Marx sulla Rivoluzione russa

Quella russa era stata la prima traduzione in lingua straniera del Capitale. L’opera originale in tedesco era stata stampata nel 1867 in mille copie. La traduzione russa uscì nel 1872, ne furono stampate tremila copie che si vendettero in un anno o due, mentre l’opera originale aveva impiegò non meno di quattro anni per esaurire la sua più limitata tiratura. Nel 1880 Marx scrisse al suo amico Sorge: “In Russia … il Capitale è letto e apprezzato più che in qualunque altro luogo”. Era un segnale che non fu colto o fu colto malamente anche in un tempo successivo. La diffusione del Capitale era avvenuta in questo caso senza alcun rapporto con lo sviluppo del movimento operaio o con la diffusione delle idee marxiste.  Quella che interessava i lettori russi era la rappresentazione del capitalismo industriale che per il loro paese era un fenomeno appartenente al futuro. Il traduttore, Danielson, era un populista che sperava in uno sviluppo economico attuato senza passare per il capitalismo. Nel 1881 i nodi vennero al pettine. La populista Vera Zasulič scrisse a Marx una lettera assai spregiudicata in cui arrivava a chiedere in particolare una risposta, oltre che sul possibile destino della comune rurale, sulla “teoria della necessità storica per tutti i paesi del mondo di passare attraverso tutte le fasi della produzione capitalista”.  La risposta tardò ad arrivare. Marx scrisse tre bozze prima di trovare la formulazione per lui più soddisfacente. Fu probabilmente quello l’ultimo suo scritto di una certa importanza. Nella lettera dell’8 marzo 1881 l’autorevole esperto si diceva spiacente di non poter fornire “una succinta esposizione, destinata alla pubblicazione”. Sperava tuttavia che “qualche riga fosse sufficiente a togliere alla cittadina Zasulič ogni dubbio circa il malinteso riguardante la sua [di Karl Marx, si intende] cosiddetta teoria. Intanto la fatalità storica del movimento che doveva condurre all’espropriazione dei coltivatori agricoli era espressamente limitata ai paesi dell’Europa occidentale. Quanto alla comune rurale essa era per lui “il fulcro della rigenerazione sociale in Russia” (Lettere, pp. 57-58).

Marx a Vera Ivanovna Zasulich [il testo originale è in francese]

8 marzo 1881

41 Maitland Park Road, Londra N.W.

 

Cara Cittadina,

Un disturbo nervoso che da circa dieci anni mi assale periodicamente mi ha impedito di rispondere prima alla Sua lettera del 16 febbraio. Mi dispiace di non poterLe fornire una succinta esposizione, destinata alla pubblicazione, della questione che mi ha fatto l’onore di sottopormi. Da mesi ho promesso un lavoro sullo stesso tema al Comitato di San Pietroburgo. Tuttavia spero che alcune righe siano sufficienti a toglierLe  ogni dubbio circa il malinteso riguardante la mia cosiddetta teoria.

Analizzando la genesi della produzione capitalista, affermo:

“Alla base del sistema capitalistico si trova quindi la separazione radicale del produttore dai mezzi di produzione… la base di tutta questa evoluzione è l’espropriazione dei coltivatori. Essa si è compiuta in modo radicale solo in Inghilterra… Ma tutti gli altri paesi dell’Europa occidentale percorrono lo stesso movimento (Il Capitale, ed. francese, p. 315).

La “fatalità storica” di questo movimento è quindi espressamente limitata ai paesi dell’Europa occidentale. Il motivo di questa limitazione è indicato nel seguente passaggio del XXXII capitolo: “La proprietà privata, fondata sul lavoro personale… viene soppiantata dalla proprietà privata capitalistica, fondata sullo sfruttamento del lavoro altrui, sul lavoro salariato” (op. cit., p. 340).

In questo movimento in Occidente si tratta dunque della trasformazione di una forma di proprietà in un’altra forma di proprietà privata. Per i contadini russi si tratterebbe invece di trasformare la loro proprietà comune in proprietà privata.

L’analisi esposta nel Capitale non fornisce ragioni né a favore né contro la vitalità della comune rurale, ma lo studio speciale che ne ho fatto, e per il quale ho cercato il materiale nelle fonti originali, mi ha convinto che questa comune è il fulcro della rigenerazione sociale in Russia; ma affinché essa possa funzionare in quanto tale, occorrerebbe prima eliminare tutte le influenze deleterie che l’assalgono da ogni lato e poi assicurarle le condizioni normali per uno sviluppo naturale.

Ho l’onore, cara Cittadina, di essere il suo devoto

Karl Marx


Vera_Zasulitch

Zasuličʃasùl’ič›, Vera Ivanovna. – Rivoluzionaria (Michajlovka, Smolensk, 1851 – Pietrogrado 1919); aderì a 17 anni al populismo e fu arrestata per aver collaborato con S. G. Nečaev (186971). Dopo aver compiuto un attentato contro il capo della polizia di Pietroburgo Trepov (1878) venne processata e rilasciata ed emigrò in Svizzera. Tornata in Russia, collaborò con V. G. Plechanov; fu tra i fondatori del gruppo marxista Osvoboždenie Truda (“Emancipazione dal lavoro”) e fece parte della redazione dell’Iskra. Nel dissidio tra Lenin e Plechanov, appoggiò quest’ultimo; aderì quindi al gruppo menscevico Edinstvo (“Unità”) e combatté aspramente i bolscevichi. Tradusse in russo opere di Marx e Engels; scrisse anche saggi su Voltaire e Rousseau e sulla storia della Prima Internazionale.

http://machiave.blogspot.it/2017/09/marx-il-primitivo.html

 

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2 pensieri su “Marx sulla Rivoluzione russa

  1. date le premesse, che senso ha poi parlare di comunismo realizzato da difendere? Al comunismo i paesi del cosiddetto socialismo reale non sono mai di fatto arrivati. L’opulenza si è vista se mai nelle società dell’Occidente, distribuita male volendo, ma opulenza pur sempre. I sovietici si erano inventati in realtà, come sai benissimo e meglio di me, una specie di economia statale pianificata. Stalin cominciò a parlare di socialismo in atto già negli anni Trenta. Forse mentiva sapendo di mentire. Forse. E anche Trockij con lo Stato operaio degenerato non sembrava capire quello che era successo. Mi sembra.

  2. Ripensando a quanto realmente Marx ha detto in merito a una possibile forma economica di tipo comunista, ovvero al ribaltamento del modello di produzione capitalistico che prevede “la separazione radicale del produttore dai mezzi di produzione… “, si può arrivare ad affermare, facendo un’ardita estrapolazione, che lo stesso Marx avrebbe avuto forti dubbi sul modello economico sovietico. Infatti quest’ultimo si è costruito sulla separazione radicale dei mezzi di produzione dai precedenti “possessori”, i capitalisti, ma per assegnarli allo Stato, non certo ai produttori, che hanno continuato ad esserne separati. E tra i produttori e lo Stato, i “gradi di separazione” sono stati probabilmente più dei canonici sei, nell’Unione Sovietica della fase finale del leninismo e per tutte le fasi successive.
    Se il modello statalista/stalinista sia stato tale a causa dell’arretratezza cultural-economica della Russia zarista o perché basato su una idea ossessiva della messa in sicurezza del comunismo realizzato, o ancora per la radicalizzazione del concetto di dittatura del proletariato, non sono in grado di dire. Ma sono abbastanza convinta che Karl sarebbe stato in grado di analizzarne le cause.

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