Lo smottamento

Se fosse una setta, se la sua vittoria dovesse essere la vittoria di una setta, il socialismo dovrebbe esprimere sulla storia il giudizio proprio di una setta, dovrebbe dare la sua simpatia a quei piccoli gruppi le cui formule sembrano meglio annunciare la sua o a quelle fazioni ardenti che spingendo quasi alla follia la passione del popolo sembravano rendere insostenibile il regime che vogliamo abolire. Ma non è da una esasperazione partigiana, è dallo sviluppo potente e vasto della democrazia che il socialismo verrà fuori ed è per questo che, in ogni momento della Rivoluzione francese, mi chiedo: qual è la politica che meglio serve l’intera Rivoluzione, tutta la democrazia? (Jean Jaurès, 1903)

Goffredo De Marchis, La paura dei renziani: “Congiura anti-Matteo”, la Repubblica, 28 giugno 2017

… Prodi giura anche che fino alla fine rimarrà neutrale tra Renzi e Pisapia, ma la sua nota fa saltare il tappo che Walter Veltroni aveva anticipato nell’intervista a Repubblica. Ricapitolando, emerge il quadro di un vero smottamento del Partito democratico. Veltroni, Prodi, Franceschini e Piero Fassino che ne condivide il giudizio e l’analisi. Sono i padri fondatori del Pd e, guarda caso, anche interlocutori privilegiati del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. A loro va aggiunto Nicola Zingaretti (che sabato andrà alla manifestazione di Piazza Santi Apostoli), partner di tutta l’area vicina al premier a Roma e nel Lazio. Defilato ma attentissimo, rimane Enrico Letta. Anzi, i renziani considerano l'”esule” del Pd la vera carta nel mazzo di Prodi, sempre che il Professore sia solo un king maker e non giochi una sua partita. Alcuni raccontano di un incontro molto importante avvenuto qualche giorno fa tra il Professore e l’ex premier al quale era presente anche Arturo Parisi. In questo modo, l’accerchiamento è completo.

La situazione è molto complicata, anche se i fedelissimi di Renzi dicono che “Matteo se lo aspettava e tra un paio di giorni la tempesta rientrerà”. Il contrario di ciò che pensa un prodiano di peso, con una certa memoria storica: “Questa fase mi ricorda il centrodestra nel 2007 alla vigilia della crisi del governo di Romano. Un bel giorno Berlusconi salì sul predellino, s’invento il Pdl e sconvolse la politica”. Ma chi può essere l’uomo del predellino a sinistra, chi ha la forza che aveva allora il Cavaliere?

L’isolamento di Renzi, al di là delle dichiarazioni di facciata, appare oggi un dato di fatto. Non basta la scelta zen a mascherare l’arrabbiatura del segretario. Gli attacchi disorientano gli elettori, come dice Renzi, ma minano la stabilità del gruppo dirigente. Graziano Delrio ammutolisce quando gli mostrano la dichiarazione di Prodi. È un brutto colpo per chi crede nella stagione ulivista ma è un renziano convinto. Agli amici il ministro delle Infrastrutture indica una via d’uscita: “Diciamo subito di sì alle primarie con Pisapia. Sono sicuro che le vincerà Matteo. Una nuova legittimazione non è lesa maestà e non può fargli male”. È una scelta. Da fare a prescindere dalla legge elettorale, dalle coalizioni sì o no. Anche perché se qualcuno spera che, attaccato su tutti i fronti, Renzi faccia un passo indietro “non lo conosce – dice Delrio – . Non ci credo nemmeno se lo vedo”. In questo modo la guerra è appena iniziata.

COMMENTO

Stiamo assistendo allo scontro tra due identità bloccate che si escludono a vicenda. Non c’è solo bisogno di un federatore, a questo punto. C’è bisogno di qualcuno che faccia compiere all’intera discussione un salto di qualità e si imponga come un punto di riferimento e una guida al di là degli steccati. Renzi e Prodi in tal senso sono il problema, non la soluzione.

http://www.repubblica.it/rubriche/l-amaca/2017/06/27/news/l_amaca_del_27_giugno_2017-169253002/

 

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