Le Variazioni Goldberg

Leonetta Bentivoglio, Beatrice Rana: “La mia passione si chiama Bach, la sua umanità vi sorprenderà”, la Repubblica, 9 aprile 2017

Beatrice Rana suona il pianoforte come una regina che possiede il segreto della calma. Incline alla compostezza e al mistero, a 24 anni conta sul successo globale e su un susseguirsi di sold out da star del rock. Quando suona Le Variazioni Goldberg di Bach, che sta portando trionfalmente in giro per il mondo e che ha registrato in un fortunatissimo disco, ci cattura dentro un cerchio magico che non s’allenta per quasi un’ora e mezza. Il suo dialogo con Bach è di sudditanza e sovranità: un paradosso che in lei si concretizza. Esprime un cosmo sterminato di passioni filtrando in un’apparente spontaneità l’imperio assoluto della tecnica.

Come può una ventenne avventurarsi con tanta maestria nel capolavoro monumentale delle “Goldberg”?
“Mi sono sentita sempre vicina a Bach, e il mio insegnante e mentore Benedetto Lupo, con cui mi sono formata al Conservatorio di Monopoli in Puglia, la mia terra natale, m’incoraggiò a studiare le “Goldberg” fin dall’infanzia. Ricordiamoci che il primo, leggendario disco delle ” Goldberg” di Glenn Gould uscì a metà anni Cinquanta, quando lui aveva la mia età. Tornò a inciderle nell’81”.

La versione di Gould dura molto meno della sua.
” Non include tutti i ritornelli. In più Gould tendeva a lanciarsi in velocità folli. Comunque l’interpretazione di un brano va contestualizzata nell’epoca cui appartiene”.

Le “Goldberg” così come le fa lei sarebbero state inconcepibili in passato?
“Sì. Per molto tempo non sono state suonate interamente davanti a un pubblico in quanto troppo lunghe e difficili. Busoni le ridusse a un “morceau de concert” d’una ventina di minuti. Altri pianisti le suddivisero in due parti con un intervallo. Oggi s’è capito che nel riaffacciarsi della Variazione se ne coglie meglio il significato. Come osservandola da più punti di vista”.

Cosa rappresentarono per Bach queste Variazioni?
” Erano il volume finale del ” Clavier- Übung”, progetto in cui convogliò la summa delle proprie abilità. Nel tomo conclusivo un’aria presa da Händel diventa lo spunto su cui sviluppare trenta Variazioni in dieci gruppi da tre, nel segno di un’indagine che, oltre a essere compositiva, è matematica e geometrica. Ma si tratta di una geometria trascesa, capace di far emergere profondi aspetti umani”.

Le ” Goldberg” furono pensate per il clavicembalo, cioè per due tastiere, mentre lei suona il pianoforte.
” Il suono del clavicembalo riempiva stanze piccole e salotti di corte: spazi non paragonabili alle grandi sale da concerto odierne. Io cerco di essere il più vicina possibile alla scrittura clavicembalistica ma allo stesso tempo uso il pedale, che aiuta a livello timbrico. Smussa le spigolosità e durezze del pianoforte”.

C’è una prospettiva maschile di affrontare le “Goldberg”, condizionata proprio dal mito Gould?
“Rispondo segnalando un tema che non riguarda specificamente Bach: noi suoniamo sempre pezzi scritti da uomini. Vedi Beethoven, Brahms, Chopin, Schumann… Autori il cui mondo riflette esplicitamente tratti maschili “.

Avverte la distanza del suo essere donna?
“Mi succede con Beethoven. Provo un senso di estraneità davanti alla sua produzione tarda. L’Appassionata è il frutto di un uomo scontroso, infelice, solitario e afflitto da un principio di sordità. Rivendico la diversità dei miei ventiquattro anni al femminile”.

Perché dice che il tema del maschile non riguarda Bach?
” Perché Bach supera distinzioni di genere creando una musica assoluta. Su di lui circola un altro pregiudizio: lo si considera talmente spirituale da essere inavvicinabile. Ma non si tiene conto della sua immensa umanità. La sua musica riflette canoni inattaccabili da opinioni estetiche soggettive. È perfetta, e quindi ricca di emozioni. Non narra una storia né descrive nulla. Ma può aprirsi a squarci di humour e tuffarci in abissi di tristezza”.

L’assetto matematico non regge l’ampia gamma di registri emotivi?
” No. La forte struttura delle ” Goldberg” sostiene l’interprete. Se l’architettura è debole bisogna trovare un edificio su cui fondare la propria ottica, mentre qui la potenza strutturale elimina il problema”.

Quali sono i momenti cruciali dell’itinerario?
Le Variazioni iniziali sono brevi, veloci e concatenate. Qualcosa d’importante accade nella quindicesima, dove la solarità del tema prende ad adombrarsi in nuove atmosfere emotive. Dopo una pausa di riflessione irrompe un’Ouverture, cioè una rinascita, e le Variazioni si fanno più lunghe, complesse e autonome. Il secondo snodo decisivo è la venticinquesima, detta la ” perla nera”: in quest’oggetto raro e prezioso Bach tocca il fondo”.

Il fondo o l’apice?
“Gli estremi coincidono. Quando pare che non si possa scendere di più in profondità, s’avvia il percorso che conduce all’esplosione finale: dalla venticinquesima Variazione parte un climax che ci guida verso il canto di gioia della trentesima. Infine il terzo momento-chiave è il ritorno dell’aria iniziale, che sebbene identica suona diversa. Cos’è cambiato? L’aria o noi? Noi, naturalmente. Dopo l’immersione nella “montagna d’oro” delle “Goldberg”, tutti, compresa la pianista, non sono più gli individui di prima”.

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2017/04/09/news/beatrice_rana_la_mia_passione_si_chiama_bach_la_sua_umanita_vi_sorprendera_-162572032/

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