrire una narrazione nuova, spostando il partito a sinistra. Il concetto di utopia in questo caso è da maneggiare con cura”.

Perché?
“Hamon non rappresenta una sinistra movimentista, solo di protesta e di opposizione. Lui vuole il potere. Le sue proposte sono discutibili, si può essere perplessi sulla fattibilità di alcune misure, ma sono lo specchio di una nuova visione del mondo, del lavoro, dell’ecologia”.

L’idea di versare a tutti un reddito universale, che costerebbe allo Stato centinaia di miliardi di euro, non denota un’assenza di realismo?
“Ci sono riflessioni di filosofi su questa misura, che affascina in modo trasversale, e nasconde un dibattito serio su quale sarà il futuro del lavoro. Sicuramente nell’immediato è un’illusione. Se per caso vincesse, ipotesi improbabile, Hamon avrebbe difficoltà a versare il reddito universale e potrebbe deludere i suoi elettori. Ma bisogna guardare la proposta da un altro punto di vista”.

Quale?
“E’ un risposta, magari sbagliata, a una domanda giusta, che esiste soprattutto tra i giovani. Ovvero immaginare la trasformazione del mondo e colmare quel vuoto di speranza, ideali, che ha portato all’attuale crisi della sinistra non solo in Francia. Hamon è il sintomo di radicalizzazione della sinistra sia all’interno di alcuni partiti, com’è accaduto nel Labour con Jeremy Corbyn, sia fuori, con la nascita di forze nuove come Syriza, Podemos”.

Una sorta di rivincita sul riformismo di esponenti come Manuel Valls o Matteo Renzi?
“Nella loro lunga storia i riformisti o socialdemocratici hanno sempre sofferto di un deficit di credibilità sull’economia. La destra li ha sempre descritti come capaci solo di “tax and spend”, tassare e spendere soldi pubblici. I riformisti hanno dimostrato in Francia o in Italia di poter invece amministrare, governare. Ma per un certo elettorato di sinistra non è sufficiente. E probabilmente c’è anche una questione di metodo: sia a Valls che a Renzi è mancata l’arte del compromesso e una certa pedagogia nello spiegare le riforme”.

Perché la svolta all’estrema sinistra del Ps non ha beneficiato Arnaud Montebourg?
“Montebourg ha una visione economica molto protezionista, mentre Hamon è aperto al mondo, unisce l’aspetto sociale a quello ecologico. La mancanza di notorietà del prescelto è un vantaggio: è apparso come un nome nuovo”.

Hamon sarà sostenuto da Valls e dagli altri socialisti?
“Valls l’ha promesso ma penso che, in pratica, sarà fatto con poca convinzione, come accadde nel 2007 quando Ségolène Royal non venne appoggiata dall’apparato. L’ala destra del partito socialista si asterrà o farà poco. Il problema di Hamon è anche aprire un dialogo con i candidati fuori dal partito, come Mélenchon o Jadot (esponente dei Verdi, ndr.). E’ stato abile, già ieri ha lanciato un appello all’unità, in modo da farli sembrare settari”.

Cosa succederà in caso di eliminazione di Hamon al primo turno?
“Dipende dalla percentuale che ottiene. Se ha un risultato dignitoso, strappando abbastanza voti a Mélenchon, come sembrano suggerire i primi sondaggi, allora potrà prendere il controllo del partito nell’autunno prossimo. Se invece finirà dietro a Mélenchon, allora Valls lancerà la battaglia per riconquistare la leadership”.

E’ possibile la scomparsa del vecchio Ps?
“Non credo che possa sparire nel giro di qualche mese com’è accaduto al Partito socialista di Craxi. Nonostante la crisi, è una forza politica radicata nel Paese, negli enti locali, nell’amministrazione dello Stato. Di certo si è chiuso quello che noi chiamiamo

il ‘ciclo di Epinay’ dal nome del congresso del 1971. E’ allora che François Mitterrand è riuscito a mettere insieme le diverse anime del socialismo. Una lunga storia terminata. Dopo le presidenziali, ci sarà un chiarimento: in un senso o nell’altro”.

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