Tzvetan Todorov (1939-2017)

VITA

Nato a Sofia nel 1939, Tzvetan Todorov, dopo la laurea, nel 1963, si trasferisce a Parigi, dove studia filosofia del linguaggio con Roland Barthes. Ha insegnato all’Ecole pratique des hautes études e alla università Yale. E’ stato direttore del Centre de recherche sur les arts et le language di Parigi. Muore a Parigi nel 2017 dopo una lunga malattia.

OPERE

I formalisti russi.Teoria della letteratura e del metodo critico (1965), Torino, 1968; Recherches sémantiques, Paris, 1966; Littérature et signification, Paris, 1967; Grammaire du Décaméron, Paris, 1978; La letteratura fantastica (1970), Milano, 1977; Teorie del simbolo , (1977), Milano, 1984; Les genres du discours,Paris, 1978; Michail Bakthine:le Principle dialogique, suivi de Ecrits du cercle de Bakthine, Paris 1981; La conquista dell’America. Il problema dell’ “altro” (1982), Torino, 1984; Critica della critica. Un romanzo di apprendistato (1984), Torino, 1986; Io e gli altri, Torino, 1990; Face à l’extrême (1991; trad. it. 1992); Une tragédie française: été 1944, scènes de guerre civile (1994; trad. it. Una tragedia vissuta, 1995); Les abus de la mémoire (1995); Benjamin Constant. La passion démocratique (1997, trad. it. 2003); Le jardin imparfait (1998); Mémoire du mal. Tentation du bien (2000; trad. it. 2001); Le nouveau désordre mondial. Réflexions d’un européen (2003; trad. it. 2003). Tra le ultime opere si segnalano: L’esprit des Lumières (2006; trad. it. 2007); Les aventuriers de l’absolu (2006); La litterature en peril (2007; trad. it. 2008); L’art ou la vie! Le cas Rembrandt (2008; trad. it. 2011). In La peur des barbares. Au-delà du choc des civilisations (2008; trad. it. 2009), muovendosi da una critica alle teorie di S. Huntington sullo “scontro di civiltà”, Todorov  ha indagato i concetti di civiltà e di barbarie riconnettendoli saldamente al tessuto storico e sociopolitico in cui si consumano oggi i conflitti etnici e segnalando l’urgente necessità dell’apertura di un dialogo multiculturale. Tra le opere successive vanno ancora citate: L’expérience totalitaire. La signature humaine (2010); Goya à l’ombre des Lumières (2011; trad. it. 2013); Les ennemis intimes de la démocratie (2012; trad. it. 2012); La peinture des Lumières (2014; trad. it. 2014); Insoumis (2015; trad. it. 2016).

PENSIERO
Dopo i primi lavori di critica letteraria dedicati alla poetica dei formalisti russi, l’interesse di Todorov si allarga alla filosofia del linguaggio, disciplina che egli concepisce come parte della semeiotica o scienza del segno in generale. In questo contesto Todorov cerca di cogliere la peculiarità del “simbolo” che va interpretato facendo ricorso, accanto al senso materiale dell’enunciazione, ad un secondo senso che si colloca nell’atto interpetativo. Ne deriva l’inscindibile unità di simbolismo ed ermeneutica. Con La conquista dell’America, Todorov ha intrapreso una ricerca sulla categoria dell'”alterità” e sul rapporto tra individui appartenenti a culture e gruppi sociali diversi. Questo tema, che ha la sua lontana origine psicologica nella situazione di emigrato che Todorov si trova a vivere in Francia, trova la sua compiuta espressione in un ideale umanistico di razionalità, moderazione e tolleranza.

(Grande dizionario enciclopedico UTET)

°°°

Giulia Cosio, Tzvetan Todorov: ipotesi per un ritratto a figura intera, ACME – Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, Volume LXV – Fascicolo III – Settembre-Dicembre 2012, http://www.ledonline.it/acme/

Esistono pensatori che tutti studiano, ma pochi conoscono: uno di questi

è senz’altro Tzvetan Todorov. Intellettuale di origine bulgara emigrato in

Francia nel 1963, in quasi cinquant’anni di instancabile attività nell’ambito

delle scienze umane Todorov è ormai un esponente universalmente noto

del pensiero contemporaneo, ed un punto di riferimento autorevole per

discipline anche molto diverse tra loro: basti la constatazione che studi

antropologici e di teoria letteraria sono accomunati, spesso, dalla

presenza di un testo di Tzvetan Todorov nelle indicazioni bibliografiche.

Ed è vero che Todorov è un pensatore poliedrico, e che i suoi interessi

coprono un campo vastissimo, campo che negli anni ha progressivamen-

te incluso la letteratura e la politica, passando per la scoperta dell’Ameri-

ca e l’arte fiamminga, l’analisi dei totalitarismi e i valori dell’umanesimo.

