Segnali della rivolta borghese

Vittorio Feltri, Mangia quanto vuoi ma non in vetrina, Libero, 3 gennaio 2019

Caro Matteo Salvini, sa che ho una moderata simpatia per lei, quindi non si offenderà se oso darle un consiglio non richiesto: si metta a dieta. E se proprio non riesce a placare il suo poderoso appetito, cerchi almeno di non pubblicizzarlo attraverso i cosiddetti social che ogni dì la mostrano mentre addenta con cupidigia cibi di vario tipo e genere. Constatare che anche lei, come tutti gli umani, sente i morsi della fame e di conseguenza si nutre con la voracità di un lupo, può suscitare comprensione: la gente vedendola ritratto sui siti internet nell’atto quasi bestiale di addentare pane e nutella oppure altre leccornie prodotte in Italia, di sicuro sente che il ministro dell’Interno è uno dei nostri, nel senso che è un signore molto vicino e molto simile al popolo, sempre intento a mettere insieme il pranzo con la cena e magari con la merenda e la colazione. Ma c’è un limite da non oltrepassare per non dare la sensazione ai cittadini che il vicepremier, durante il giorno, sia impegnato soltanto a ingerire cibo.

L’attività masticatoria è forse l’unico elemento che dimostri l’unità nazionale, accomuna la sinistra, la destra e persino il centro (benché non esista più), però essa evoca altresì un vizio antico della politica patria: il magna magna forsennato dei parlamentari cui si devono le sfortune del Paese in termini di debito pubblico. L’idea che senatori e deputati non abbiano altra occupazione che quella di riempirsi la pancia ormai è invalsa, al punto che i fessacchiotti pentastellati progettano di ridurre le indennità loro spettanti in quanto titolari di seggi a Montecitorio e a Palazzo Madama.

Insomma, caro Salvini, se continua pubblicamente a ruminare suffraga un brutto sospetto: che lei punti solamente a riempirsi la pancia di pietanze, come succede a ogni avido mai satollo. Si dia una calmata. Oppure si avventi sulle vivande lontano dagli sguardi indiscreti dei frequentatori del Web, i quali poi la giudicano un ingordo leccapiatti. Tra l’altro desidero amichevolmente segnalarle che farsi notare col boccone in bocca, se da un canto suscita simpatia negli appetenti, che si sentono in buona compagnia, dall’altro provoca disgusto in chi, viceversa, è morigerato e considera volgare l’inghiottimento ostinato di alimenti. Quando vado al ristorante con qualcuno che parla mentre sbrana una cotoletta, e proietta intorno a sé pallottoline di masticato, mi fa ribrezzo, dovendomi difendere dalle medesime pallottoline con svariati artifizi. Buon pranzo Salvini, ma lo degusti con discrezione, possibilmente lontano dai nostri occhi presbiti.

Azzurra Noemi Barbuto, Le donne italiane sono le più istruite al mondo, Libero, 3 gennaio 2019

I nostri livelli di crescita dal 2001 ad oggi si attestano ad un misero e raccapricciante 2%, mentre Stati come la vicina Polonia, che fino a due decenni fa consideravamo alla stregua del Terzo Mondo, arrivano al 98%. Non solo siamo pressoché fermi, ma anche incapaci di utilizzare come converrebbe una delle nostre risorse fondamentali per la ripresa: il capitale umano femminile, che risulta essere il più istruito sul pianeta, stando ai dati del World Economic Forum.

Ben altre priorità ha il sedicente governo del cambiamento. Luigi di Maio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, che afferma di avere abolito la povertà magicamente per decreto, insieme al suo compagno di merende Alessandro Di Battista, giramondo grillino con lo zaino in spalla (pieno di spocchiosità), tuttavia, hanno confortato gli italiani durante il cenone di San Silvestro. «Buon 2019. Sarà l’anno in cui vi regaleremo una bella legge che taglia gli stipendi a tutti i parlamentari», hanno assicurato sui social network.

Dunque, l’economia italiana è stagnante da decenni, siamo afflitti dalla disoccupazione, oltre cinque milioni di italiani vivono in condizioni di povertà assoluta, il debito pubblico è alle stelle, e Luigino & Company ci promettono con sorrisi smaglianti che taglieranno gli stipendi a deputati e senatori, operazione che non inciderà minimamente sul volume delle tasche degli abitanti della penisola né sulle casse dello Stato.

MISURA COLMA

Basterebbe questo per avere la misura (oramai colma) dell’incompetenza e dell’evanescenza (ahinoi, pericolosa) di questa classe dirigente che utilizza malcontento e rabbia degli italiani per restare al potere senza adottare alcun provvedimento efficace teso a cancellare le cause di questa sofferenza. E di certo non lo farà il reddito di cittadinanza, che non potrà moltiplicare addirittura per tre un’offerta di lavoro del tutto assente.

Ci saremmo aspettati da colui che è a capo del dicastero del Lavoro e dello Sviluppo che magari assicurasse che nel 2019 verranno adottate misure per agevolare l’occupazione di quella componente femminile, la più colta del Paese, la quale, pur rappresentando una risorsa preziosa per l’espansione economica, viene messa ai margini di un mercato del lavoro in cui chi ha il pene la fa ancora da padrone, pur essendo munito di curriculum (e anche quoziente intellettivo) inferiore.

Secondo il rapporto annuale sul Global Gender Gap (World Economic Forum), ci siamo conquistati un bel primato: siamo i primi al mondo per iscrizione delle donne all’università (per ogni 100 maschi iscritti ci sono 136 femmine, completano gli studi il 17,4% delle seconde e il 12,7% dei primi, inoltre il 60% dei laureati con lode è di sesso femminile). VITA ECONOMICA

Di contro, siamo al 118esimo posto su 140 (i peggiori non solo in Europa ma in tutto l’Occidente) per partecipazione femminile alla vita economica del Paese, dove la disoccupazione delle donne è di tre punti percentuali più elevata di quella maschile.

E sorge spontaneo un dubbio: non è che forse le cose andrebbero meglio per la nostra economia se ci fossero negli uffici pubblici e non, nelle istituzioni, nei tribunali, nei quotidiani (dove nessuna è direttore) più donne? A ciò si sommano le disparità nel trattamento economico, categoria in cui siamo al 126esimo posto. Insomma, anche quando vengono assunte e se ne riconoscono le competenze, le fanciulle percepiscono compensi inferiori rispetto ai colleghi maschi che ricoprono le medesime funzioni.

Ma il ministro del Lavoro, Luigino di Maio, cosa ne sa? Non ha studiato eppure dirige uno dei ministeri-chiave della nazione, e dichiara in TV di avere abolito la povertà, e a capodanno garantisce agli italiani che taglierà gli stipendi ai deputati. E sembra essere una parodia di se stesso. Invece è tutto reale. Così reale da fare paura. Oltre che schifo.

Eppure, anche le femministe sostenitrici del me-too stanno zitte e si passano lo smalto sulle unghie. Si infiammano solo per una mano sul ginocchio, a cui basterebbe rispondere con una ginocchiata sulle palle o un “vaffanculo” senza piagnucolare troppo, per le compagne di genere, intelligenti, capaci, istruite, specializzate, che smettono persino di cercarlo il lavoro tanto sono scoraggiate, neanche una parola.

Non ci resta che chiederci perché stiamo rinunciando alla nostra parte migliore.

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