L’Italia di prima, in musica

Simone Lorenzati

Noi. Non erano solo canzonette è il titolo della mostra visitabile alla Promotrice delle Belle Arti di Torino (via Crivelli) fino al prossimo 7 luglio. Curata da Gianpaolo Brusini, Giovanni De Luna e Lucio Salvini, si fonda su una selezione di cento opere musicali italiane e vede la collaborazione di Fabri Fibra, Giorgio Olmoti e Omar Pedrini. I 1500 mq del notevole, e toccante, allestimento accompagnano il visitatore in un percorso che prende le mosse dalla grande immigrazione verso le grandi città del Nord della fine degli anni cinquanta per concludersi con il disimpegno che ha configurato gli anni ottanta. Nelle dodici aree tematiche si assiste al mutare del profilo delle città e delle campagne (Il Boom), all’avvento del consumismo (Carosello), alla conquista del tempo libero e delle vacanze di massa (Abbronzatissimi), all’emancipazione femminile (Pensiero Stupendo) e giovanile (L’Esercito del Surf), alle rivendicazioni sociali e ai movimenti studenteschi (C’era un ragazzo che come me), alle contrapposizioni tra laici e cattolici (Dio è morto), alle lotte operaie (Contessa), al terrorismo (La locomotiva), alle radio libere (Musica ribelle), alle discoteche (La febbre del sabato sera) per concludere, come detto, con il riflusso dei primi anni ottanta (Splendido splendente) che chiude definitivamente quella stagione italiana. Le grandi scenografie che costruiscono il percorso espositivo sono costruite con il repertorio fotografico proveniente dall’Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo, per la prima volta esposto pubblicamente in una mostra. Le immagini, inedite, sono quelle destinate ai quotidiani, ai rotocalchi e ai settimanali illustrati dell’epoca, e restituiscono lo sguardo dei fotoreporter di cronaca insieme alla loro grande abilità nel rappresentare le molteplici realtà italiane. Il viaggio inizia con lo storico abbraccio di Domenico Modugno sul palco di Sanremo 1958 per terminare con quello di Paolo Rossi nella notte di Madrid che, nel 1982, laureò l’Italia campione del mondo. Insomma la mostra racconta la nostra esistenza collettiva di quegli anni, in un “passo a due” fra musica e società, dove gli stili di vita, le mode, le relazioni interpersonali (perfino le stesse istanze sociali) si influenzano vicendevolmente. Le opere video provengono dagli archivi delle Teche RAI, oltre che dall’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea, che nelle sue collezioni conserva opere di Michelangelo Antonioni, Alessandro Blasetti, Paolo e Vittorio Taviani, Bernardo Bertolucci, Luciano Emmer, Dino Risi, Valentino Orsini ed Ermanno Olmi, alcune delle quali vedremo proprio all’interno della mostra. Un tuffo nel passato decisamente diretto, un’ora (abbondante) di percorso all’interno dei nostri ricordi, fisici, scolastici e di letture. Un bianco e nero che arriva deciso al cuore e al cervello, tracciando nitidi confini tra l’oggi ed il ieri, tra le emozioni personali e pubbliche, che si intrecciano senza sosta. Con la consapevolezza che oggi non saremmo ciò che siamo senza essere passati, nel bene come nel male, da quel percorso.

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