Quello che chiediamo

Siamo lontani dal coro di consensi che accompagna l’azione di governo. Il numero uno degli imprenditori milanesi accoglie il premier Conte con un discorso che invoca una svolta nell’indirizzo politico del governo. Sono notazioni a margine, per il momento nulla cambia. Salvo un particolare di primaria importanza. Tutti si affannano a ripetere che non c’è alternativa. Ecco, a leggere questa semplice cronaca, si vede che una opposizione più o meno nascosta nel paese c’è. Come c’è una nuova élite che, pur variamente composta, si mostra orientata al futuro.

Fabio Poletti, Industriali delusi dal governo. “Fermate la deriva di odio”, La Stampa, 31 gennaio 2019

Davanti alla platea degli industriali milanesi che lo aspettavano da 243 giorni e lo vedono dal vivo per la prima volta, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si muove sul velluto: «Sono qui a rendere omaggio a una associazione che annovera 6 mila imprese che danno lavoro a 350 mila persone. E a una città che vale il 10% del Pil ma per fare crescere questo Paese Milano non può essere un caso isolato».

Strette di mano, foto di rito, un solo applauso alla fine dopo un discorso di quasi un’ora – applauso di circostanza sostiene qualcuno – e sicuramente un po’ di delusione. Il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi aspetta al varco il premier con un intervento di 12 pagine che sforbicia via perchè i tempi si fanno stretti. Ma alcuni concetti il numero uno degli imprenditori milanesi vuole che siano chiari. I toni sono quelli dell’ultimatum: «Quello che le chiediamo è di guidare il Governo non sulla facile strada del dividendo elettorale ma su quella di un progetto a medio e lungo termine. Spezzi poi questa deriva di violenza e odio, anche verbale, che inizia a sfibrare la società italiana e fermi la persistente ostilità al mondo delle imprese che procura un danno allo sviluppo del Paese. Noi non tifiamo per questo o contro quello ma tifiamo per l’Italia». Nella sala Camerana di via Pantano sono un centinaio gli imprenditori venuti qui sfidando pioggia e neve. In ordine sparso si vedono Marco Tronchetti Provera, Diana Bracco, Antonio Calabrò della Fondazione Pirelli, Gianfelice Rocca, Sergio Dompè ex presidente di Farmindustria, Alberto Meomartini ex padrone di casa e poi gli ad di Sol, Hewlett Packard… All’uscita scivolano via senza fare commenti. Si vede qualche faccia tirata ma vai a sapere.

Alla fine i mal di pancia o peggio degli imprenditori, se ci sono rimangono nella pancia. A favore di telecamere si usano altre parole. Il presidente Carlo Bonomi giura che l’incontro è stato positivo: «Siamo onorati che il Presidente del Consiglio abbia dichiarato che vuole con noi un confronto costruttivo costante e di questo siamo onorati. Gli abbiamo dato la nostra disponibilità». Ma c’è un però. L’Italia rischia di finire in recessione, il dato Istat che verrà reso pubblico oggi avrà il segno negativo davanti al Pil, la ripresa promette Giuseppe Conte arriverà solo nel secondo semestre. Il numero uno di Assolombarda ascolta ma non si entusiasma: «Da imprenditori siamo abituati a guardare i fatti. Saremo soddisfatti solo quando vedremo i risultati».

 

 

 

 

 

 

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