Una mossa azzardata

Ho molto esitato prima di pubblicare un post come questo. Qualcosa è cambiato nel panorama politico italiano. Il vicepresidente del Consiglio e segretario della Lega, Matteo Salvini, ha deciso di togliere la fiducia al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La mossa era nell’aria da mesi. Secondo una visione da molti ritenuta plausibile si trattava di capitalizzare, di rendere reale un risultato virtuale. La Lega continuava ad avere una rappresentanza parlamentare pari al 17 per cento dei voti (risultato ottenuto il 4 marzo 2018) mentre ormai appariva in base alle elezioni europee e ai sondaggi collocata a livelli ben più alti. tra il 37 e il 38 per cento. La questione del consenso da ultimo è diventata prioritaria per la Lega, il suo segretario dal tempo delle ultime votazioni politiche non ha cessato di agire come se la campagna elettorale fosse sempre in corso.

Tutto logico, tutto naturale allora. Una operazione verità. Verifichiamo a che punto è, adesso, il sostegno degli elettori alla Lega. Andiamo a riscuotere. Fatto sta che non si tratta di riscuotere una cambiale. Si tratta di affrontare una campagna elettorale vera, puntando a un obiettivo assai alto, un ulteriore aumento dei voti alla Lega. In tutto questo non è detto che la magistratura resti immobile. Come non è detto che Salvini resti ministro dell’interno. La Lega poi non ha dimenticato la sua origine nordista e così da ultimo ha tentato di ottenere l’autonomia fiscale per alcune regioni del Nord. Il partito ha appena messo piede nel Sud ed ecco che ora riprende il volto del partito territoriale pronto a danneggiare il Sud. Insomma la Lega è sempre la Lega e vuole vincere lo stesso su tutti i tavoli. Ci riuscirà? Non è detto.

Al momento il risultato più probabile è un governo di centrodestra con Fratelli d’Italia e ciò che resta della vecchia armata berlusconiana. Ce la farà poi Salvini a esercitare i pieni poteri di cui ha parlato? Neppure questo è sicuro, perché un conto è vestire i panni del Truce, un altro conto è agire da autocrate in una Repubblica parlamentare. Chi vivrà vedrà, ma una vittoria di Pirro ha ancora il suo posto nel novero delle ipotesi probabili.

°°°

Roberto D’Alimonte, Che cosa ha spinto Salvini allo strappo
Il Sole24 ore, 10 agosto 2019 [giorno delle stelle cadenti]

… Senza le elezioni europee e i dati di sondaggio non ci sarebbe la crisi. La Lega è ancora sopra il 35% delle intenzioni di voto. Secondo il sondaggio pubblicato recentemente nel nostro giornale (si veda Il Sole 24 Ore del 2 agosto), la maggioranza degli italiani preferisce il voto alla continuazione del governo Conte. È molto probabile che questi dati, in combinazione con le pressioni dei leghisti del Nord, abbiano fatto cambiare opinione al leader della Lega. Oggi si è definitivamente convinto che gli convenga andare al voto subito puntando ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Da solo o in compagnia? La decisione è delicata. Serpeggia nelle file della Lega la tentazione di non fare accordi pre-elettorali con nessuno. Ma eventualmente farli dopo se necessario. Se così fosse sarebbe una novità clamorosa della politica italiana. Mai dal 1994 a oggi si è assistito alla corsa solitaria di un partito che punta alla maggioranza assoluta dei seggi senza alleati. Nemmeno il Pd di Veltroni lo ha fatto nel 2008.

Sarebbe una mossa rischiosa. Arrivare a superare il 50% dei seggi partendo da poco più del 35% dei voti, con questo sistema elettorale, è una impresa molto difficile. Alle elezioni del 2018, alla Camera, la coalizione di centro-destra ha ottenuto complessivamente il 42% dei seggi con il 37% dei voti. Come abbiamo scritto più volte, per centrare l’obiettivo occorre vincere almeno il 40% dei seggi proporzionali e il 70% dei seggi uninominali. È improbabile che la Lega ce la possa fare da sola. Ma a suo favore potrebbero giocare la divisione degli avversari e il meccanismo del voto utile. In ogni caso molto dipenderà dal suo risultato nelle regioni meridionali. Quanti collegi riuscirà a strappare in questa zona del paese ai Cinque Stelle? È il motivo per cui in questi giorni di crisi si vede Salvini in giro a far comizi nei lidi balneari del Sud. Come Di Battista tempo fa.

Carlo Cottarelli, Non aiuta giocare col deficit
La Stampa, 9 agosto 2019

… Quali sono i rischi della strategia salviniana? Il primo è che lo scontro con la Commissione Europea, che vedo inevitabile in questo scenario, non porti a un cedimento di quest’ultima, ma avvii un’ escalation che porterebbe a una procedura di deficit eccessivo e alla penalizzazione finanziaria dell’Italia (e poi non si sa dove si potrebbe finire). Ma se anche la strategia fosse vincente, se anche l’Europa, come ha fatto in passato con l’Italia e con altri, chiudesse un occhio, resterebbe un secondo problema. Tutta la strategia precedente è basata sul convincimento che sia la Commissione Europea l’ostacolo a un maggiore deficit e non la reazione dei mercati finanziari. O, meglio, l’ipotesi è che se la Commissione Europea se ne sta buona, allora se ne staranno buoni anche i mercati finanziari. Questo mi sembra però l’azzardo maggiore. Le dinamiche di mercato sono molti più complesse: i mercati non prendono ordini da nessuno, tantomeno dalla Commissione. Saranno quindi i mercati a decidere e non sarei così sicuro che rimangano tranquilli di fronte a un forte aumento del deficit nel 2020.
Un’ultima considerazione: se anche i mercati finanziari restassero inizialmente tranquilli, alzare il deficit aumenterebbe l’esposizione al rischio di un possibile cambiamento nell’umore dei mercati. In ogni caso, pensiamo davvero che un aumento del deficit pubblico sia il modo migliore per far crescere l’economia italiana più rapidamente nel medio periodo? Non sto parlando di un temporaneo aumento della crescita, quello che una volta si chiamava una crescita “drogata”. Parlo di uno stabile aumento del tasso di crescita italiano nei prossimi 10 anni, una crescita che ci consenta di recuperare il terreno perso nell’ultimo quarto di secolo rispetto all’Europa. Secondo me, non è questa la strada, ma è anche su questa ipotesi che si basa l’intera strategia di chi oggi ci sta portando a nuove elezioni.



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