In difesa della Costituzione

Ecco il discorso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la remissione del mandato per la formazione del governo da parte del professor Giuseppe Conte.

Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata – com’è noto – una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un’intesa, dopo un ampio lavoro programmatico. Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo. Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche. Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo. Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com’ è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione. Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere. Questo pomeriggio il professor Conte – che apprezzo e che ringrazio – mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale. In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni. Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia. La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari. Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano. A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato. L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane. Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento. È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani. In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo. L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea, e ne è protagonista. Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico. Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale. Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale. Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento. Nelle prossime ore assumerò un’iniziativa.

Una manifestazione di sostegno al Presidente della Repubblica è prevista per oggi a Torino, in Piazza Castello, alle 18,30.

 

 

4 pensieri su “In difesa della Costituzione

  1. A me sembra sempre più chiaro che il problema dell’euro zona è la democrazia. Non ci sono sé e ma che tengano, sostituirsi al volere popolare in nome di presunte emergenze o irresponsabilità va ben oltre il ruolo di garanzia che la Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica. E non esiste nella civiltà occidentale valore più alto di quello democratico rappresentato dal voto universale di un popolo

    1. Forse per lei, Roberto, i principi liberali non appartengono alla civiltà occidentale. La sovranità del popolo nella teoria liberale non prevale per esempio sulle decisioni di un tribunale. Lì sono i giudici a decidere, in base alle leggi, e non il popolo a maggioranza. La nostra Costituzione all’articolo 11 afferma poi: “L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Sovrano certo significa superiorem non recognoscens. Ogni tanto però qualcosa di superiore alla volontà popolare esiste, è previsto dalle norme fondamentali addirittura. Sempre la Costituzione all’articolo 92 dice: ” Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Nelle circostanze date il nostro Presidente ha esercitato un potere previsto dalla legge. Oltre la sovranità del popolo, c’è l’imperio della legge, nella nostra civiltà. Altrimenti sarebbe possibile far votare il popolo sulla colpevolezza o l’innocenza di un imputato, tanto per dire. Non pretendo di imporre il mio punto di vista. Il mio è un invito alla riflessione. Continui pure a pensarla come crede, naturalmente. Non tutti la pensano come lei, questo è un fatto che lei forse potrebbe ammettere.

      1. La ringrazio per la risposta, cordiale e chiara. Rispetto il suo punto di vista, io non metto nessuno sul banco degli imputati ma credo che l’atto del presidente Mattarella vada ben oltre il ruolo che a lui compete. Riguardo all’articolo 11 esso, come ben dice, prevede limitate cessioni di sovranità in “condizioni di parità” con gli altri stati, cosa che in tutta evidenza non riguarda la costruzione europea. Basta vedere come i cosiddetti populismo crescano ovunque proprio grazie alle evidenti asimmetrie economiche e sociali presenti in UE. Un governo euro critico sarebbe forse stato causa di rotture o un’opportunita di dialogo su evidenti problematiche che lasciano trasparire un futuro incerto in cui la pace sociale verrà messa a dura prova? Io non so rispondere, ma il problema come dicevo nel commento sopra e che questa possibilità non ci è stata concessa e ciò per me rimane inaccettabile. Grazie ancora per aver dato spazio ai miei commenti

      2. Lei ha davvero esposto in modo eccellente le sue ragioni. Complimenti. La mia logica non può nulla contro la sua evocazione della diseguaglianza e della disparità. L’argomento ultimo che resta è sempre il richiamo alla forma, al modo: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione”. Senza quelle forme e quei modi l’esercizio della sovranità diventa barbarico. Altro che civiltà. Un cordiale saluto

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