La tragicommedia apparente

Ah! La stampa italiana! Da parecchie settimane se non mesi segue il confronto all’interno del Pd e non riesce a offrirne una interpretazione accettabile. Il ritorno dei comunisti. Una questione di calendario. Uno scontro di potere. Ognuna di queste etichette coglie un aspetto di ciò che sta accadendo, nessuna mette il dito sulla piaga. In gioco c’è il destino di Matteo Renzi, l’uomo che ha governato il paese per tre anni circa e che vorrebbe conservare un ruolo di primo piano nella prossima legislatura. Dove sta il punto? Renzi come riformatore può aver fatto molto o poco, a seconda dei punti di vista. Molto in assoluto, poco rispetto all’enormità dei problemi sul tappeto, dal debito pubblico alla crescita mancata e alla disoccupazione giovanile che ne è un aspetto. Come stratega politico Renzi, invece, ha sicuramente perso le sue scommesse, non ha ridotto il peso dei Cinque Stelle e non ha davvero realizzato lo sfondamento a destra. Tutto questo è emerso con palmare evidenza alla scadenza del referendum. Il pugile suonato è tuttavia ansioso di tornare sul ring. A questo punto prende corpo il fantasma dell’opposizione interna al Pd. Una banda di sconfitti, in passato o in prospettiva. E tuttavia i vari Speranza, Rossi e Emiliano, per non parlare di Bersani e D’Alema incarnano anche una volontà di riportare il Pd a sinistra. A parole sembra un progetto chiaro, nei fatti le intenzioni restano nebulose, perché qui manca tutto l’armamentario che dovrebbe accompagnare una vera rivincita: una effettiva cultura di governo, proposte capaci di determinare spostamenti nelle scelte elettorali dei cittadini, personale politico nuovo, ossia volti nuovi e credibili, oltre che un leader riconoscibile e riconosciuto. Da un punto di vista europeo, se si guarda alla Francia, gli equivalenti sono presto trovati: la sinistra interna fa pensare a Hamon, Renzi invece si sente vicino a Macron che si muove fuori dal partito socialista; al posto di Mélenchon in Italia c’è la sinistra esterna al Pd (Fratoianni, Fassina e altri ancora). Non è una impasse di poco conto. Le vie d’uscita sono la scissione da qualcuno pure auspicata, per esempio da Giuliano Ferrara, oppure il ricompattamento che molti giornalisti e commentatori caldeggiano  anche se poi non sanno pronunciarsi meglio sulle forme e sui contenuti. Oh, certo, non sta ai giornali offrire soluzioni. La contemplazione, sia pure scandalizzata,  dell’abisso nondimeno delude e riesce stucchevole, alla lunga. Le incertezze in campo democratico non sono una particolarità italiana. Meriterebbero una riflessione più attenta. Per ora, unite alla scarsa capacità di governo, hanno prodotto il grillismo. Speriamo che il futuro non ci riservi sorprese peggiori.

Nella foto, Mélenchon, Hamon e Macron

https://palomarblog.wordpress.com/2017/02/15/un-partito-in-cerca-di-autore/

http://machiave.blogspot.it/2015/03/lazar-le-tre-sinistre.html

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