Se n’è andato Rodotà

Cosenza 30 maggio 1933 [Roma,  23 giugno 2017]. Giurista. Professore emerito di Diritto civile all’Università di Roma La Sapienza. Politico. Eletto alla Camera come indipendente di sinistra nel 1979, 1983, 1987, ex presidente del Pds (1991-1992), ex garante per la privacy (1997-2005) e padre del pensiero che ha dato origine all’ossessione italiana per la privacy. Alle elezioni per il presidenza della Repubblica nell’aprile 2013, appoggiato dal Movimento 5 Stelle, arrivò a prendere 250 voti.
«Ha una passione politica antica, sin dagli anni dell’adolescenza, quando correva nella notte all’edicola ad attendere l’uscita del mitico Mondo di Mario Pannunzio. Bambino, nella piccola casa del padre che era un semplice insegnante di matematica di origine albanese, in quella Cosenza in cui si sciolse il Partito d’Azione, passavano personaggi del calibro di Riccardo Lombardi e Ugo La Malfa. Passione politica divampata subito, nell’animo del giovane Stefano, che s’iscrive al partito radicale di Pannunzio, che conosce insieme a Luigi Spaventa e Tullio De Mauro su presentazione di Elena Croce, ma poi rifiuta di candidarsi in Parlamento per il partito di Pannella. Radicale nella difesa del principio di uguaglianza, in Parlamento Rodotà entra come indipendente nelle liste del Pci». (Antonella Rampino) [Sta 18/4/2013].
«Una volta giunto alla Camera, approda alla commissione Affari costituzionali e vi ritorna nel 1983, quando diventa presidente del gruppo Misto e nel 1987. Intanto si avvicina la caduta del Muro, la fine del Pci e la nascita del Pds. Rodotà diventa prima ministro ombra della Giustizia di Occhetto e poi il primo presidente del nuovo partito della sinistra. Quindi ha fatto parte delle commissioni bicamerali Bozzi e De Mita-Iotti per la modifica della Costituzione. Esce dal Parlamento nel 1994 e torna all’insegnamento universitario. Ma nel 1997 diventa il primo presidente dell’Autorità per la privacy e vi rimane fino al 2005, accompagnando il lavoro universitario agli interventi nel dibattito politico e giuridico» (Silvio Buzzanca) [Rep 18/4/2013].
Il 25 maggio 1992 ha presieduto, in sostituzione di Oscar Luigi Scalfaro, l’ultima seduta del Parlamento convocato per l’elezione del capo dello Stato. Scalfaro, che all’epoca era presidente della Camera ma anche candidato al Quirinale, in quell’occasione aveva preferito lasciare a Rodotà la presidenza.
È tra gli autori della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea. È stato componente del Gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie.
Fra i più accesi oppositori del ddl bavaglio sulle intercettazioni proposto dall’ultimo governo Berlusconi. Nel 2009 un duro scontro con l’allora ministro della giustizia Alfano sul caso di Eluana Englaro (vedi Peppino Englaro). Nel 2013 ha firmato l’appello di MicroMega per l’ineleggibilità di Berlusconi.
«Indipendente. È quel che è stato tutta la vita: indipendente, a turno, dai socialisti, dai radicali, dai comunisti. Tra gli indipendenti di sinistra trovò la giusta collocazione e i giusti compagni di autonomia e di tante battaglie civili. L’indipendenza lo spinse a diventare presidente del Pds senza essersi mai iscritto» [Pietrangelo Buttafuoco, Dizionario dei nuovi italiani illustri e meschini 31/10/1998].
Nell’aprile 2013 candidato per il Quirinale dal Movimento 5 Stelle. In realtà era arrivato terzo alle consultazioni online dei grillini, ma Milena Gabanelli e Gino Strada rinunciarono. «Vivo queste manifestazioni con il giusto distacco ironico, è un periodo ipotetico dell’irrealtà. Ho lasciato la politica parlamentare quasi vent’anni fa, non ho tratto benefici personali dai miei incarichi, ho rifiutato diverse offerte: una volta mi chiamò Prodi dalle Nazioni Unite chiedendomi di fare il commissario della Federcalcio, amo molto lo sport, a malincuore dissi di no. Se guardo indietro vedo che ho fatto sempre quello che mi sentivo capace di fare. E alla mia età mi fa sinceramente piacere che qualcuno si ricordi di me» (a Marco Damilano) [Esp 8/3/2013].
La sua candidatura al Quirinale spaccò il Pd (Fabrizio Barca: «Incomprensibile che il partito non appoggi Rodotà»), fu tuttavia ufficialmente appoggiato solo dal Movimento 5 Stelle per i sei scrutini che portarono poi alla rielezione di Giorgio Napolitano (prese 240 voti al primo; 230 al secondo; 250 al terzo; 213 al quarto; 210 al quinto; 217 al sesto)..
«Poteva essere molto più elegante il professor Stefano Rodotà: un passo indietro un minuto dopo l’accettazione della ricandidatura da parte del capo dello stato lo avrebbe elevato al di sopra degli schiamazzanti che urlavano il suo nome in piazza Montecitorio come fosse Ho Chi Minh o Che Guevara» (Barbara Palombelli).
Sostenitore della Fondazione Teatro Valle bene comune, nata dopo l’occupazione del teatro romano. «In nome del benecomunismo, dice che criticare l’attività del Valle non è un atto di difesa della legalità: è un’azione di stampo nazista» (Claudio Cerasa).
• Nel 2014, una delle voci più critiche circa le riforme del Senato e della legge elettorale portate avanti dal governo Renzi. In proposito ha parlato a più riprese di «svolta autoritaria».
Scriveva su Repubblica. Tra i suoi libri: Intervista su privacy e libertà (2005), Elogio del moralismo (2011), Il diritto di avere diritti (2012) tutti editi da Laterza. Da ultimo Il mondo nella rete. Quali i diritti, quali i vincoli (Laterza, 2014).
Fratello dell’ingegnere Antonio Rodotà (1935-2006, già presidente dell’Agenzia Spaziale Europea) e padre della giornalista del Corriere della Sera Maria Laura. In famiglia soprannominato “il Garante” [Antonella Rampino, La Stampa 18/4/2013].

GIORGIO DELL’ARTI, scheda aggiornata al 25 luglio 2014

http://www.repubblica.it/politica/2017/06/23/news/e_morto_il_giurista_stefano_rodota_-168926894/

Addio a Stefano Rodotà. Sfogliando le vecchie annate del Mondo ho ripescato questo suo intervento del 1958 sul referendum sulla Quinta Repubblica in Francia. Paventava la svolta autoritaria. Questo per dire, senza ironia, che aveva le sue stelle polari e non le ha abbandonate mai; che veniva comunque da un mondo (maiuscolo e minuscolo) a me molto caro; e che anche se non condividevo quasi nulla delle sue idee degli ultimi anni, era, nel suo ambiente, uno dei pochi che stimavo e ascoltavo sempre volentieri. (Guido Vitiello)

 

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