La polizia francese nell’angolo

Marc Lazar, Perché la Francia adesso ha paura della sua polizia, La Stampa, 30 novembre 2020

I rapporti dei francesi con la loro polizia sono stati raramente del tutto sereni. Ancora meno da qualche anno. Le manifestazioni dei gilet gialli nel 2018 e nel 2019, spesso di una rara violenza, sono state duramente represse. Incidenti ricorrenti e talvolta drammatici oppongono i giovani delle periferie alle forze dell’ordine. In questi ultimi giorni dei video che mostrano la brutalità estrema esercitata da quattro poliziotti, proferendo anche insulti razzisti, su un produttore nero di musica, hanno suscitato un’emozione considerevole nel paese. Il presidente della Repubblica in persona ha condannato quest’«aggressione inaccettabile» e tre di questi poliziotti sono stati messi in carcerazione preventiva. Sabato, a Parigi, alla fine di un’imponente manifestazione, convocata per protestare, fra le altre cose, contro le «violenze della polizia», scontri sono scoppiati fra alcuni gruppi di estremisti e le forze dell’ordine. E queste hanno ferito seriamente un fotografo. La Francia sarebbe malata della sua polizia? In effetti lo si può pensare. A condizione di restare ragionevoli. Da un lato, la popolazione ne diffida sempre più. I giovani, soprattutto nei quartieri più difficili, si sentono discriminati dalle forze dell’ordine e le temono. Il dialogo sul campo fra la polizia e i cittadini si ritrova a un punto morto: ognuno sospetta dell’altro. Attivisti di estrema sinistra come pure numerosi gilet gialli soffiano su questi fuochi e sviluppano un vero odio della polizia, come dimostra lo slogan «tutti detestano la polizia» e l’ingiunzione che rivolgono sistematicamente ai poliziotti («suicidatevi»), sapendo che la polizia nazionale ha registrato 59 suicidi nel 2019 (il 60% in più che nel 2018). Da parte loro, i poliziotti si preoccupano di questo disgusto, dei rifiuti a obbedire sempre più numerosi, del livello crescente di violenza nei loro confronti durante le manifestazioni e in certe zone urbane (in particolare dove c’è il traffico di droga), degli insulti e delle minacce sui social, se non di aggressioni fino nei loro domicili, che li obbligano spesso a nascondere ai vicini la propria attività professionale e a consigliare ai figli di non rivelare la loro professione. Tuttavia, attenzione a non tirare conclusioni affrettate. La maggioranza dei francesi sostiene la sua polizia, che li protegge dalla delinquenza e dalla minaccia terroristica. C’è, però, la necessità di ricostruire una relazione di maggiore fiducia fra le forze dell’ordine e i cittadini. Fiducia? Questa è la parola chiave. Perché quello che succede con la polizia è solo il sintomo di un fenomeno più generale. Tutte le inchieste dimostrano l’esistenza di un contrasto impressionante fra un livello molto alto di soddisfazione privata e una sfiducia generalizzata nei confronti di tutte le istituzioni politiche e pubbliche, al pari dei loro rappresentanti. La Francia del 2020 è felicità privata e sfiducia pubblica. Preoccupante per lo stato della democrazia francese. —

 

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