L’utopia residua dei ragazzini

Intervista agli autori (riuniti sotto lo pseudonimo “La Buoncostume“), del libro “I Millennials. Il mondo nuovo”, Mondadori 2018

Vi capita spesso di immaginare un’ipotetica società del futuro?
Sì ci capita spesso, e considerando i tempi in cui stiamo vivendo, ci capita ogni anno sempre di più. Un tempo immaginare futuri, e società future, era una pratica normale. I movimenti del ‘68 non facevano altro che immaginare futuri; una delle distopie più famose, Il mondo nuovo di Huxley del ’32 con cui abbiamo in comune il sottotitolo, nasceva proprio come risposta alle utopie che si pubblicavano all’epoca. Questa pratica è quasi sparita nelle due, ormai tre, generazioni nate dagli anni 70 in poi, vissute durante decenni di benessere in cui sembrava che niente potesse andare storto (e in cui abbiamo fatto tutti finta di non vedere quanto fragili fossero le fondamenta di quel benessere). Ma ora, in questi tempi bui, la voglia di immaginare il futuro sta tornando, la percepiamo. Ora che la distopia sta diventando reale, c’è bisogno di immaginare nuove utopie. E attenzione: non è una gara a indovinare il futuro giusto. Il gesto stesso di immaginare il futuro è un gesto creativo, che libera energie e idee e che crea a sua volta nuovi futuri possibili.

https://www.dailybest.it/libri/una-nuova-societa-fatta-solo-di-millennials-nel-libro-de-la-buoncostume/

Altro libro, altro tentativo di andare oltre la distopia: “Berlin”, Mondadori 2018. Qui parlano gli autori, Fabio Geda e Marco Magnone:

«La nostra idea era lavorare a una saga ambientata non nel futuro, come la stragrande maggioranza di distopie, ma nel passato. Volevamo partire da una situazione simile a quella del Signore delle Mosche di William Golding, in cui un gruppo di ragazzi inglesi si trova da solo in un’isola in mezzo all’oceano, portando però la vicenda da un’isola “naturale” a un’isola “urbana”. E per fare questo, Berlino tra il 1961 e il 1989, con il Muro, era perfetta: Berlino ovest era la “nostra” isola nel mezzo del mare della DDR. E poi Berlino era perfetta anche per la sua storia, per il suo fascino lacerato e notturno, per la sua estetica, per essere un po’ la nostra “Gotham City europea”. Ci permetteva in altre parole di costruire un immaginario in cui un’avventura del genere fosse credibile. Un po’ come New York dall’altra parte dell’oceano, dove atterrano gli alieni e i supereroi si giocano le sorti dell’umanità. Abbiamo poi scelto la metà degli anni settanta perché in questo modo avevamo la possibilità di raccontare anche la politica, la Guerra Fredda, il post ’68, la controcultura, la musica underground, e tutti gli altri spunti che si incrociavano in quegli anni a Berlino ovest. In questo contesto, abbiamo immaginato un virus che nell’estate 1975 uccidesse tutti gli adulti, costringendo i ragazzi a dover sopravvivere da soli in una città isolata, senza più energia elettrica né riscaldamento, né altre comodità scontate in un mondo gestito dai grandi. Qui abbiamo immaginato si siano divisi in gruppi, ognuno con regole proprie. Qualcuno benevolo con gli altri, qualcun altro meno. E a questo punto… non posso anticipare altro!».

https://berlinocacioepepemagazine.com/berlin-il-libro-di-due-italiani-ambientato-a-berlino-che-sfida-il-fantasy-americano-34343/

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