Jean-Luc, Bertinotti di Francia

Aldo Cazzullo, Voto in Francia, Mélenchon e Le Pen. I due estremi che si giocano tutto,  Corriere della Sera, 23 aprile 2017

 … Più che la Le Pen, a un italiano Mélenchon ricorda però Bertinotti nei suoi momenti più belli. Entrambi ex socialisti, bravi come oratori, ancora meglio come affabulatori (per non dire parolai), fascinosi con i loro occhi chiari, affascinati da Castro e Chávez, accurati nel vestire. Cliccatissima in rete la foto di Mélenchon con un Rolex da 17 mila euro: era un falso («porto da sempre un Seiko che costa cento volte meno!»). Era vera invece la citazione di un’intervista del 1991 al Parisien, in cui il gauchiste dice che «l’unico partito a riabilitare la politica è il Front National».

L’occasione da giocare

Stanotte il lungo viaggio si conclude. Per Jean-Luc come per Marine è l’occasione della vita. Lui sogna il ballottaggio, ma sarà durissima. Lei può essere in testa — i sondaggi non lo dicono, le voci di redazione sì — per poi giocarsi tutto tra due settimane; e già fa sapere che non vivrebbe all’Eliseo, per non scombussolare i tre figli e i tre gatti. Il secondo posto è il risultato minimo. Se invece non dovesse farcela, la detestata nipotina Marion è pronta a sottrarle la leadership, fresca dei suoi 27 anni. Ma sarebbe una sorpresa clamorosa. Mélenchon non ha sospeso la campagna dopo l’assassinio dell’agente Xavier Jugelé. Ha sostenuto che i terroristi non devono influenzare la vita democratica, e ha tenuto sino all’ultimo i suoi «Apéro des insoumises», gli aperitivi in cui brinda con altri irriducibili come lui. La Le Pen si è ritirata nella sua Hénin-Beaumont, il triste borgo minerario dove un tempo governavano i comunisti e dov’è ora sindaco il fido Steeve Briois (lei è consigliera comunale). La settimana scorsa in Bretagna, terra d’origine del padre, un contestatore l’ha sfidata a parlare bretone: non sapeva una parola. Ringalluzzito, le ha urlato: «Se non parli neanche la tua lingua, come puoi pensare di essere migliore dei tuoi avversari?». Lei gli ha risposto a tono: «Perché tutti loro sono già stati al potere. Tutti». Anche Jean-Luc Mélenchon: ministro dell’Istruzione del governo Jospin fino al 21 aprile 2002, quando i candidati di sinistra si eliminarono l’un l’altro, e il ballottaggio fu tra le due destre.

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