Senza contare che il suo stile di scrittura rimane sfuggente: i suoi libri si

collocano a metà tra la riflessione filosofica e la storia delle idee, tra il

saggio morale e quello storico, sono opere “ibridate” nella loro intima

natura, impossibile da classificare in maniera esaustiva.

vi è un nesso inscindibile tra pensiero e vita; le idee non sono solo la

rappresentazione o l’illustrazione degli eventi, ne sono il motore profondo.

La storia è certo governata anche da fattori economici, sociali, politici;

non per questo le idee devono essere ridotte ad un ruolo puramente passivo:

«[…] anzitutto, rendono possibili le azioni; poi permettono di farle accettare:

si tratta dopotutto, di azioni decisive. Se non ne fossi convinto, perché avrei

scritto questo testo, il cui scopo è anche di agire sui comportamenti?»

Sembra che il filosofo bulgaro non possa fare a meno di ancorare

la riflessione al fatto concreto; poco righe sopra si sono riportate le parole

con cui Todorov dichiarava di prediligere il pensiero alle idee; la stessa

preferenza spiega ora come mai la sua produzione sia costellata di

racconti esemplari: lo è tanto il libro che lo ha reso noto al grande

pubblico, La conquista dell’America, il problema dell’altro, quanto le

opere più recenti sui drammi del totalitarismo, Una tragedia vissuta e

Di fronte all’estremo. Todorov racconta di eventi, incontri con l’altro che

hanno incarnato le segrete dinamiche del nostro essere insieme, o contro,

o insieme contro. Todorov ammette di non sentirsi a suo agio nella

filosofia pura, «non padroneggio bene questa postura, non sono a mio

agio nel discorso di tipo totalmente astratto»; raccontare diventa allora

un modo di trovare risposte. Ciò significa riammettere un rapporto tra

la filosofia e l’arte del racconto? Sì, perché questo procedimento sceglie

la narrazione come metodo di interpretazione. Come lo stesso Todorov

dice all’inizio de La conquista dell’America, dai tempi di Socrate ci sono

due modi di parlare ad un uditorio: l’argomentazione logica e il mito. La

scelta di Todorov si orienta, spesso, verso il secondo, il quale è ribattez-

zato, appunto, “storia esemplare”:

[…] ho scelto di raccontare una storia. Più vicina al mito che all’argo-

mentazione logica, essa tuttavia se ne distingue sotto due aspetti: prima

di tutto perché è una storia vera (mentre il mito poteva, ma non doveva

necessariamente esserlo), e in secondo luogo perché il mio principale

interesse è più quello di un moralista, che di uno storico: il presente

mi importa assai più del passato. Alla domanda: come comportarsi nei

confronti dell’altro? Non sono in grado di rispondere se non narrando una

storia esemplare (è il genere che ho scelto), una storia – dunque – quanto

più vera possibile, ma della quale cercherò di non perdere mai di vista

quel che gli esegeti della Bibbia chiamavano il senso tropologico o morale.

Il termine umanesimo, così come usato da Todorov, «si riferisce alle

dottrine secondo le quali l’uomo è il punto di partenza e il punto di arrivo

delle azioni umane». L’umanesimo, considerato come una famiglia

di pensiero più che come corrente filosofica unitaria, ha dei pensatori

di punta che per Todorov sono Rousseau, Montesquieu, Montaigne,

Benjamin Constant. Autori molto diversi, ma che affidano tutti all’uo-

mo una funzione conoscitiva e morale più importante di quanta non ne

avesse prima; proclamando l’uomo punto di partenza delle sue azioni,

ne fanno un essere autonomo e libero; definendolo un punto di arrivo,

lo costituiscono a finalità ultima di ogni azione nel mondo, al di fuori

di ogni legittimazione trascendente. In queste premesse è evidentemente

implicita l’idea della dignità dell’uomo, la quale ne implica un’altra:

la dignità di tutti gli uomini. La riflessione sull’universalità della natura

umana è al centro del pensiero umanista, così come quella del valore

irriducibile dell’individuo: la sfida consisterà, allora, nel riuscire a praticare

insieme la libertà e l’apertura ai valori, alla responsabilità, al prossimo.

L’impegno è quello di rifiutare, insomma, l’aut-aut imposto: questa è la

definizione di umanesimo in Todorov, e si vede bene come il senso della

parola designi un atteggiamento di pensiero ben determinato, ma trasversale

a molte epoche, autori, orientamenti. Come annuncia lo stesso Todorov, «non

uso questa parola né in senso storico né in senso morale: me ne servo per

designare una dottrina che accorda all’essere umano un ruolo particolare».

In realtà, questi ruoli sono tre: in quanto soggetto-io, l’uomo è considerato

come origine dei suoi atti, dunque libero agente responsabile delle sue azioni;

in quanto oggetto-tu l’uomo diventa l’unico destinatario, fine ultimo degli atti

medesimi; infine, come orizzonte universale, l’uomo diventa lo spazio della

propria azione: quello dell’umanità intera.

 

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