La perdita dell’innocenza

Il fanatismo partigiano ancora caratterizza le reazioni al decreto sicurezza. C’è chi come Ezio Mauro si ostina a attaccarlo con argomentazioni moraleggianti, c’è chi come Luca Ricolfi torna a mettere sotto accusa la sinistra per l’arroganza ideologica. Eppure un ragionamento che risponda alla questione della scelta più proficua per il paese si può sempre fare. Non il Bene contro il Male, ma valutazioni nel merito.
In tal modo si arriva per esempio al giudizio dello storico Hillgruber sulla soluzione finale. Si possono accantonare i criteri morali per vedere se quella politica è stata utile alla Germania. Se ha favorito la vittoria o la sconfitta nel conflitto mondiale. Quella politica, secondo Hillgruber, ha favorito la sconfitta, perché ha sottratto risorse allo sforzo di guerra.
Leggiamo ora Mario Deaglio, che associa le valutazioni sugli effetti presumibili del decreto a considerazioni di ordine strategico più che morale:

“Per quanto riguarda il decreto sicurezza, è evidente che, così com’è formulato, butterà per strada decine o forse qualche centinaio di migliaia di immigrati, ora ospitati in strutture di vario genere, in attesa che venga definita la loro condizione giuridica. Gli immigrati vittime di questo trattamento saranno non solo meno sicuri ma anche meno controllabili e la maggior disperazione di questi disperati sembra destinata a far aumentare, e non certo a far diminuire, l’insicurezza collettiva. Quello che sembra un risparmio potrebbe rivelarsi un elevatissimo costo economico-sociale. Per le autorità locali si tratterà di un costo aggiuntivo in presenza di una legge finanziaria non certo generosa nei loro confronti. Per tutti gli italiani dotati di un certo tipo di coscienza ci sarà un senso di vergogna nel vedere che il proprio paese si accanisce così contro i poveri del mondo proponendo soluzioni di breve periodo a un problema strutturale.
Tutto ciò naturalmente non toglie che esista in Italia una grande domanda di sicurezza, alla quale occorre dare risposta e che alcune parti del decreto siano un tentativo di muoversi in quella direzione. Proprio questo bisogno di sicurezza deve indurre a ripensare un decreto che, in alcuni aspetti importanti, potrebbe portare a un effetto contrario a quello previsto”.

Con tutto il rispetto per la sicurezza, c’è modo e modo. E non è neppure detto che il decreto sia davvero utile a garantire una maggiore sicurezza, anzi. Allora l’iniziativa dei sindaci assume tutto il suo significato. Siamo sul terreno della politica, si tratta di stabilire quale scelta può essere la più vantaggiosa. Si dà il caso che i governanti attuali  non agiscano per il meglio, neppure da un punto di vista nazionale. C’è tutto lo spazio per una iniziativa in senso contrario. Non una crociata, il semplice richiamo a un diverso ordine di misure, possibili e ben altrimenti vantaggiose. Deaglio, le madamine di Torino per la Tav, la Chiesa per i migranti significano un’altra cosa ancora più importante. I sessanta milioni di italiani distinti da isolate conventicole di traditori sono un mito. E’ questa la perdita dell’innocenza per i gialloverdi. Il paese è diviso, altro che storie. La divisione arriva a lambire la stessa maggioranza, si veda Di Maio che cerca di salvare la faccia con la salvezza offerta a donne e bambini mentre Salvini punta i piedi.

Gianpasquale Santomassimo

Trovo ingiusta l’irrisione di molti verso l’iniziativa dei sindaci, che potrà avere il merito di sollecitare in qualche modo il giudizio della Corte costituzionale – l’unico organo che può stabilire in merito alla costituzionalità delle leggi – su un provvedimento che appare contraddittorio, sbagliato e inutilmente vessatorio.
Al tempo stesso vedo con allarme il rifluire di ciò che resta della sinistra ancor più che in passato attorno al tema esclusivo di migranti e immigrati.
Qualcuno addirittura propone di raccogliere firme per un referendum abrogativo della legge Salvini. Eppure devono esistere modi meno dolorosi per suicidarsi.

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