I flussi, come si sono spostati i voti

Salvini cattura 1,5 milioni di voti del M5S
Di Maio abbandonato da sei grillini su 10

Davide Lessi, La Stampa

 

Un voto che stravolge la cartina politica del Paese. E che ci racconta una società italiana diversa, cambiata nelle sue viscere e nei suoi istinti. In solo un anno. A prima vista potrebbe non sembrare così: M5S e Lega, i due partiti al governo, mantengono la maggioranza assoluta del consenso dei votanti (il 51,4% ha scelto i gialloverdi). Ma ribaltati sono gli equilibri: il Movimento si ferma al 17,1%, subendo la più pesante sconfitta della sua storia, e diventa una forza politica “meridionalizzata”, che quasi scompare dal Nord produttivo del Paese (11,1% nel Nordovest e 10,3% nel Nordest). Al contrario la Lega straborda: ottiene un successo senza precedenti nella sua storia ultra-trentennale (34,3%, guadagna voti da tutte le forze, anche il M5S) e diventa «partito della nazione».

La smobilitazione dei 5S

«Siamo stati penalizzati dall’astensione, soprattutto al Sud, ma ora testa bassa e lavorare», aveva detto Di Maio domenica notte ancora frastornato dalla batosta. Il capo del M5S aveva ragione, a metà. Il dato dell’affluenza è calato rispetto a quello delle Europee del 2014 (58,7%) e si è fermato al 56,3%. È il record negativo da quarant’anni: nel 1979, prima volta degli italiani al voto per l’Europarlmento, la partecipazione superò l’85%. «La tendenza negativa si inserisce in un quadro di astensionismo crescente che coinvolge anche le politiche e le regionali», sottolinea il ricercatore Andrea Pritoni. È proprio il suo istituto, il Carlo Cattaneo di Bologna, a confermare con l’analisi dei numeri la mezza verità del vicepremier grillino: «L’aumento dell’astensione è più forte nelle regioni centrali e meridionali». E soprattutto: «Il partito guidato da Di Maio ha sofferto di smobilitazione selettiva del proprio elettorato che considera le Europee elezioni di secondo ordine».

L’altra verità: il travaso

«Dai sondaggi fatti pochi giorni prima del 26 maggio ci eravamo accorti che l’elettorato del M5S era meno motivato ad andare a votare», rivela Rado Fonda, uno dei dottori di ricerca che ha analizzato i flussi elettorali per l’istituto Swg. Dati che confermano la scelta dei pentastellati di rifugiarsi all’astensione: ben il 38% di quelli che il 4 marzo 2018 avevano fatto diventare il Movimento il primo partito in Italia, domenica hanno deciso di starsene a casa.
Ma c’è un’altra mezza verità. Che Di Maio ha preferito non raccontare. Un altro 14% di quanti l’anno scorso hanno portato il Movimento al record di consensi è diventato «traghettato»: significa che 1,5 milioni di elettori hanno scelto Salvini. Il 34,3% raggiunto l’altroieri dalla Lega è infatti composto per il 17% da ex grillini. «Un passaggio che sembra si sia verificato soprattutto al Sud, dove è più alta la mobilità elettorale», spiega Fonda (Swg). Che stima in «5-6 punti percentuali rispetto al 2018» il valore del travaso a favore della Lega. C’è stato, ma in piccolissima parte, anche il ritorno dei grillini al Pd («ha un valore di un punto e mezzo», dicono da Swg). Il partito del neosegretario Zingaretti ha tenuto rispetto all’astensione e ha sostanzialmente interrotto l’emorragia del suo bacino elettorale verso il M5S ma non è ancora attrattivo. Se pur si affermano nei grandi centri (a partire dalla “città-stato” Milano), i dem non sono stati in grado di attrarre nuovi elettori (anzi ne ha perso 116 mila rispetto alle Politiche, un dato compensato dalla bassa affluenza che li ha portati comunque a essere la seconda forza politica del Paese).

Le diseguaglianze contano

Se il Pd resta il partito delle élite (o tale è la percezione), è la Lega «protezionistico-primatista» (copyright Enzo Risso, Swg) a superare il M5S nella capacità di rappresentare non solo i liberi professionisti ma anche le classi sociali più svantaggiate. «Il reddito di cittadinanza si è dimostrato una palla: è servito a molte meno persone della potenziale platea di beneficiari», sintetizza il professor Nicola Piepoli. È in questo vuoto di rappresentanza che «l’autoritarismo» di Salvini, il suo «essere Capitano» e politico che, per gli italiani, risolve i problemi, si è inserito. Stravolgendo la cartina politica dell’Italia. E dandoci qualche elemento in più per capire come si muove nelle viscere la nostra società. 

 

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