Vaghe stelle dell’Orsa

L’aggettivo vaghe in apertura esprime un’idea di bellezza e di splendore lontano. Lontano e indefettibile tanto quanto è precaria la nostra vita sulla terra. E subito le stelle diventano oggetti propri di un paesaggio interiore, passato e presente. La poesia si fa terrestre, umana. Traccia di una vita che fu e che torna nel pensiero: un’altra vita, quella del poeta fanciullo. Sono cadute le illusioni ma l’incanto si rinnova, acquistando una ricchezza che si sgrana  nel respiro largo del verso scolpito parola dopo parola.

Giacomo Leopardi

Le ricordanze (Canti, XXII, 26 agosto – 12 settembre 1829)

Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
Tornare ancor per uso a contemplarvi
Sul paterno giardino scintillanti,
E ragionar con voi dalle finestre
Di questo albergo ove abitai fanciullo,
E delle gioie mie vidi la fine.
Quante immagini un tempo, e quante fole
Creommi nel pensier l’aspetto vostro
E delle luci a voi compagne! allora
Che, tacito, seduto in verde zolla,
Delle sere io solea passar gran parte
Mirando il cielo, ed ascoltando il canto
Della rana rimota alla campagna!
E la lucciola errava appo le siepi
E in su l’aiuole, susurrando al vento
I viali odorati, ed i cipressi
Là nella selva; e sotto al patrio tetto
Sonavan voci alterne, e le tranquille
Opre de’ servi. E che pensieri immensi,
Che dolci sogni mi spirò la vista
Di quel lontano mar, quei monti azzurri,
Che di qua scopro, e che varcare un giorno
Io mi pensava, arcani mondi, arcana
Felicità fingendo al viver mio!
Ignaro del mio fato, e quante volte
Questa mia vita dolorosa e nuda
Volentier con la morte avrei cangiato.

1. Vaghe: belle, incantevoli. Orsa: il riferimento è alla costellazione dell’Orsa Maggiore.
2. ancor per uso: come era mia abitudine una volta (nell’infanzia: v. 5, fanciullo).
4. ragionar: colloquiare.
5. albergo: la casa paterna.
7. immagini: immaginazioni. fole: fantasie, illusioni.
8. creommi: creò in me. l’aspetto vostro: la vostra vista.
9. e… compagne!: e delle altre costellazioni (luci).
10. in verde zolla: su un prato verde.
12-13 Guardando il cielo e ascoltando il canto della rana lontana (rimota) nella vastità della campagna.
14. appo: presso (dalla preposizione latina apud).
15-17 Mentre sussurravano per il vento i viali odorosi (odorati) e i cipressi laggiù nel bosco.
17-19 Nella casa paterna risuonavano i dialoghi (voci alterne) e le tranquille attività (opre) domestiche.
20. mi spirò: mi ispirò.
23-24 Immaginando (fingendo) mondi misteriosi e felicità sconosciute nella mia vita futura.
25-27 Inconsapevole del mio destino e di quante volte in seguito avrei scambiato volentieri con la morte questa mia vita priva di qualsiasi piacere (nuda).
°°°

Zibaldone

Uno de’ maggiori frutti che io mi propongo e spero da’ miei versi, è che essi riscaldino la mia vecchiezza col calore della mia gioventú; è di assaporarli in quella età, e provar qualche reliquia de’ miei sentimenti passati, messa quivi entro, per conservarla e darle durata, quasi in deposito; è di commuover me stesso in rileggerli, come spesso mi accade, e meglio che in leggere poesie d’altri: oltre la rimembranza, il riflettere sopra quello ch’io fui, e paragonarmi meco medesimo; e in fine il piacere che si prova in gustare e apprezzare i propri lavori, e contemplare da se compiacendosene, le bellezze e i pregi di un figliuolo proprio, non con altra soddisfazione, che di aver fatta una cosa bella al mondo; sia essa o non sia conosciuta per tale da altrui (Pisa, 15 febbraio, ultimo venerdí di Carnevale. 1828).

All’uomo sensibile e immaginoso, che viva, come io sono vissuto gran tempo, sentendo di continuo ed immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedrà cogli occhi una torre, una campagna; udrà cogli orecchi un suono d’una campana; e nel tempo stesso coll’immaginazione vedrà un’altra torre, un’altra campagna, udrà un altro suono. In questo secondo genere di obbietti sta tutto il bello e il piacevole delle cose. Trista quella vita (ed è pur tale la vita comunemente) che non vede, non ode, non sente se non che oggetti semplici, quelli soli di cui gli occhi, gli orecchi e gli altri sentimenti ricevono la sensazione (Recanati, 30 novembre 1a Domenica dell’Avvento).

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