Quanto ci manca Ulisse

Pensateci un po’: “un uomo che, al contrario di tanti altri eroi greci e troiani, non si lascia mai andare agli impulsi passionali, ma, prima di agire, riflette, presta attenzione ai sentimenti altrui, preferisce l’uso della parola a quello delle armi, e mira al fine della sopravvivenza e della vittoria”. Riuscireste a trovare, adesso, qui e ora, qualche degno portatore di un profilo simile tra i nostri politici? Non sarà questo il problema, questo è parte del problema. La riforma intellettuale e morale, sempre necessaria, dovrebbe cominciare dalle persone. Da un nuovo Ulisse, per esempio. Ce ne sono stati, nella storia d’Italia, ce ne sono stati. Cavour, Giolitti, Giovanni Amendola, De Gasperi, Togliatti, Nenni, Moro, Berlinguer, Prodi. Curiosa lista. Chi vuole intendere intenda.

ULISSE è il nome, passato attraverso il latino Ulixes, dell’eroe greco Odisseo (Odysseus), forse la figura mitica e il personaggio che ha conosciuto maggior fortuna nell’immaginario e nella storia dell’Occidente e, oggi, anche oltre. Tale successo è dovuto essenzialmente a due fattori: il carattere poliedrico di Ulisse, e le straordinarie avventure di cui egli è protagonista. Ulisse non è infatti personaggio che possieda una sola caratteristica positiva o negativa, ma un eroe complesso, un essere umano a tutto tondo, le cui varie sfaccettature possono essere sfruttate in un senso o nell’altro dagli artisti e dagli interpreti. Per molti versi egli appare sin dall’inizio come Uno, Nessuno, e Centomila.

Nell’Illiade, per esempio, Ulisse non è il protagonista, ma emerge come essenziale allo sviluppo della trama: è lui che, in un famoso discorso (II, 359 ss.), evita lo sfaldamento delle truppe greche, lui che conduce l’ambasceria ad Achille (IX, 288 ss.); ma sono lui e Diomede che assieme si recano a spiare il campo troiano, facendo poi strage dei Traci (X). Guerriero non di secondo ordine, al suo combattere e al suo essere ferito viene dedicata una parte del Libro XI, mentre più tardi le sue doti atletiche vengono esaltate quando nel Libro XXIII vince la corsa e la lotta nei giochi funebri in onore di Patroclo, ma lascia che Achille premi Aiace per la seconda. Nel ciclo completo riguardante la guerra di Troia, poi, è di Ulisse l’idea che porterà i Greci alla vittoria, e cioè la costruzione del cavallo che permetterà loro l’ingresso nella città dopo dieci anni di assedio. Un uomo insomma dotato di grande senso politico e di non indifferenti qualità diplomatiche, maestro di eloquenza, dall’ingegno pronto e astuto (è protetto sin da ora da Atena, dea dell’intelligenza), valoroso e crudele quanto basta in guerra, forte fisicamente nonostante la piccola statura. Soprattutto, un uomo che, al contrario di tanti altri eroi greci e troiani, non si lascia mai andare agli impulsi passionali, ma, prima di agire, riflette, presta attenzione ai sentimenti altrui, preferisce l’uso della parola a quello delle armi, e mira al fine della sopravvivenza e della vittoria.

Tutte queste qualità sono approfondite e moltiplicate nell’Odissea, il poema di cui è finalmente protagonista principale e che narra il suo ritorno in patria, ad Itaca, dopo la guerra di Troia. Qui, è sin dall’inizio eroe «dal multiforme ingegno», che conosce il mondo e l’animo degli uomini, che molto sopporta nei dieci anni del nostos verso la casa, la moglie, il figlio, il padre. Personaggio sostanzialmente centripeto, «nostalgico» (letteralmente, malato di ritorno) e mai dimentico dei propri affetti fondamentali, viene però sottoposto a un lungo errare e ad avventure strabilianti che da una parte patisce, dall’altra non rifiuta, e persino, in certa misura, ricerca. È lui ad esempio che vuole assolutamente esplorare la terra dei Ciclopi, mentre i suoi uomini lo esortano ad evitarla; è lui che, dopo gli avvertimenti di Circe, vuole ascoltare il canto delle Sirene nonostante ne conosca l’estremo pericolo.

In sostanza l’Ulisse dell’Odissea è l’eroe dell’esperienza umana, dell’intelligenza, della conoscenza e della sopravvivenza. Lo sviluppo del personaggio nel corso del poema (il quale è strutturato per la prima volta nella letteratura occidentale secondo quello che già Aristotele identificava come «doppio intreccio», e si mostra capace di tutte le più raffinate tecniche narrative e drammatiche) segue un percorso complesso, ma che si può riassumere al modo seguente: una prima progressiva riduzione al nulla, al Nessuno con il nome del quale si presenta a Polifemo per ingannarlo, ma che tale è veramente quando giunge sfinito, privo di uomini e di ogni avere, incrostato di sale e letteralmente nudo, nell’isola dei Feaci; e una successiva, faticosa riconquista della propria identità attraverso la memoria e l’esperienza del ritorno, che comprende anche quella di povero mendicante nella sua stessa casa.

Utet letteratura

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