La casa dei Krull

I Krull sono tenuti ai margini del paese sia fisicamente che socialmente: famiglia di naturalizzati proprietaria di un emporio, nonostante ogni sforzo fatto per integrarsi, i Krull continuano a sentirsi stranieri, al punto che il loro negozio non viene visitato dalla gente del luogo, nemmeno chi abita vicino a loro, e gli unici clienti sono le mogli dei marinai che vanno avanti e indietro lungo il canale.

Quando nelle acque di fronte all’emporio viene ripescato il cadavere di una ragazza, violentata e uccisa, il paese non sembra avere alcun dubbio: deve essere stato qualche membro della famiglia Krull.
Poco importa l’assenza di prove: l’ostilità della comunità francese contro questa famiglia tedesca cresce di pagina in pagina.

I Krull sono una minoranza e rappresentano un perfetto capro espiatorio: mentre le pressioni esterne crescono a dismisura, la famiglia dovrà comunque fare i conti con il passato e con colpe e vergogne nascoste, il tutto sotto gli occhi di un loro cugino che pare estraneo a loro tanto quanto loro sono estranei alla comunità francese.

Il sospetto e i pregiudizi nei confronti di immigrati e di chiunque sia “estraneo” fanno sempre più parte della vita di tutti i giorni, e tale atteggiamento viene rinforzato e manipolato da una serie di uomini politici interessati al mantenimento di uno status quo in grado di mantenere determinati privilegi a scapito dei diritti dei più.

La casa dei Krull di Georges Simenon è ancora oggi un romanzo profetico e un monito nei confronti di pericolose derive future, che tanto future ormai non sono più.

Georges Simenon, La casa dei Krull (1938), traduzione di Simona Mambrini

… Erano le ultime parole del quaderno. Accordi di piano rimbalzavano su tutte le pareti di casa. Hans andò a sedersi dietro la cugina Liesbeth che aveva un lungo naso appuntito.

«Diamine! Non è esattamente uno spasso vostro fratello!».

Lei sorrise ma non disse nulla.

«Nemmeno vostra sorella Anna, del resto!»

C’era una carta da parati a fiorellini. Dalla finestra aperta entrava l’estate, insieme ai rumori della strada e soprattutto, ogni tre minuti, al festoso scampanellio del tram giallo. La fermata distava soltanto una cinquantina di metri, e ogni volta si udiva lo stridio dei freni che facevano cadere un po’ di sabbia sui binari.

«Poco fa» spiegò Hans guardando la nuca della cugina «mi sono sentito parecchio in imbarazzo davanti a vostro padre…».

«Come mai? Perché è così silenzioso?».

«No… Perché mi ha chiesto notizie del mio…»

«Ed è una domanda imbarazzante?».

«Be’, sì!… Mio padre è morto da quindici anni…».

Lo aveva detto in tono scherzoso e Liesbeth, che si era girata di scatto a guardarlo, a sua volta non riuscì a trattenere un sorriso.

«Ma la lettera?… Quella che vostro padre ha scritto ai miei genitori?…».

«… che io ho scritto!».

«Perché?».

Lui si grattò la testa in modo comico. Benché fosse il Krull tedesco, come dicevano in casa, aveva una carnagione quasi scura, un aspetto quasi meridionale, mentre i Krull francesi avevano conservato un colorito di porcellana danese.

«Non lo so nemmeno io… Ho pensato che una lettera da parte di mio padre avrebbe fatto più effetto… Sono bravo a imitare le calligrafie… Così ho scritto che mio figlio Hans aveva bisogno di passare due o tre mesi in Francia per perfezionare la lingua…».

La fissava negli occhi e lei fu costretta a distogliere lo sguardo.

«Siete arrabbiata?».

«La cosa non mi riguarda… Ma se mio padre…».

«Glielo direte?».

«Per chi mi prendete?».

«Cercate di capire, dovevo assolutamente lasciare la Germania e avevo solo pochi marchi… Allora mi è venuto in mente il fratello di mio padre… Mi chiedevo solo se, dopo tanti anni, abitasse ancora nella stessa città… Mi sembra strano che la gente resti così a lungo in un posto…».

«E voi?».

«Io ho vissuto un po’ dappertutto in Germania: a Berlino, a Monaco, e anche in Austria. Poi ad Amburgo e su un piroscafo dell’Amerika Line…».

«Cosa facevate?».

«Qualunque cosa, quello che capitava … Sul piroscafo suonavo nell’orchestra… A Berlino mi occupavo di cinema…».

«È meglio se qui non raccontate queste cose» disse lei voltandosi verso il pianoforte.

«Lo so!».

«Allora perché me ne avete parlato fin dal primo momento?».

«Così!» rispose avviandosi verso la porta, dove si fermò un istante a squadrarla.

Subito dopo dal salotto uscì un profluvio di note.

http://machiave.blogspot.it/2015/04/simenon-maigret-e-le-donne.html

https://palomarblog.wordpress.com/2016/08/17/come-scatta-lamore/

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2 pensieri su “La casa dei Krull

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