La morte del poeta

Quand il est mort, le poète,
Quand il est mort, le poète,
Tous ses amis,
Tous ses amis,
Tous ses amis pleuraient. Quand il est mort le poète,
Quand il est mort le poète,
Le monde entier,
Le monde entier,
Le monde entier pleurait.

On enterra son étoile,
On enterra son étoile

Anna Zafesova, Addio a Evtushenko il poeta dai mille volti

È morto a 84 anni nella sua casa americana l’intellettuale sovietico più celebre e controverso, fu dissidente e cantore del regime
«In Russia un poeta è più di un poeta». L’incipit del poema del 1965 La centrale idroelettrica di Bratsk è stato forse il verso più famoso di Evgheny Evtushenko, il suo manifesto poetico e il suo programma di vita. La morte del poeta, nell’ospedale di Tulsa, Oklahoma, dove insegnava dal 1991, ha già riacceso la polemica che l’ha accompagnato per tutta la vita. Per i suoi ammiratori, russi e occidentali, è il più grande poeta russo del dopoguerra, l’erede di Majakovskij e Pasternak (accanto al quale ha voluto essere sepolto), un eroe del dissenso, un Nobel mancato.
Per i suoi critici è un abile assemblatore di prolissi versi di attualità, un narcisista vanitoso e avido di riconoscimenti, un ambiguo servo del potere e, forse, anche un informatore del Kgb. Ma sicuramente è stato molto più di un poeta e la sua morte, a 84 anni, … chiude forse per sempre un’epoca in cui in Russia i poeti erano politici, modelli da imitare, rock star, dispensatori di verità e distruttori di regimi.
… In 70 anni di letteratura Evghenij Alexandrovich Evtushenko ha scritto migiaia di righe in versi e in prosa, spaziando a 360 gradi tra argomenti e stili: poesie d’amore, poemi autobiografici e storici, canzoni e racconti. Ha girato e interpretato film, dipinto e fotografato, dedicandosi a ogni argomento: donne, politica, guerra, storia, con una facilità di componimento che gli permetteva di apparire in prima pagina della Pravda,
accanto all’editoriale. Ha scritto di Cernobyl e dell’Afghanistan, della crisi di Cuba e della perestrojka, di Stalin e di Gorbaciov, spesso con punti di vista opposti sullo stesso argomento.
La sua statura letteraria è sempre stata vista con scetticismo, ma la sua popolarità era immensa. Nato nel profondo della Siberia, iniziò a comporre da ragazzo, e divenne famoso negli Anni 50-60, quando negli anni del disgelo krusceviano la poesia era diventata un fenomeno di libertà, una manifestazione di piazza, una subcultura alternativa all’arte ufficiale. I poeti leggevano le loro poesie ai piedi del monumento a Majakovskij, e radunavano folle nell’Auditorium del museo Politecnico, con gli ammiratori che li portavano in trionfo sulle spalle. Erano l’equivalente delle rockstar, e Evtushenko, provocatorio ed eccentrico non solo nei componimenti, ma anche nei vestiti e negli atteggiamenti, era l’indiscusso numero uno.
Quell’epoca finì, insieme al breve periodo delle speranze in un socialismo dal volto umano. Ma Evtushenko rimase, in un esercizio di equilibrismo che forse fu la sua opera principale. … Poteva permettersi più di chiunque altro: era uno dei pochi sovietici a viaggiare apertamente per l’Occidente, cambiava mogli (quattro, con cinque figli), sfoggiava giacche indicibili, si permetteva di fare l’americano a Mosca, era il volto «liberale» del Cremlino. …
Una vita di amori, passioni politiche – ha incontrato Robert Kennedy e Fidel Castro, Brezhnev e Nixon – e compromessi. La perestrojka lo vide in prima fila, eletto deputato a furor di popolo nelle prime elezioni semilibere del 1989. I ragazzi che oggi scendono in piazza nei pressi del monumento di Majakovskij probabilmente non l’hanno mai sentito nominare. Per i loro padri resta il simbolo di un’epoca.
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