Anche i sondaggi mentono, nell’età della “post-verità”?

Il tema,  oggi molto dibattuto, del valore dei fatti  a fronte delle emozioni e delle opinioni può riguardare anche una materia  apparentemente  non sfiorabile dall’alea della “post-verità”.  E temo che dovremo occuparcene presto, in vista di importanti tornate elettorali, dopo averlo incontrato nel periodo in cui si sono svolti il Referendum costituzionale italiano  e l’elezione del Presidente degli Stati Uniti.

La questione riguarda la capacità dei #sondaggi di prevedere “come andrà a finire”, una capacità che per diverso tempo abbiamo attribuito un po’ fideisticamente alla statistica e ai  molto raffinati strumenti previsivi a sua disposizione. Le delusioni sono arrivate, per il vasto pubblico, tutte insieme in tempi abbastanza recenti, quando  anche i migliori sondaggisti, italiani e internazionali, hanno  sbagliato consistentemente le loro previsioni sul voto.  Prendendo solo gli ultimi esempi appena citati, nel caso del #Referendum la media dei sondaggisti, che pure avevano unanimemente previsto la vittoria del NO, l’avevano però collocata molto al di sotto di quanto poi si è verificato (59,95% contro, mediamente, il 50-41% degli ultimi rilevamenti (cfr. wikipedia su Sondaggi/referendum/2016/Italia)   e con un’affluenza prevista inferiore a quanto poi avvenuto in realtà.

Altrettanto è capitato per le elezioni americane. Anche in questo caso e fino quasi all’ultimo minuto, i sondaggi prevedevano che #Clinton fosse in testa, anche se non in modo travolgente, rispetto a # Trump, che ha vinto invece  le elezioni.

Come sia possibile che ciò accada lo spiega molto bene, anche se con un linguaggio tecnico adeguato all’ostilità della materia, Flavio Bonifacio in una sua riflessione dal titolo “I sondaggi mentono?” che trovate qui:  Metis-ricerche_referendum_2016.

In sostanza la questione è di tipo prevalentemente tecnico, in quanto le variabili da prendere in considerazione, e che debbono essere utilizzate per ponderare adeguatamente  i risultati “bruti” delle interviste, sono veramente molte. Ma bisogna anche tener conto di almeno altri due fattori importanti: da un lato, le enormi pressioni che le società di ricerche di questo tipo ricevono nei periodi in cui si stanno svolgendo i sondaggi e che possono far sì che vengano pubblicati risultati ancora incompleti e non sufficientemente “ragionati”, per accontentare  gli opinionisti, i media, e i principali attori delle elezioni in corso. Dall’altro, il guaio è che  ciò che i sondaggisti ci dicono di volta in volta in merito ai risultati delle loro interviste influenza l’#opinione pubblica e diventa  a sua volta un attore  nel sistema della comunicazione, e le idee, i contenuti, vengono trascinati e indirizzati dalla retorica dei media. Cosicché la realtà viene influenzata e indirizzata da una delle rappresentazioni possibili della stessa realtà. In sostanza la #parola diviene  la protagonista delle contese elettorali, non solo perché in bocca ai contendenti può manipolare la realtà, attraverso #fake news e spudorate  contraffazioni, ma anche perché può indirizzare gli elettori spaesati, indecisi o deliberatamente attendisti, verso una o un’altra posizione, a seconda del verso preso dalla maggioranza teorica dei rispondenti a un sondaggio. Quindi i sondaggi non mentono, ma possono  condizionare la #verità.

Annunci

Un pensiero su “Anche i sondaggi mentono, nell’età della “post-verità”?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...