I minibot al tempo della Rivoluzione

Qui si ragiona a un punto di vista economico-finanziario. Altra cosa fu il ruolo svolto dagli assegnati sul piano sociale. A un certo punto la moneta parallela fu la sola accettata dallo Stato per la vendita dei beni nazionali. Per quanto destinati a perdere valore gli assegnati diventarono necessari per l’acquisto dei beni fondiari sottratti dallo Stato alla Chiesa. Permisero quindi a molti contadini di diventare proprietari. Questo creò tra l’altro un legame particolare tra questo strato sociale e la rivoluzione. Fu Jean Jaurès, nella sua Storia socialista della Rivoluzione francese a cogliere e sottolineare con molta enfasi questo aspetto della vicenda. Nacque così la base di massa del bonapartismo storico da Napoleone I a Napoleone III. Per avere un equivalente adesso la Lega dovrebbe mettere in vendita i beni immobili dello Stato e porli a garanzia dei minibot. A questo non siamo (ancora) arrivati, mi pare. I minibot saranno ancorati a una generica garanzia dello Stato, niente di più. 

Alberto Mingardi, La moneta parallela è l’antieuro, La Stampa, 8 hiugno 2019

Mario Draghi ricorda al governo italiano che i mini-Bot sono una forma di valuta parallela, in quanto tale inammissibile per i trattati europei. Giancarlo Giorgetti replica biasimando la tendenza a rifiutare ogni soluzione alternativa all’esistente, da parte dell’Europa.
Secondo la Lega, questi titoli di debito di piccolo taglio dovrebbero servire a far ripartire la crescita, dando ossigeno alle imprese che lavorano con lo Stato.
… Per far fronte allo stato disastroso della finanza pubblica, i rivoluzionari francesi ebbero la bella idea di confiscare i beni del clero. Impararono in fretta che era difficile piazzarli sul mercato e perciò scelsero invece di emettere dei biglietti che rappresentassero parte del loro valore. Andò a finire che presto circolavano più «assegnati» del corrispettivo valore dei beni nazionalizzati, con un’inflazione drammatica che si sommò ai tanti problemi della Francia in guerra con mezza Europa.
I governi in difficoltà da sempre giocano con la moneta. L’euro, come tutte le cose umane, è una costruzione imperfetta, ma almeno glielo ha reso più difficile. È per questo che alcuni politici proprio non lo sopportano.

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Il crollo irresistibile degli assegnati al tempo della Rivoluzione

All’aumento frenetico della carta moneta si accompagnano le misure per imporne e sostenerne il corso, tanto più rigorose quanto più la retorica ufficiale aveva fatto dell’assegnato il simbolo stesso della rivoluzione. Dopo gli sforzi per valorizzarlo, accrescendone la massa di garanzia (beni su cui i suoi portatori avevan diritto), si dichiara reato passibile di pena ogni attentato al suo credito, poi lo si dichiara unica moneta legale, infine si cerca di stabilizzarne, coi prezzi d’imperio, il potere di acquisto. Le sanzioni si inaspriscono e divengono feroci. Qualche effetto temporaneo si ottiene, di quando in quando, sotto l’incubo del terrore. La parabola discendente del valore del biglietto subisce così degli arresti e dei regressi, che però non ne modificano che per poco la curva fatale. Nel gennaio 1790, 100 libbre in assegnati si pagano 96 in numerario; 95 nel luglio, 91 nel dicembre, 85 nel luglio 1791, 76 nel dicembre, 60 nel luglio 1792, 72 nel dicembre; 23 nel luglio 1793, 48 nel dicembre, 33 nel luglio 1794, 20 nel dicembre. Nel luglio 1795 un luigi (24 libbre) compra 810 lire di assegnati; nel settembre 850, nel dicembre 5000, nel gennaio 1796, 5600, nel febbraio 6400, nel marzo 8100. I prezzi di tutte le cose si muovono nello stesso senso, non sempre in misura proporzionale, ma comunque con un’imponenza e una continuità che nessuna legge di maximum riesce a contenere. Adottando, per i proprî pagamenti, vendita di beni ecc., delle scale successive di ragguaglio, lo stato stesso si adatta a riconoscere la disastrosa caduta del biglietto, ogni sospetto contro il quale era prima dichiarato delitto. Per liquidarli definitivamente si pensa dapprima a sostituirli con un biglietto analogo, emesso però da una banca appositamente creata e dotata degli ultimi beni nazionali disponibili. Tutte le forze demagogiche si scagliano contro il disegno, che naufraga. Vengono allora lanciati i mandati territoriali, destinati allo stesso ufficio. Ma il loro discapito è rapidissimo, nonostante ogni sforzo per sorreggerli. Si hanno così per qualche mese, 3 prezzi per ciascuna cosa: in numerario, in assegnati e in mandati; fonte di enorme confusione e di speculazione generale e sfrenatissima. La legge 4 febbraio 1797, che smonetizza anche i mandati, cambiandoli all’1% del loro valore, segna la consacrazione finale della bancarotta, col ritorno ai pagamenti in specie. Solo le prede di Bonaparte in Italia (51 milioni in numerario, spediti al Direttorio nell’anno IV) salvano il Tesoro dal baratro aperto dall’impossibilità di procurarsi immediate e sufficienti risorse.

Gli effetti della lunga crisi degli assegnati sulla vita economica e sociale interna furono indescrivibili. Forse assai più profondamente degli sconvolgimenti politici, la grandiosa redistribuzione di fortune, che fu la naturale conseguenza della crisi, concorse a modificare radicalmente la fisionomia sociale e l’ambiente intellettuale e morale della Francia.

Riflessi caratteristici se ne ebbero anche all’estero, dove il modo di finanziare la guerra scelto dal governo rivoluzionario fu adottato, dove più dove meno, da tutti i suoi avversarî. In Italia il fenomeno si svolge più caratteristicamente in Piemonte, che soffrì quanto la Francia del regime della carta moneta fra il 1794 e il 1799, quando il corso forzoso fece capo anche qui alla bancarotta irreparabile. (Treccani)

Breve storia triste della moneta fiscale: gli assegnati della Rivoluzione Francese

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