Basta un clic

Vittorio Sabbadin, Basta un clic per lasciare il lavoro e diventare un fantasma, La Stampa, 13 gennaio 2019

Bisogna assumere una persona. Il candidato si presenta, supera il primo colloquio, supera anche il secondo. Fa buona impressione, si decidono lo stipendio e l’orario, il lavoro inizia. Ma dopo un paio di giorni la nuova promessa dell’ufficio non arriva più in azienda. Non risponde al telefono, né ai WhatsApp, né alle mail: è completamente sparito. Una volta il capo del personale avrebbe avvisato la polizia temendo qualche disgrazia; oggi invece annota sul computer un altro abbandono per ghosting.
Ghosting (da ghost, fantasma) era un termine che conoscevamo già prima del 2018, ma si riferiva solo alle persone che sparivano senza lasciare traccia dopo il primo appuntamento con qualcuno conosciuto online. L’anno scorso la pratica ha però cominciato a diventare abituale anche nelle aziende: a essere lasciati al tavolo del ristorante, mentre l’altro scappa dalla proverbiale finestra del bagno, sono oggi i datori di lavoro, soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.
Il fenomeno è così diffuso che la Federal Reserve americana l’ha sottolineato nel Beige Book di dicembre. Anche un’inchiesta di LinkedIn in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord ha rivelato che il 95% delle aziende ha avuto esperienze di ghosting, con il 48% degli imprenditori convinto che il fenomeno sia cresciuto negli ultimi mesi. Psicologi, sociologi e cacciatori di teste sono al lavoro per capire che cosa stia accadendo: perché mai, dopo avere accettato un lavoro, lo si dovrebbe abbandonare improvvisamente senza dare una spiegazione e senza farsi più trovare?
Gli studiosi di Freud e Jung dicono che è colpa dei genitori. I millennial che oggi cercano lavoro hanno avuto un’infanzia difficile, con padre e madre spesso assenti, per tacere di quando se ne andavano da casa divorziando. Fanno semplicemente come hanno visto fare. Per i sociologi è colpa di Internet e dei social. Oggi i ragazzi che chattano tutto il giorno hanno sviluppato una naturale avversità per le conversazioni difficili. Il ghosting non è altro che un segno dei tempi, un’applicazione alla realtà quotidiana di quello che si fa abitualmente online. Perché perdere tempo a spiegare a qualcuno che ho cambiato idea, quando posso entrare in un altro mondo con un clic?
Per i cacciatori di teste come David Hunt, fondatore della compagnia di reclutamento britannica Hyperion, i datori di lavoro stanno invece raccogliendo quello che hanno seminato. «Hanno trattato malissimo quelli che cercavano un posto, lasciandoli senza spiegazioni quando non li assumevano. Bisogna rispondere a tutti, essere sempre disponibili, altrimenti prima o poi si verrà trattati allo stesso modo». Alla base delle improvvise sparizioni dei nuovi assunti potrebbe esserci anche un clima sempre più soffocante e competitivo nelle aziende.
Poiché negli Usa e in Gran Bretagna le offerte di lavoro qualificato abbondano, non è difficile lasciare un impiego opprimente per trovarne uno migliore. E non c’è bisogno di spiegare niente: anche nessuna risposta è a suo modo una risposta.

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